La guerra dei mondi, ma niente fantascienza, solo politica. Il bilancio presentato martedì sera da Jim Chalmers rappresenta una sfida che va al di là dall’aspetto finanziario, ma si propone di riequilibrare in qualche modo differenze generazionali in fatto di opportunità e presunti privilegi. Generazioni contro e ‘lotta di classe’: un dare e togliere puntando su ottimistiche previsioni - come i 75mila ‘giovani’ che, nell’arco di dieci anni, potranno magicamente acquistare la prima casa grazie ai cambiamenti apportati nel campo degli investimenti immobiliari -, accompagnate da tagli di spesa per 38 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni per ciò che riguarda l’NDIS attorno ai quali ruota una buona parte del budget.
Il ministro del Tesoro ha definito il suo quinto bilancio il più importante, ambizioso e responsabile del Partito laburista, all’insegna di una maggiore equità fiscale grazie ad interventi correttivi sulle fonti di guadagno L’essenza è premiare chi lavora e far pagare qualcosa extra a chi guadagna senza ‘produrre’. Ecco allora confermate le ‘voci’ pre-budget del credito fiscale sul lavoro: 250 dollari a partire dal 2027-28 per 13 milioni di lavoratori, senza distinzioni di impiego e tetti di reddito. Niente ‘premi’ annuali però per pensionati o chi non ha una busta paga di qualche tipo: un po’ meno di cinque dollari alla settimana per tutti gli altri, anche se dovranno aspettare per incassare il beneficio ‘perpetuo’, guarda caso, fino a quando si ricomincerà a parlare di elezioni. Automatismo anche, del valore di mille dollari, delle detrazioni fiscali nella compilazione della dichiarazione dei redditi.
Non proprio un grande aiuto per ciò che riguarda il costo della vita e decisamente non certo una rivoluzione nel nome delle riforme tributarie e dell’ormai famosa equità generazionale. Ma un simbolo di buone intenzioni e di riaggiustamento di classe: perché sull’altro piatto della bilancia della ‘giustizia fiscale’, oltre all’addio al ‘negative gearing’ (eccetto per nuove abitazioni), c’è anche la sostituzione dello sconto del 50% dell’imposta sugli utili di capitale con una tassazione dei guadagni reali (con un’imposizione minima del 30%) e un giro di vite sui trust familiari. Una revisione di privilegi che dovrebbe portare, nell’arco di dieci anni, nelle casse federali 77 miliardi di dollari.
Qualche applauso per l’ambizione e il coraggio di rinunciare, per le puntuali circostanze cambiate (in questo caso l’alibi della guerra in Medio Oriente sicuramente tiene), a promesse elettorali che il primo ministro Anthony Albanese aveva “escluso 50 volte”, fino ad arrivare ad una brusca reazione per l’ennesima richiesta di conferma al riguardo del possibile ricorso alle riforme fiscali proposte da Bill Shorten nella campagna del 2019. Dal ‘negative gearing’ che non si tocca, al ‘negative gearing’ che si tocca eccome, ma niente retroattività: si cambia, ma non si guarda indietro e così gli applausi diventano un po’ meno scroscianti sia da parte dei ‘giovani’ che dei verdi, da sempre promotori del cambiamento, che però si aspettavano anche qualche intervento sul fronte delle imposte sull’esportazione di gas. “Multinazionali ancora una volta risparmiate” è stata la reazione a caldo della leader del partito ambientalista, Larissa Waters, mentre i ‘ricchi, fortunati e privilegiati boomers’ si ritroveranno, se hanno più di 65 anni, a contribuire ai tagli di spesa pagando almeno il 30% in più sulle polizze assicurative per la sanità privata. Forse maggiore equità, ma non certo una grande idea per ciò che riguarda la praticità, con la possibilità che più di qualcuno sia costretto a fare a meno del ‘privilegio’, togliendo qualche posto letto extra negli ospedali pubblici. Ma di questi tempi rinunciare a quasi due miliardi di dollari è dura, specie quando si cerca disperatamente di riportare i numeri del deficit e del debito a valori accettabili, anche se per il ritorno al segno più di gestione bisognerà aspettare una decina d’anni. Chalmers l’ha previsto per il 2035-36.
