CAMPOBASSO - La relazione del Centro antiveleni di Pavia conferma che Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi sono morte per “grave intossicazione da ricina”, mentre le analisi sul sangue del padre, Gianni Di Vita, risultano negative. Un dato che però non esclude del tutto il contatto con la sostanza perché potrebbe essere spiegato con una possibile degradazione della ricina nel tempo.
Il documento, trasmesso alla Procura di Larino (Campobasso) da Benedetta Pia De Luca, medico legale che ha eseguito le autopsie, rappresenta un passaggio chiave nell’inchiesta sulla morte delle due donne, avvenuta nei giorni di Natale a Pietracatella.
Secondo quanto riferito dalla procuratrice Elvira Antonelli, l’assenza della sostanza nei campioni prelevati al padre “può ritenersi compatibile sia con l’eventuale assenza della proteina al momento del prelievo, sia con la possibile degradazione, anche completa” tra il momento del prelievo e quello delle analisi.
Alla luce di questi elementi, la Procura sottolinea che non cambia al momento il quadro investigativo, che vede da un lato l’inchiesta per omicidio colposo a carico di cinque medici, e dall’altro il filone per duplice omicidio premeditato ancora senza indagati, mentre le indagini proseguono “a tutto campo”.
Parallelamente, gli inquirenti hanno disposto nuovi accertamenti sul telefono di Alice, la figlia maggiorenne sopravvissuta, perché quella sera era fuori casa. Gli esami riguarderanno un arco temporale di oltre quattro mesi, dal primo dicembre al 13 aprile, e comprenderanno chat, mail, cronologia internet e dati di geolocalizzazione.
Tra i dati da analizzare anche alcune note presenti nel telefono, in cui la ragazza avrebbe annotato i pasti consumati in famiglia tra il 22 e il 25 dicembre. Gli accertamenti, considerati irripetibili e quindi con valore di incidente probatorio, si svolgeranno negli uffici della polizia giudiziaria di Campobasso alla presenza dei legali delle parti.
Intanto continuano le verifiche anche nell’ambiente delle due vittime, con interrogatori di amici e conoscenti, mentre non si escludono nuovi sopralluoghi nell’abitazione di Pietracatella, ancora sotto sequestro a quattro mesi dalla tragedia.