ANKARA - Alla vigilia del vertice della Nato ad Ankara, Donald Trump ha sferrato un attacco durissimo ai partner europei, accusandoli di mancanza di sostegno e arrivando a minacciare ritorsioni commerciali senza precedenti. Al centro del risentimento della Casa Bianca ci sono la gestione della crisi con l’Iran (con la dichiarazione esplicita che la tregua è ormai finita) e le pretese strategiche degli Stati Uniti sulla Groenlandia. Tuttavia, dietro le quinte dei colloqui a porte chiuse, i toni del presidente Usa si sono rivelati decisamente più distesi, delineando una complessa strategia del bastone e della carota. 

I toni più accesi sono emersi durante il punto stampa bilaterale con il Segretario Generale della Nato, Mark Rutte. Trump ha preso di mira in modo particolare il governo spagnolo di Pedro Sánchez, definendo Madrid un alleato “senza speranza” a causa dei mancati pagamenti per la difesa comune. 

“Non vogliamo più fare affari con la Spagna”, ha tagliato corto il presidente statunitense, ordinando un blocco totale delle relazioni commerciali e diplomatiche. “La Spagna è un partner terribile nella Nato. Non partecipano. Non pagano. Non voglio avere nulla a che fare con la Spagna. Interrompete ogni commercio con la Spagna, per favore, incluse le visite. Non vogliamo avere nulla a che fare con loro”.  

Secondo il tycoon, la reazione di Washington costringerà Madrid a fare marcia indietro: “State a vedere, vedrete che torneranno strisciando. Oh, torneranno eccome. Trattano malissimo quest’uomo (Mark Rutte), e lui è una brava persona. Un grande uomo. Sono fortunati ad averlo. Ma la Spagna non accetta nulla. E noi non dovremmo farci carico di loro”.  

Il risentimento di Trump si è esteso anche ad altri alleati europei, accusati di non aver supportato a sufficienza l’operazione militare Epic Fury contro Teheran. “Ho parlato con la Germania, ho parlato con la Francia. Ho parlato con il Regno Unito. Ho parlato con l’Italia. Non ho parlato con la Spagna”, ha spiegato il presidente. Nel dettaglio delle recriminazioni, Trump ha lamentato che “il Regno Unito non ci ha permesso di usare l’isola per due settimane” e ha riservato un giudizio durissimo a Roma: “L’Italia è stata pessima per quanto riguarda le loro basi, come sapete”, affiancandola ad “un paio di altri Paesi”. 

Il tycoon si è detto globale “molto scontento della Nato”, rimproverando all’Alleanza di aver voltato le spalle a Washington contro quello che definisce il principale sponsor del terrorismo, nonostante gli Stati Uniti abbiano speso “oltre mille miliardi di dollari” per la protezione del blocco occidentale. “Quando abbiamo chiesto di unirsi a noi hanno detto tutti di no. Proteggiamo loro, ma loro non ci sono per noi”, ha tuonato. 

Di conseguenza, il fragile cessate il fuoco con l’Iran appare ormai al binario morto. Alla domanda se il memorandum d’intesa fosse da considerarsi definitivamente sepolto, Trump ha risposto: “Per quanto mi riguarda è finita”. Pur non escludendo che i canali diplomatici secondari possano proseguire i colloqui, ha ribadito di non voler più perdere tempo con la dirigenza di Teheran, definita senza mezzi termini come “bugiardi”, “feccia” e “persone malate”, accusandoli di aver violato gli impegni presi: “Fanno un accordo e poi escono a dire che non ne abbiamo mai parlato. Per quanto mi riguarda è finita”. 

In netto contrasto con i fulmini scagliati sull’Europa continentale, Trump ha riservato ampi elogi ai leader di Turchia e Cina. Ha espresso profonda gratitudine al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan per non essere intervenuto nel conflitto regionale e per l’accoglienza ricevuta ad Ankara: “Mi piace Erdoğan. Ha steso il tappeto rosso. È stato straordinario”. Il capo della Casa Bianca ha sottolineato come la Turchia sia “una potenza militare” che avrebbe potuto schierarsi sul fronte opposto se non fosse stato per il suo personale intervento politico. 

