PARIGI - La corsa all’Eliseo di Marine Le Pen non si ferma, nemmeno davanti a una condanna penale. All’indomani della sentenza della Corte d’Appello di Parigi per il caso degli assistenti parlamentari fittizi del Front National, la leader del Rassemblement National (RN) ha rotto gli indugi annunciando la sua quarta candidatura alle elezioni presidenziali, in programma per la primavera del 2027 (18 aprile e 2 maggio). 

La mossa politica cruciale passa dalle aule di giustizia: Le Pen ha confermato l’intenzione di presentare ricorso in Cassazione entro i dieci giorni previsti dalla legge, puntando a congelare l’efficacia delle misure restrittive a suo carico. I giudici d’appello l’hanno infatti condannata a tre anni di reclusione (di cui due con sospensione condizionale e uno agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico), a 100 mila euro di multa e a 45 mesi di ineleggibilità (di cui 30 con la condizionale). 

“Il ricorso alla Corte di cassazione sospende le condanne pronunciate dalla corte,” ha poi ribadito, cogliendo l’occasione per ufficializzare la sua discesa in campo. In un secondo passaggio davanti alle telecamere, la leader della destra francese ha infatti chiarito la sua strategia per aggirare la restrizione: “Dato che ho la possibilità di ricorrere alla Corte di cassazione, cosa che non era necessariamente prevista in altri casi, e dato che il ricorso alla Corte di cassazione sospende gli effetti della sentenza, farò campagna elettorale senza braccialetto elettronico”. 

Nonostante la durezza del verdetto della presidente della Corte d’Appello, Michèle Agnès, la quale ha sottolineato che “i fatti sono gravi” nonostante “l’assenza di arricchimento personale”, il futuro politico di Le Pen resta legalmente aperto. Il motivo risiede nel ricalcolo della pena di ineleggibilità. Essendo stata condannata a 45 mesi (di cui 30 sospesi con la condizionale), la quota di ineleggibilità effettiva scende a 15 mesi. Poiché il tribunale ha stabilito che tale periodo decorre retroattivamente a partire dal 31 marzo 2025, la sanzione risulta tecnicamente già scontata. Di conseguenza, la leader del RN risulta pienamente idonea a candidarsi per l’appuntamento elettorale dell’anno prossimo. 

All’uscita dal Palazzo di Giustizia di Parigi, circondato dal suo entourage, l’avvocato Rodolphe Bosselut non ha rilasciato dichiarazioni formali alla stampa nell’immediatezza, ma ha in seguito commentato i margini di manovra legali parlando di “un cambiamento considerevole, in particolare la sanzione di ineleggibilità”, definendola “un punto estremamente importante”. Il legale ha poi aggiunto: “Ora stiamo valutando l’intera decisione. Ci rifletteremo questo pomeriggio e rilasceremo una dichiarazione in seguito riguardo a possibili passi successivi”. 

Se da un lato la stessa Corte di cassazione ricorda sul proprio sito che “un ricorso in materia penale ha un effetto sospensivo” (pur con alcune eccezioni), tra i giuristi francesi permane un dibattito tecnico.  

Nell’aprile 2025 il settimanale Le Canard enchaîné aveva infatti sollevato un polverone ricordando una giurisprudenza del 1993 secondo cui, in caso di ricorso dopo l’appello, potrebbe teoricamente riattivarsi la condanna più dura del primo grado (che per Le Pen prevedeva cinque anni di ineleggibilità immediata). Secondo diversi esperti, tuttavia, tale precedente potrebbe non applicarsi a questo caso specifico. 

Se, invece, la Cassazione respingesse il ricorso confermando la condanna in via definitiva, la palla passerebbe al giudice per l’esecuzione della pena. Nell’ipotesi più accreditata, rilanciata dal quotidiano Le Monde, se la Cassazione si esprimerà entro gennaio 2027, la leader dei deputati RN verrebbe convocata a partire da febbraio, con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico entro giugno. 

Tuttavia, Le Pen gode dell’immunità in quanto deputata. La magistratura non può attuare misure restrittive della libertà senza il via libera dell’Ufficio dell’Assemblea Nazionale (un organo composto da 22 membri, inclusi il presidente della Camera e sei vicepresidenti), la cui procedura richiede solitamente circa un mese.  

Sfruttando questi tempi tecnici, sottolinea Le Monde, l’esponente della destra “potrebbe quindi provare a posticipare la data in cui dovrebbe indossare il braccialetto, senza che il sistema giudiziario possa reagire rapidamente per accorciare i tempi”, rimandando l’obbligo a dopo le elezioni presidenziali. In caso di vittoria e di ascesa all’Eliseo, l’articolo 67 della Costituzione francese congelerebbe l’intero procedimento penale e l’esecuzione della pena per tutta la durata del mandato presidenziale. 

Esiste infine un’ulteriore opzione: il Codice di procedura penale francese prevede che chiunque sia privato della libertà possa richiedere una riduzione della pena fino alla metà (nel caso di Le Pen, fino a sei mesi) a patto che fornisca “prove sufficienti di buona condotta” e dimostri “sforzi seri di riabilitazione”. Qualora invece la Cassazione dovesse riscontrare vizi di forma o errori di diritto, annullando la sentenza, il caso verrebbe rinviato a un’altra Corte d’Appello per un nuovo processo, che non potrebbe comunque celebrarsi prima del voto del 2027. 

Sul fronte politico opposto, l’attuale Presidente della Repubblica mantiene la linea del rigoroso distacco istituzionale. Interpellato sulla condanna della sua storica rivale a margine di una conferenza stampa in Siria, Emmanuel Macron ha preferito non entrare nel merito della vicenda giudiziaria, dichiarando lapidario: “Ciò che è salutare per la democrazia è che il presidente non commenti le decisioni giudiziarie”.