MOSCA - La Russia e la Corea del Nord sono sempre più vicine. È ormai in fase di completamento il primo collegamento stradale diretto mai realizzato tra i due Paesi: un ponte a due corsie, lungo un chilometro e largo circa sette metri, costruito sul fiume Tumen per unire le località di Khasan, nell’estremo oriente russo, e Tumangang, nel territorio nordcoreano. L’opera sorge in un tratto di confine remoto e scarsamente popolato, dove il fiume segna gli ultimi chilometri di frontiera prima della costa. 

L’infrastruttura rappresenta il frutto di un progetto varato dopo l’accordo di partnership strategica sottoscritto da Vladimir Putin e Kim Jong-un nel giugno del 2024. La Corea del Nord ha già terminato la propria porzione d’opera, comprese le strutture doganali e di quarantena, in vista di un’apertura inizialmente prevista per il 19 giugno. L’inaugurazione è tuttavia slittata poiché la Russia è rimasta indietro nei lavori sul proprio lato del confine, e la nuova data di apertura non è stata ancora confermata. 

Le autorità di Mosca e Pyongyang non hanno fatto mistero del progetto, presentandolo apertamente come un mezzo per espandere il commercio e il turismo. Andrey Nikitin, ministro dei Trasporti russo, ha assicurato che “l’apertura del nuovo ponte stradale aumenterà gli scambi commerciali reciproci, ottimizzerà la logistica, rafforzerà i legami culturali e trasformerà le zone di confine in centri economici in rapido sviluppo”. Sulla stessa linea, l’agenzia statale nordcoreana KCNA ha descritto il valico come uno strumento per incrementare “il flusso di persone, il turismo e la circolazione delle merci”. 

Tuttavia, un’inchiesta dell’Ong ucraina per i diritti umani Truth Hounds, condivisa con il Guardian, sostiene che la giustificazione economica sia debole. Si stima che la costruzione sia costata oltre 100 milioni di dollari, a fronte di un interscambio commerciale bilaterale che nel 2024 ammontava a soli 34 milioni di dollari. Anche il turismo verso la Corea del Nord appare del tutto marginale: rimane strettamente controllato, limitato a tour scortati con circa 10.000 visitatori russi nel 2025, mentre la capitale Pyongyang (meta principale dei viaggiatori stranieri) dista oltre 500 chilometri dal varco. 

L’indagine conclude che l’infrastruttura vada intesa come un corridoio strategico per rafforzare la cooperazione militare nella guerra in Ucraina, destinato al passaggio di truppe nordcoreane, brigate di costruzione e ufficiali militari verso la Russia, e al flusso opposto di tecnologia e componenti hi-tech russi. 

Il nuovo ponte corre parallelamente al “Ponte dell’Amicizia”, l’unico passaggio ferroviario esistente tra le due nazioni, offrendo considerevoli vantaggi logistici e operativi. Innanzitutto, la rete stradale tra Russia e Corea del Nord è molto più estesa di quella ferroviaria e quindi più difficile da controllare nella sua totalità; a questo si aggiunge il fatto che, mentre i vagoni dei treni rivelano gran parte del loro contenuto nelle immagini satellitari, i camion appaiono sempre uguali, facilitando l’evasione del monitoraggio.  

Le operazioni di carico e scarico su gomma risultano inoltre più rapide e possono essere effettuate ovunque, a differenza dei convogli ferroviari che dipendono da un numero limitato di snodi fissi e restano esposti a lungo alle riprese dei satelliti. Infine, viene superato un preciso vincolo di compatibilità tecnica, dato che i sistemi ferroviari dei due Paesi adottano un diverso scartamento dei binari che impone modifiche ai treni prima del passaggio del confine, problema del tutto assente per il trasporto stradale. 

L’allarme sull’impiego militare del valico si inserisce in un quadro di cooperazione bellica già consolidato. La Corea del Nord aveva inviato 14.000 soldati a combattere al fianco dei russi nel Kursk dopo l’incursione delle forze ucraine nell’agosto del 2024, duemila dei quali sarebbero caduti al fronte. In precedenza, la Reuters aveva reso note immagini satellitari che ritraevano 2.000 container caricati nel porto nordcoreano di Rason e diretti in Russia, con un carico ipotizzato di munizioni e missili a corto raggio. 

Da parte sua, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha già anticipato che Pyongyang si starebbe preparando a inviare un ulteriore contingente di 30.000 militari.