KIEV - In Ucraina le ultime 24 ore sono state segnate da un tragico bilancio di 150 civili rimasti uccisi o feriti, una cifra denunciata dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres nel condannare i continui attacchi contro le principali città del Paese. La giornata di giovedì 8 ottobre è iniziata all’insegna di un nuovo massacro a Kramatorsk, città chiave del fronte orientale nella regione di Donetsk, che insieme alla vicina Slovyansk fa parte della “cintura delle fortezze” che la Russia punta a conquistare per completare le rivendicazioni di Vladimir Putin sul Donbass.
A Kramatorsk, bombe plananti russe hanno colpito una strada su cui transitavano due autobus di linea civili. L’impatto ha trasformato uno dei mezzi in una carcassa metallica in fiamme, lasciando macerie e vittime sull’asfalto e provocando almeno 33 morti e 18 feriti. Il capo dell’oblast, Vadym Filashkin, ha accusato Mosca di aver preso di mira i passeggeri con l’obiettivo di uccidere il maggior numero possibile di civili, spingendo le autorità locali a sospendere il trasporto pubblico.
L’attacco odierno segue l’imponente offensiva russa di ieri, che ha interessato 12 regioni con circa 70 missili e un massiccio numero di droni contro le infrastrutture energetiche. Il bilancio di quella giornata è salito ad almeno 32 morti e oltre 100 feriti (dopo una prima stima di 28 vittime). La tragedia più grave si è consumata a Pryluky, nella regione di Chernihiv, dove un missile ha centrato un condominio di cinque piani causando 22 morti (tra cui cinque bambini) e decine di feriti. Nel frattempo, le sirene d’allarme continuano a risuonare per tutto il giorno nella capitale Kiev.
Parallelamente, l’Ucraina ha intensificato le sue capacità di attacco a lungo raggio nel territorio russo. Nella regione di Ryazan, un raid ha colpito il data center Yandex di Sasovo (il servizio di mappe più popolare in Russia), provocando un incendio e un’interruzione dell’alimentazione in una delle sue aree. Un altro obiettivo centrato è stato il complesso petrolchimico Gazprom Neftekhim Salavat, in Baschiria, dove è divampato un rogo all’interno della raffineria capace di lavorare fino a 10 milioni di tonnellate di idrocarburi all’anno per la produzione di benzina, gasolio, polietilene e ammoniaca.
Sul fronte opposto, le agenzie di sicurezza russe hanno riferito alla Tass di aver distrutto a Dergachi, nell’oblast di Kharkiv, un punto di schieramento temporaneo del 23° Reggimento d’Assalto Separato della Guardia Nazionale ucraina. Secondo fonti russe, l’operazione avrebbe annientato una grande forza d’assalto composta da mercenari colombiani (Mosca stima la presenza di circa 16.500 combattenti stranieri nelle forze armate ucraine, di cui 7.000 giunti dalla Colombia).
Sul piano diplomatico, il quadro resta fortemente bloccato. In un’intervista al quotidiano greco Kathimerini, il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha spiegato come la guerra sia arrivata a uno “stallo strategico”, esprimendo forte preoccupazione per il rischio di un allargamento del conflitto e segnalando le intenzioni di Mosca di sfruttare l’inverno per smantellare la rete elettrica ucraina.
“In questo momento non sembrano esserci prospettive di una soluzione negoziata. Siamo pronti a svolgere qualsiasi ruolo possibile per favorirla e ci abbiamo già provato in passato, ma finora si è rivelata sfuggente. I russi hanno definito la vittoria come il controllo dell’intera regione di Donetsk. Lo hanno ripetutamente indicato come loro obiettivo e continuano a farlo. Ed è una condizione che per l’Ucraina è semplicemente inaccettabile”, ha spiegato il segretario di Stato.
Rubio ha inoltre rimarcato la gravità delle incursioni marittime e dei sabotaggi nell’area regionale: “Proprio ieri alcune navi sono state attaccate nel Mar Nero con un attacco coordinato di droni. Siamo preoccupati per un’operazione di sabotaggio in un Paese vicino che potrebbe sfuggire al controllo. Il mondo intero affronta questa situazione come qualcosa che potrebbe aggravarsi e forse trasformarsi in un conflitto più ampio”.
Proprio sulla sicurezza delle rotte marittime si è concentrata la telefonata tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin. Dopo gli attacchi che hanno coinvolto tre navi commerciali turche nell’ultima settimana, Erdogan (che ha colto l’occasione per augurare buon compleanno al presidente russo) ha ribadito la disponibilità di Ankara a favorire l’avvio di contatti diretti tra Russia e Ucraina.
Resta invece incerta la linea di contatto tra Mosca e Washington. Sebbene Donald Trump avesse dichiarato in occasione del compleanno di Putin che era stata organizzata una telefonata tra i due leader, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha precisato alla TASS che non è stato ancora raggiunto un accordo sulla data del colloquio.