Guerra generazionale, guerra di classe e guerra politica sulle tasse. La Coalizione ha infatti l’opportunità di dire finalmente qualcosa in fatto di alternativa programmatica: a caldo è stato il ministro ombra del Tesoro, Tim Wilson, a mettere il governo sul preavviso di linea dura su nuove tasse lasciando al leader dell’opposizione Angus Taylor, di andare oltre a slogan e frasi fatte su “più tasse, più debito, più divisioni e nessun piano per migliorare lo standard di vita degli australiani” nella tradizionale risposta al budget di questa sera. Taylor avrà l’occasione di offrire qualche tipo di alternativa fiscale forse un po’ meno generazionale, ma più equa riguardante (secondo quanto è trapelato) la possibile indicizzazione delle aliquote dell’imposta sul reddito personale.
Ottimismo di Chalmers per fare stare in piedi la Finanziaria che abbina, a suo dire, ambizione e responsabilità anche per ciò che riguarda l’inflazione che dovrebbe toccare, quest’anno, il punto massimo del cinque per cento prima di ritornare a scendere (e rimanere) entro i parametri ottimali tra il due e il tre percento; crescita che scende nel 2026-27 all’1,75% prima di risalire l’anno successivo al 2,25%; leggermente su anche salari e solo lieve peggioramento del tasso di disoccupazione (dall’attuale 4,25 al 4,5%). Guerra in Iran causa principale di instabilità, ma anche fonte di entrate extra (30 miliardi di dollari in tre anni) grazie ai prezzi lievitati (legati alla crisi del Golfo) delle materie prime e all’inflazione che aumenta il gettito fiscale.
Ma la caratteristica distintiva delle previsioni di gestione è l’erculea trasformazione della voce principale di spesa dell’NDIS, che passa dai valori dell’insostenibilità a quelli del risparmio di 184,9 miliardi di dollari entro il 2036-37.
Il progetto-simbolo della coscienza sociale laburista, dopo l’introduzione del Medicare, diventa ora il pilastro principale del contenimento delle spese di bilancio nel prossimo decennio e della capacità del governo di riportare il bilancio in attivo nel 2035-36.
Si stima che la crescita dell’NDIS sarà in media solo del 2% nelle previsioni future – un obiettivo che molti osservatori ritengono improbabile, se non vicino all’impossibile – prima di tornare al 5% dal 2030-31. Se però questi risparmi non verranno realizzati, l’intera architettura fiscale disegnata da Chalmers, con il benestare di Albanese, potrebbe crollare. Ma il ministro del Tesoro rimane ottimista su tutti i fronti, compreso quella della guerra in Iran, con la crisi energetica che ne deriva: nel budget quindi ci sono ulteriori impegni per Medicare, ospedali, assistenza agli anziani e alloggi (con un fondo straordinario di due miliardi di dollari, in quattro anni, destinato agli Stati per progetti infrastrutturali in nuove aree di sviluppo abitativo). Trasmette fiducia nelle prospettive economiche smentendo categoricamente le possibilità di una recessione e prevede una crescita reale della spesa limitata a una media annua di appena l’1,5% fino al 2030. Rispetto al Pil sarà però del 26,8% nel 2026-27, ben al di sopra della tendenza storica, e rimarrà sopra il 26% per tutte l’arco delle previsioni di gestione.
Ottimismo e realismo: Chalmers ha ammesso, infatti, che i miglioramenti sul fronte della produttività emergeranno solo sul lungo termine e il tenore di vita per la maggior parte degli australiani continuerà a rimanere sotto pressione, con i tassi d’interesse che non aiutano di certo la situazione. Budget di guerra (con l’aggravante di quella vera che ha portato al blocco dello Stretto di Hormuz) in linea con quello che Chalmers aveva promesso nel suo saggio sulla ‘nuova economia’, a pochi mesi dal ritorno in sella del governo laburista. Dopo un secondo mandato che ha regalato ad Albanese una maggioranza allargata, il governo si è ritrovato con abbastanza spazio di manovra per indicare un nuovo percorso. Il primo ministro e Chalmers hanno alzato l’asticella politica per mantenere l’iniziativa, ridefinire le priorità fiscali, rivolgersi a una generazione più giovane di elettori, fondere resilienza economica e sicurezza nazionale, e creare il ‘necessario conflitto’ per definire meglio le proprie convinzioni. E sulle promesse non mantenute gli elettori capiranno: dopotutto anche Howard si era inventato quelle blindate e quelle un po’ meno.