Parole di forte apprezzamento sono andate anche al presidente cinese Xi Jinping, convinto da Trump a rimanere neutrale nonostante i forti interessi energetici di Pechino nell’area. “La Cina ci ha trattato bene. Ho detto al presidente Xi che speravo non entrasse nel conflitto. Riceve oltre il 50% del suo petrolio dallo Stretto di Hormuz e non è entrato in guerra. Non ha fornito equipaggiamenti all’Iran. È stato eccezionale. Sono un grande ammiratore del presidente Xi”, ha detto. 

Un altro fronte caldissimo rimane quello della Groenlandia, definita da Trump “un grosso problema per gli Stati Uniti d’America”. Il presidente ha evocato i precedenti storici della Seconda Guerra Mondiale, ricordando la fulminea occupazione tedesca del Regno di Danimarca nel 1940 (la cosiddetta Guerra delle sei ore): “La Danimarca è stata sconfitta in meno di un giorno”.  

Il tycoon ha poi spiegato che fu proprio Copenaghen, all’epoca, a chiedere la protezione statunitense sull’isola artica. “Non avremmo dovuto ridagliela”, ha commentato Trump, sostenendo che il territorio sia vitale per la sicurezza globale e che se fosse stato al potere all’epoca non lo avrebbe restituito. 

La risposta della premier danese, Mette Frederiksen, non si è fatta attendere. Al suo arrivo al palazzo presidenziale di Bestepe, ha ribadito fermamente la sovranità nazionale: “Naturalmente difenderemo il Regno di Danimarca. Siamo uno Stato sovrano e tutti devono rispettare la nostra sovranità. L’articolo 5 vale per il versante orientale, per gli Usa e vale anche per la Groenlandia”.  

Sullo sfondo, il presidente finlandese Alexander Stubb ha confermato che sono in corso colloqui sulla sicurezza artica tra Copenaghen e Washington, ricordando che nella Nato ci sono ben sette Paesi con competenze specifiche nell’Artico pronti a fare la loro parte. 

Nonostante le fiammate polemiche davanti ai microfoni, lo scenario è mutato radicalmente una volta iniziata la sessione ufficiale del vertice. Secondo quanto confermato da fonti diplomatiche e funzionari statunitensi all’Afp e al Guardian, Trump ha rassicurato gli alleati sulla stabilità della presenza Usa dicendo: “Vogliamo restare con voi”. 

Durante i colloqui a porte chiuse non ci sono stati gli scatti d’ira temuti, né il presidente ha riproposto le minacce commerciali alla Spagna o le pretese sulla Groenlandia. Al contrario, ha confermato la disponibilità di Washington a continuare a vendere armi ai Paesi partner “indipendentemente da come verranno utilizzate”.  

Lo stesso Trump, intercettato dai giornalisti prima di incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a margine del summit, ha tracciato un bilancio sorprendentemente positivo: “Abbiamo appena avuto il nostro vertice della Nato, ed è stato un grande incontro, probabilmente lo avete sentito. C’era un sacco di affetto in quella stanza, un sacco di unità”. 

A fare da controcanto istituzionale alle parole del presidente statunitense è stato infine Mark Rutte. Il Segretario Generale ha confermato che la dichiarazione finale definirà la Russia come una “minaccia a lungo termine”, ammonendo i rivali geopolitici: “Siamo un’alleanza difensiva e non attaccheremo nessuno. Ma non provate a fregarci, non fate giochetti con noi”.  

Rutte ha inoltre cercato di gettare acqua sul fuoco delle polemiche finanziarie, ricordando che i massicci investimenti nella difesa programmati dall’Europa e dal Canada non solo riequilibreranno i pesi interni alla Nato, ma genereranno “200mila nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti” oltre a moltissimi impieghi nel resto del blocco alleato.