KIEV - Nonostante la parata del 9 maggio sia stata accompagnata da segnali di apertura diplomatica, il quadro del conflitto in Ucraina rimane estremamente teso.

Mentre il Cremlino parla di una “fine vicina”, le analisi dell’intelligence di Kiev, supportate da report di Rbc-Ucraina, suggeriscono che Mosca stia sfruttando la pausa tattica del cessate il fuoco per riorganizzare le proprie forze in vista di una nuova ondata di attacchi. 

Sul fronte diplomatico si registrano movimenti significativi legati all’asse Washington-Mosca. Il consigliere presidenziale Yuri Ushakov ha confermato che gli inviati dell’amministrazione Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono attesi a Mosca “molto presto” per proseguire i colloqui di pace. 

Parallelamente, Vladimir Putin ha sollevato un polverone politico proponendo l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder come possibile mediatore per la sicurezza europea.

La proposta è stata però fermamente respinta dall’Unione Europea e da Kiev. Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha dichiarato che l’Ucraina non accetterà mai un negoziatore indicato dalla Russia, definendo Schröder un “lobbista di alto livello” per le aziende energetiche del Cremlino. 

Mentre Putin evoca la fine delle ostilità, le forze armate russe starebbero riconsiderando i propri obiettivi strategici.

Secondo il portavoce dell’Aeronautica ucraina, Yuri Ihnat, Mosca starebbe spostando l’attenzione dai bombardamenti sistematici sulla rete elettrica, che hanno già causato danni critici nel 2025, verso nuovi target. Tra questi figurano l’industria della difesa, con attacchi agli impianti di produzione e manutenzione militare, e il settore idrico e petrolchimico, che comprende infrastrutture del gas, depositi di carburante e la possibilità di potenziali attacchi ai sistemi idrici durante l’estate.  

Inoltre, la Russia punta al logoramento difensivo lanciando ondate multiple di droni Shahed nell’arco delle 24 ore, grazie a una produzione massiccia finalizzata a saturare la contraerea di Kiev. 

Uno dei punti più critici riguarda il reclutamento. Il piano russo per il 2026 prevede l’arruolamento di circa 409.000 militari a contratto (circa 34.000 al mese), cifre che però servirebbero a malapena a coprire le perdite al fronte. Cresce quindi il timore di una nuova mobilitazione di massa, simile a quella del 2022, per rompere lo stallo che vede le truppe russe avanzare di poche decine di metri al giorno. 

Nel frattempo, la Bielorussia continua a essere una minaccia latente. Sebbene non vi siano truppe russe sufficienti per una nuova invasione dal nord, Minsk sta sviluppando attivamente campi di addestramento e rotte logistiche in coordinamento con Mosca. Il presidente Zelensky ha denunciato “attività insolite” al confine, segnalando il rischio di provocazioni o operazioni ibride finalizzate a distogliere le truppe ucraine dal fronte orientale.