LONDRA - La corsa alla successione di Keir Starmer entra nel vivo.
L’ex primo ministro britannico ha annunciato che le candidature per la leadership del Partito Laburista si apriranno tra due settimane, ma il quadro appare già orientato verso un favorito: Andy Burnham. La sua posizione si è ulteriormente rafforzata dopo la rinuncia di Wes Streeting, che ha deciso di non candidarsi e di sostenere apertamente l’ex sindaco di Greater Manchester.
L’ex ministro della Sanità Wes Streeting ha ufficializzato il proprio passo indietro dopo le dimissioni di Starmer e ha annunciato il suo endorsement a favore di Burnham, che nel frattempo ha confermato la candidatura alla leadership laburista.
La decisione di Starmer di lasciare la guida del partito “segna l’inizio di una transizione”, ha dichiarato Burnham, eletto deputato giovedì scorso e considerato da molti osservatori il naturale successore dell’ex primo ministro.
“Mi candido”, ha affermato senza esitazioni. Poco dopo è arrivato il sostegno di Streeting: “Possiamo rimboccarci le maniche e aiutarlo a realizzare il cambiamento di cui il nostro partito e il nostro Paese hanno bisogno. Questa è la scelta che faccio e spero che tutti sosterranno Andy”, ha scritto in una lettera pubblicata su X.
Parlamentare per Makerfield ed ex sindaco della Greater Manchester, Andy Burnham gode di una forte popolarità sia tra gli iscritti sia tra i parlamentari laburisti. I sondaggi lo indicano come uno dei volti più conosciuti e apprezzati del partito.
Cresciuto ad Aintree, nel Merseyside, si colloca nell’ala sinistra dei Labour e ha più volte raccontato di essersi avvicinato alla politica durante lo sciopero dei minatori degli anni Ottanta. È stato deputato per il collegio di Leigh dal 2001 al 2017 e ha ricoperto diversi incarichi ministeriali nei governi di Tony Blair e Gordon Brown, accumulando una lunga esperienza di governo che oggi rappresenta uno dei suoi principali punti di forza.
Streeting era inizialmente considerato uno dei possibili protagonisti della successione. Ex ministro della Salute, aveva lasciato il governo Starmer a maggio. Considerato uno dei comunicatori più efficaci dell’esecutivo, nel suo libro di memorie pubblicato nel 2023 ha raccontato la propria infanzia in una casa popolare dell’East End londinese, il rapporto con il nonno detenuto per rapina in banca e la sua esperienza personale come cristiano gay.
Pur godendo di un solido sostegno tra i deputati laburisti, la sua collocazione nell’ala più moderata del partito avrebbe potuto rendergli più difficile conquistare la base degli iscritti.
Tra i nomi che continuano a circolare figura anche quello di Angela Rayner. Cresciuta in condizioni di povertà e uscita dal sistema scolastico a 16 anni senza qualifiche formali, è stata per anni una delle figure più influenti del Labour.
Nel 2025 si è dimessa dagli incarichi di vice primo ministro, vice leader del partito e ministro dell’Edilizia dopo aver ammesso irregolarità fiscali. Rayner sostiene però di essere stata successivamente scagionata dalle autorità tributarie britanniche, circostanza che potrebbe riaprire la strada a una sua eventuale candidatura.
Non si esclude comunque l’emergere di candidati a sorpresa. Tra i nomi discussi informalmente dai parlamentari laburisti c’è quello dell’ex leader del partito e attuale ministro dell’Energia Ed Miliband, che se lui stesso aveva escluso questa possibilità già lo scorso novembre.
Tra i possibili outsider viene citata anche la ministra dell’Interno Shabana Mahmood, le cui riforme in materia di immigrazione hanno però suscitato forti divisioni sia all’interno sia all’esterno del Labour.
Resta infine una curiosità politica: il regolamento del partito non impedisce a Keir Starmer di candidarsi nuovamente alla leadership. Lo stesso ex primo ministro, annunciando le dimissioni, non ha escluso esplicitamente questa eventualità, lasciando aperto uno scenario che, almeno per ora, appare remoto ma non impossibile.