MELBOURNE - Le prossime settimane saranno decisive per il futuro della rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero. La riforma elettorale è attesa al Senato per una nuova fase dell’esame e uno dei punti più contestati riguarda la circoscrizione Estero e il superamento delle attuali ripartizioni geografiche. Una modifica contro la quale il senatore del Partito Democratico Francesco Giacobbe, eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, chiama a raccolta la comunità italiana.

Intervenendo ai microfoni di Rete Italia, Giacobbe ha spiegato che il lavoro sugli emendamenti riprenderà nei prossimi giorni, mentre dal primo settembre dovrebbe entrare nel vivo la discussione in commissione Affari costituzionali. Il passaggio in aula è previsto indicativamente per metà settembre, secondo la tempistica indicata dal Senatore. 

La parte più controversa, ne abbiamo già parlato nel momento in cui il testo della riforma è passato alla Camera dei Deputati, è proprio la ridefinizione delle ripartizioni della circoscrizione Estero, una modifica che tocca in pieno il diritto di rappresentanza territoriale degli italiani all’estero. Se non dovessero esserci modifiche rispetto al testo approvato alla Camera, al Senato si passerebbe a un’unica ripartizione mondiale, mentre alla Camera le attuali quattro ripartizioni verrebbero ridotte a due: Europa e resto del mondo.

Secondo il senatore Giacobbe, questa modifica rischia di indebolire uno dei principi alla base della legge Tremaglia: il legame tra rappresentanza parlamentare e territorio. “Come fa un senatore eletto nel mondo a rappresentare tutto il mondo?”, ha chiesto, ricordando che la comunità italiana in Australia presenta caratteristiche ed esigenze diverse da quelle del Sud America o dell’Europa. 

Una differenza che, secondo il Senatore, non è meramente geografica. La conoscenza diretta delle comunità ha consentito negli anni di portare in Parlamento questioni specifiche e di ottenere risultati ben precisi a favore degli italiani all’estero, dalla riacquisizione della cittadinanza italiana ai finanziamenti per la diffusione della lingua.

Per dare un’idea, non solo agli elettori, ma anche ai suoi stessi colleghi in Commissione e in Aula, sulle possibili conseguenze della riforma, Giacobbe ha utilizzato un paragone con il sistema di ripartizione a livello nazionale. Un’unica circoscrizione mondiale, ha spiegato, sarebbe “come se l’Italia diventasse una circoscrizione unica”, con regioni meno popolose che potrebbero non riuscire a eleggere propri rappresentanti. 

Il senatore ritiene tuttavia che ci siano ancora margini per intervenire attraverso gli emendamenti. Ed è proprio su questo passaggio che Giacobbe ha rivolto un appello diretto alle principali organizzazioni della comunità italiana in Australia.
“La speranza di raggiungere un obiettivo che possa cambiare questa proposta dovrebbe essere supportata anche da un’azione ben precisa, e quindi colgo l’occasione di questa intervista per fare un appello molto forte a chi soffrirà di più dalla mancanza di rappresentazione teritoriale”, ha detto Giacobbe, rivolgendosi in particolare a Comites, Enti Gestori, Associazioni, Club, Camere di Commercio e agli organismi che mantengono rapporti con l’Italia. “Muovetevi, perché se non ci si muove nelle prossime tre-quattro settimane sarà troppo tardi”, l’accorato appello del senatore Giacobbe. 

Il senatore del Pd è stato anche molto chiaro nel separare la battaglia sulla riforma dal proprio futuro politico. “Non sto difendendo il mio lavoro”, ha affermato con chiarezza. “Sto dicendo che mancherà la rappresentanza per la comunità italiana”. Senza parlamentari legati direttamente alle diverse aree geografiche, ha aggiunto, “le varie comunità si troveranno a dover presentare le proprie esigenze attraverso rappresentanti eletti in altre parti del mondo”. 

Nel corso dell’intervista è stato affrontato anche il tema delle modalità di voto all’estero. Giacobbe si è detto disponibile a valutare sistemi complementari al voto postale, compreso il ricorso a strumenti digitali e a maggiori controlli sulle schede. Ma ha invitato a non confondere i due piani: migliorare le procedure, ha sostenuto, non deve far perdere di vista il diritto alla rappresentanza territoriale. 

Se la riforma dovesse essere approvata senza modifiche alla parte riguardante gli italiani all’estero, Giacobbe ha indicato come possibile passaggio successivo il ricorso alla Corte costituzionale. 

Prima, però, la battaglia sarà parlamentare. Ed è per questo che il suo messaggio alla comunità assume un carattere di urgenza: nelle prossime settimane, mentre in Senato si discuteranno gli emendamenti, associazioni, organizzazioni comunitarie e strutture rappresentative dovranno decidere se intervenire nel confronto su una riforma destinata a cambiare profondamente il modo in cui gli italiani nel mondo eleggono i propri rappresentanti.