CANBERRA - La riforma federale sul gioco d’azzardo rischia di arenarsi prima ancora di essere sottoposta al voto, mentre una parte sempre più ampia del Partito laburista chiede di riscrivere il testo per colpire con maggiore decisione le pratiche rivolte ai giocatori più esposti.
Il progetto, nella forma attuale, non dispone del consenso necessario. Coalizione, verdi e indipendenti domandano modifiche profonde, mentre anche diversi parlamentari governativi ritengono insufficiente il piano elaborato dall’esecutivo.
Il nodo principale riguarda gli incentivi offerti dalle società di scommesse per spingere i clienti a continuare a giocare o a tornare sulle piattaforme. La questione ha assunto nuovo peso dopo le accuse emerse durante un’inchiesta senatoriale durata due giorni, secondo cui dipendenti del settore avrebbero proposto persino droga e accompagnatrici ad alcuni scommettitori. Le grandi compagnie hanno respinto le contestazioni.
La deputata Laburista Alicia Payne ha chiesto che il provvedimento venga rafforzato proprio su questo punto. “Chiunque abbia cercato di aiutare una persona cara a sottrarsi ai metodi predatori dell’industria sa che il problema deve essere affrontato”, ha dichiarato.
Payne si è detta favorevole anche a un sistema volontario per la pubblicità, in base al quale gli utenti vedrebbero gli annunci soltanto dopo avere espresso il proprio consenso.
Il suo collega di partito, il rappresentante per il seggio di Bennelong Jerome Laxale ha richiamato il voto unanime con cui, il mese scorso ad Adelaide, i delegati Laburisti hanno inserito nella piattaforma del partito la riduzione dei danni provocati dal gioco e il contrasto agli incentivi. A suo giudizio, quella decisione offre già una base politica per migliorare il testo.
Il ministro delle Comunicazioni Anika Wells ha assicurato che i colloqui con l’opposizione e i verdi proseguono, nonostante le indiscrezioni secondo cui il governo potrebbe accantonare la riforma anziché accettare cambiamenti estesi.
Il piano prevede un divieto parziale della pubblicità. In televisione sarebbero consentiti al massimo tre spot l’ora tra le 6 e le 20.30, mentre alla radio verrebbero introdotti limiti negli orari di entrata e uscita da scuola. Sarebbero inoltre vietati i marchi delle scommesse sulle divise degli atleti e negli stadi.
I critici indicano però ampie falle nella disciplina prevista per internet e piattaforme in streaming, l’assenza di un’autorità nazionale e il mancato recepimento della raccomandazione formulata nel 2023 dalla commissione guidata dalla scomparsa Peta Murphy, favorevole a un bando completo.
La portavoce dell’opposizione Sarah Henderson ha escluso un voto favorevole senza correzioni, ma non ha ancora presentato richieste formali. I verdi continuano invece a proporre l’eliminazione graduale di ogni pubblicità legata al gioco.
Anche Louise Miller-Frost, presidente della commissione parlamentare che aveva chiesto una revisione radicale, ha definito gli incentivi “mirati, predatori e meschini”. Mike Freelander, pediatra e deputato laburista di Macarthur, ha parlato di un primo passo utile, ma ancora lontano da una risposta adeguata a un fenomeno che costa agli australiani 32 miliardi di dollari l’anno.