Matilda De Angelis, ex cantante e ora attrice nata a Bologna nel 1995, ha un cuore sanamente disinvolto che non si cura, se è il caso, di togliersi le scarpe troppo alte, e sicuramente molto scomode, come accaduto alla cena di gala a Palazzo Reale a Napoli, dopo aver ricevuto il Nastro d’argento per la performance internazionale dell’anno grazie alla sua interpretazione in “The Undoing” accanto a due mostri sacri com Nicole Kidman e Hugh Grant.
Cosa cambia lavorare all’estero? “Quello che cambia davvero in una produzione americana è il tempo che viene dedicato a una singola scena. C’è più attenzione perché il cinema viene percepito come un’industria vera e propria”.
Donne e premi? “È un discorso sicuramente delicato. La meritocrazia deve esistere - dice l’attrice - e questa è la cosa più importante che va salvaguardata. Ovvero uguale trattamento per tutti e le quote rosa non devono essere una moda e dire questo premio va dato a una donna perché ora si fa così. Questo è sbagliato perché così si ridicolizza il problema e perché cercando la parità si lascia presupporre un’inferiorità femminile e questo è altrettanto sbagliato”.
“In questi giorni sono a Torino sul set di una serie, prodotta da Netflix Groenlandia in cui interpreto Lidia Poot, la prima donna avvocato d’Italia nel 1880 con la regia di Matteo Rovere con cui torno a lavorare insieme dopo ‘Veloce come il vento’. Lidia era una donna laureata, una che aveva studiato latino da sola ed era assolutamente controcorrente. Pagò lo scotto di essere all’avanguardia tanto da metterci ben 37 anni per essere accettata dall’ordine degli avvocati. Alla fine ce l’ha fatta, ma a sessant’anni”.
Il successo? “È un premio, ma anche una cosa che spaventa”.