BUENOS AIRES — È uno dei fori giudiziari con maggiore peso istituzionale del Paese. Per questo le nomine dei giuidici della Sala I della Camera Federale di Comodoro Py (come viene chiamato, dal nome della strada di Buenos Aires in cui ha sede, l’edificio che riunisce i principali tribunali federali della capitale) hanno sempre una grande rilevanza politica.

I due giudici Pablo Bertuzzi e Pablo Yadarola si sono presentati oggi davanti alla Commissione Accordi del Senato, l’organismo che valuta i candidati alla magistratura federale, prima che la Camera alta voti sulla loro conferma: corrispondono ai nomi scelti dal governo di Javier Milei per occupare la carica.

Non si tratta di un tribunale qualsiasi: in sede d’appello riesamina le decisioni dei giudici di primo grado nei procedimenti che creano maggiori problemi al governo.

Tra questi figurano il caso $LIBRA (la criptovaluta che Milei promosse sul proprio account X e che ha dato origine a un procedimento penale nel quale sono indagati lo stesso oresidente e sua sorella Karina Milei), quello dell’Andis (l’agenzia statale per la disabilità finita sotto accusa per presunti sovrapprezzi nell’acquisto di medicinali) e quello per il presunto arricchimento illecito dell’ex capo di Gabinetto Manuel Adorni.

L’udienza di oggi è soltanto un tassello di un ingranaggio molto più ampio. Da marzo, il potere esecutivo ha inviato al Senato 203 “pliegos” — così vengono chiamati, nel gergo legislativo argentino, i fascicoli contenenti i precedenti e i curricula di ciascun candidato a giudice, pubblico ministero o difensore — per coprire i posti vacanti nella magistratura. Ne sono già stati approvati 103. La Casa Rosada punta a definire circa 300 nomine entro la fine dell’anno, in un’offensiva che ha subito un’accelerazione con l’arrivo di Juan Bautista Mahiques al ministero della Giustizia.

Bertuzzi non è uno sconosciuto in quel tribunale: ne fa già parte. Vi è arrivato nel 2018, quando l’allora presidente Mauricio Macri lo trasferì per decreto da un altro tribunale, senza passare dal voto del Senato.

Quel meccanismo sfociò in una sentenza della Corte Suprema — nota come sentenza “Bertuzzi” — che nel 2020 stabilì che tali trasferimenti sono transitori e che, per rimanere definitivamente nell’incarico, i giudici devono superare un concorso pubblico per titoli e ottenere l’approvazione del Senato. Sei anni dopo, Bertuzzi ha completato quell’iter: ha partecipato al concorso, è arrivato tra i finalisti e oggi ha difeso la propria permanenza nell’incarico davanti allo stesso Congresso che, a suo tempo, avrebbe potuto fermare il suo arrivo.

L’altro candidato proviene da un ambito diverso. Yadarola è giudice del penale economico e aspira a occupare il posto attualmente ricoperto da Leopoldo Bruglia, compagno di percorso di Bertuzzi nella controversia del 2018. Bruglia però non si arrende: ha presentato una denuncia alla Commissione interamericana dei diritti umani per bloccare il concorso che potrebbe portare alla sua sostituzione, sostenendo che si tratti di una destituzione selettiva.

Yadarola porta con sé una propria storia delicata. Nel 2020 si recò nella tenuta di Lago Escondido — una controversa proprietà in Patagonia del magnate britannico Joe Lewis, diventata sinonimo dei rapporti poco trasparenti tra giudici, funzionari e grandi gruppi mediatici — insieme all’attuale ministro Mahiques e a dirigenti del Grupo Clarín, il maggiore conglomerato mediatico del Paese.

Il viaggio portò a un procedimento giudiziario, dal quale entrambi furono prosciolti quando il fascicolo passò ai tribunali della Città di Buenos Aires. Inoltre, nel suo foro specializzato in reati finanziari, tributari e doganali, Yadarola si occupa dell’indagine su un aereo privato collegato all’imprenditore Leonardo Scaturicce, vicino al consigliere presidenziale Santiago Caputo, uno degli uomini più influenti nell’entourage di Milei, secondo quanto ricostruito da La Nación.

L’udienza di oggi si è svolta senza incidenti e con l’assenza del blocco dei senatori kirchneristi – il settore del peronismo allineato con l’ex presidente Cristina Kirchner – circostanza che spiana la strada all’avanzamento in commissione di entrambe le candidature. Se il governo riuscirà a ottenere i voti necessari, la Casa Rosada avrà completato buona parte del puzzle giudiziario che più le interessa: il tribunale che decide, in sede d’appello, quali procedimenti proseguono e quali vengono archiviati