RIMINI - La Procura di Rimini ha posto sotto sequestro penale il Grand Hotel di Riccione e ha indagato sei persone per bancarotta fraudolenta. Tra loro c’è l’ex amministratore Gianni Andreatta, formalmente residente a Cuba ma domiciliato a Riccione, ritenuto dagli inquirenti il “dominus” dell’intera operazione. 

I finanzieri del comando provinciale di Rimini hanno eseguito un decreto di confisca preventiva d’urgenza su immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie per un valore complessivo di 29 milioni di euro. Quando le Fiamme Gialle sono entrate nell’albergo, all’interno c’erano alcuni turisti e lo stesso Andreatta, che vive nella struttura. 

Le perquisizioni hanno interessato il Grand Hotel, anche con l’ausilio di un cash dog addestrato a rintracciare denaro contante, e altri immobili nelle province di Rimini, Milano, Monza-Brianza e Bari. 

Secondo l’accusa, la società di gestione del Grand Hotel, fallita da anni, avrebbe dovuto consegnare l’immobile al curatore fallimentare nominato dal Tribunale. Invece, attraverso Andreatta e altri soggetti, sarebbe proseguita una gestione irregolare e “in nero” della struttura, nonostante la revoca delle licenze e le carenze rispetto alla normativa. 

Gli investigatori ritengono che l’attività commerciale sia continuata con incassi prevalentemente non dichiarati. L’albergo, intanto, è destinato ad andare all’asta il prossimo 23 settembre, con una base che sarebbe di circa 24 milioni di euro. 

Il Grand Hotel di Riccione fu inaugurato il 15 agosto 1929 e costruito in soli cento giorni su progetto dell’architetto Rutilio Ceccolini, per volontà dell’imprenditore Gaetano Ceschina. Divenne presto uno dei simboli della mondanità romagnola in epoca fascista. 

Andreatta subentrò nella gestione dopo la morte della vedova di uno dei Ceschina, che aveva seguito negli ultimi anni di vita. Nel 2023 il Tribunale dichiarò il fallimento della società.