ROMA - La nuova legge elettorale è stata approvata in via definitiva dalla Camera con voto segreto. I sì sono stati 227, i no 164. Al momento del voto finale tutta l’opposizione ha protestato in Aula, mostrando cartelli con scritte come “legge truffa” e “con Meloni gasolio a 3 euro”.
La riforma introduce il ritorno delle preferenze, l’indicazione del candidato premier collegato a liste o coalizioni, nuove regole sulla raccolta firme e misure sul voto fuori sede per studenti, lavoratori e caregiver familiari nei casi previsti dalla legge.
“Con l’approvazione definitiva della nuova legge elettorale, quando gli italiani torneranno a votare potranno scegliere tutto: il partito, la coalizione, il programma, il candidato premier e, di nuovo, il proprio parlamentare”, scrive sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Per la premier, il voto conferma anche la tenuta del centrodestra. “A chi sperava di vedere il centrodestra diviso, oggi rispondiamo con i fatti: siamo uniti, compatti e determinati a portare avanti gli impegni presi con i cittadini”, afferma.
Soddisfatto anche Antonio Tajani. “Lo avevo detto che non ci sarebbero stati franchi tiratori nel centrodestra. Sono stato un buon profeta?”, commenta il leader di Forza Italia. Quanto all’ipotesi di voto anticipato, il vicepremier frena: “Io credo che si debba votare a fine legislatura”.
Le opposizioni, invece, attaccano duramente la riforma. Nelle dichiarazioni di voto, Elly Schlein accusa la maggioranza di cambiare le regole per paura di perdere. “Se davvero siete così forti, perché non vi presentate agli elettori con le stesse regole di quattro anni fa?”, chiede la segretaria del Pd, aggiungendo: “La verità è che avete paura di perdere, la novità siamo noi: un’alleanza progressista unita e competitiva”.
Schlein definisce la riforma “un antipasto di premierato” e contesta l’indicazione obbligatoria del candidato premier dentro la legge elettorale. “Non potete ottenere con una legge ordinaria quello che non avete fatto cambiando la Costituzione”, afferma. “Noi siamo e rimarremo una Repubblica parlamentare”.
Duro anche Giuseppe Conte, che attacca le nuove regole sulla raccolta firme, sostenendo che penalizzino le nuove formazioni politiche. “Non vi vergognate per questa norma liberticida e antidemocratica?”, chiede in Aula.
Conte contesta anche l’indicazione del candidato premier e accusa la maggioranza di inseguire una “capocrazia”, con “l’uomo o la donna sola al comando”. Secondo l’ex premier, la riforma ripropone per via ordinaria una parte del premierato accantonato.
Con il voto finale della Camera si chiude così l’iter parlamentare della riforma, approvata dopo tre fiducie poste dal governo sugli articoli centrali del testo e dopo giorni di scontro politico tra maggioranza e opposizioni.