LONDRA - Un colpo di scena teatrale per sfuggire all’ombra dei veleni finanziari e tentare di frenare il recente, seppur parziale, calo nei sondaggi dopo mesi di ascesa apparentemente inarrestabile. Con un annuncio a sorpresa, Nigel Farage ha rassegnato le proprie dimissioni da membro del Parlamento, scommettendo su un immediato ritorno alle urne per chiedere un verdetto popolare sulle pesanti accuse piovute sul suo conto.
L’alfiere della Brexit e leader di Reform Uk, il partito della destra anti-immigrazione speculare al movimento trumpiano oltreoceano, ha scelto di difendersi dalle recenti inchieste giornalistiche attraverso un video autoprodotto e diffuso sui canali della propria forza politica, evitando così il confronto diretto con le domande dei reporter. Nei panni del tribuno e della vittima, il politico sessantaduenne (una carriera da sempre scandita da porte girevoli tra affari e politica) ha respinto ogni addebito riguardo a una serie di donazioni milionarie ricevute in passato e a presunti redditi privati non pienamente dichiarati a Westminster, ribadendo di non aver fatto “nulla di sbagliato”.
Farage ha quindi dichiarato, rivolgendosi alla nazione: “Ho deciso di dimettermi da membro del Parlamento” con effetto immediato, spiegando che la decisione è finalizzata a “imporre un’elezione suppletiva a Clacton-on-Sea”, il collegio dell’Inghilterra profonda che lo aveva eletto due anni fa. La finestra elettorale potrebbe aprirsi già a settembre e il leader della destra populista ha già confermato l’intenzione di ricandidarsi affinché “siano gli elettori di Clacton i giudici delle mie azioni”.
E ha continuato assicurando che “combatterò per vincere e per continuare la rivoluzione politica che Reform ha iniziato”, rispolverando la classica retorica della sfida tra il “popolo contro l’establishment”.
Nel suo manifesto politico, Farage ha difeso la legittimità dei propri affari privati, arrivando a tessere le lodi dell’arricchimento personale come una sorta di virtù britannica. Ha poi rivendicato la regolarità delle donazioni più controverse, scudandosi dietro il fatto di averle incassate quando ancora non sedeva in Parlamento. Tra queste spiccano i 5 milioni di sterline versati pochi mesi prima del voto del 2024 dal cripto-miliardario Christopher Harborne, un finanziamento motivato ancora una volta come un contributo amichevole per garantire la sua sicurezza privata.
Il leader di Reform Uk si è infatti dipinto come il bersaglio di costanti minacce e aggressioni, molte delle quali rimaste inedite: “sono la figura pubblica più attaccata verbalmente o fisicamente dell’epoca moderna”, ha tuonato, denunciando la presunta inerzia della polizia e la negligenza dell’attuale governo laburista nel tutelare la sua incolumità, dicendosi inoltre “arrabbiato” con i media per le presunte intrusioni nella privacy della propria famiglia.
Di conseguenza, Farage ha bollato come pure “strumentalizzazioni politiche” i ricorsi presentati dal Labour alla Commissione parlamentare sugli standard di condotta e alla Commissione elettorale per fare luce sui suoi conti. Secondo il dimissionario, le denunce della maggioranza sarebbero solo un espediente per “distrarre l’attenzione” dei cittadini dal delicatissimo passaggio di consegne in corso alla guida del governo laburista tra l’impopolare primo ministro Keir Starmer e l’entrante Andy Burnham. Un avvicendamento che a dire di Farage sta avvenendo in assenza di “un mandato popolare” e di quelle “elezioni politiche anticipate” evocate a gran voce.
La mossa di Farage viene letta dagli analisti politici come una chiara strategia per prendere tempo: sebbene la sua rielezione a Clacton resti lo scenario più probabile, gli esperti avvertono che in questo mutato contesto l’esito potrebbe non essere così scontato.
Dal canto loro, il primo ministro uscente Keir Starmer e il suo successore in pectore Andy Burnham hanno liquidato l’annuncio come una “manovra disperata”, accusando il leader della destra di usare i fuochi d’artificio della comunicazione d’assalto al solo scopo di eludere sospetti ritenuti “gravi”. Un tentativo di fatto inutile, rimarcano i vertici del Labour, dal momento che gli organismi indipendenti di sorveglianza parlamentare torneranno inevitabilmente a indagare sulle finanze di Farage non appena rimetterà piede a Westminster.