BRUXELLES - L’Unione Europea ha imposto nuovi dazi doganali antidumping sulle importazioni di nylon e di due prodotti chimici chiave fabbricati in Cina, segnando un ulteriore passaggio nel contesto delle forti tensioni commerciali tra i Ventisette e Pechino. 

Secondo diverse decisioni pubblicate nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue, la Commissione europea ha stabilito sovrattasse temporanee sull’importazione di benzoato di sodio (un antimicrobico) e di alcol benzilico (un solvente e diluente), sostanze dalle molteplici applicazioni, utilizzate in particolare nella produzione di articoli per l’igiene. Contestualmente, Bruxelles ha istituito dazi antidumping definitivi sui filati di poliammide, ovvero il nylon. 

I provvedimenti nascono dalle indagini condotte dalla Commissione a seguito delle denunce presentate dal gruppo tedesco Lanxess e da un collettivo di produttori europei di nylon, che accusavano i concorrenti cinesi di concorrenza sleale. 

In tutti e tre i casi, l’esecutivo comunitario ha accertato la presenza di pratiche di dumping. Beneficiando di un consistente sostegno da parte dello Stato, i produttori incriminati hanno inondato il mercato comunitario con merci a prezzi stracciati, provocando il crollo delle quote di mercato delle aziende europee. 

“Questi dazi finali ammontano tra il 60% e il 67,6%” ha dichiarato all’Afp Olof Gill, portavoce della Commissione per il Commercio, spiegando che le misure sul nylon sono giunte “a seguito di un’indagine che ha dimostrato che le importazioni di filati di poliammide dalla Cina nell’Ue sono state effettuate a prezzi di dumping”, causando “danni all’industria europea, che impiega circa 2mila persone”. 

Le nuove sanzioni si inseriscono in un quadro di crescenti attriti tra i 27 Paesi membri e il gigante asiatico. Il deficit commerciale dell’Europa nei confronti della Cina ha ormai superato il miliardo di euro al giorno, arrivando a più che raddoppiare in valore nell’ultimo decennio e a quintuplicarsi in volume. 

Bruxelles attribuisce questo forte squilibrio in gran parte alle politiche di Pechino, accusata di sovvenzionare massicciamente le proprie imprese. Un sostegno che permette alle aziende cinesi di tagliare i prezzi, mettendo a rischio di azzeramento interi settori dell’industria europea, tra cui l’automobilistico, il chimico e il siderurgico.