WASHINGTON - Un’ondata di voti Democratici ha travolto Donald Trump e il Partito Repubblicano nelle elezioni di metà mandato del 2026. L’opposizione ha conquistato la maggioranza in entrambi i rami del Congresso ed eletto diversi governatori, trasformando la consultazione elettorale in una netta bocciatura dell’operato della Casa Bianca.
Alla Camera dei Rappresentanti, i Democratici hanno ottenuto un’ampia maggioranza, con la prospettiva di superare la soglia dei 240 seggi sui 435 complessivi una volta ultimate le operazioni di spoglio. La guida dell’assemblea passerà così a Hakeem Jeffries, che diventerà il primo speaker afroamericano della storia degli Stati Uniti, consentendo al partito di avviare un incisivo controllo parlamentare sull’amministrazione in carica.
Il ribaltamento politico più clamoroso si è consumato al Senato, dove i Democratici hanno strappato diversi seggi in feudi considerati storicamente roccaforti repubblicane.
Il segnale del cambiamento è arrivato con l’affermazione di Roy Cooper in North Carolina. A seguire, la Carolina del Sud ha voltato le spalle a Darline Graham (nominata all’inizio dell’anno per rilevare il seggio del fratello Lindsey, scomparso a luglio) premiando la democratica Annie Andrews e riportando il Senato locale al partito democratico dopo 28 anni di dominio conservatore.
Nelle prime ore del mattino si sono succeduti ulteriori verdetti di grande peso. In Texas, James Talarico ha conquistato un’ampia vittoria staccando di quasi 20 punti il repubblicano Ken Paxton. Per i Democratici si tratta del primo seggio senatoriale ottenuto nello Stato dal 1988, anno precedente alla nascita dello stesso Talarico. Parallelamente, la democratica Gina Hinojosa ha battuto il governatore uscente Greg Abbott, in carica dal 2015.
Un altro risultato storico è arrivato dal Kansas. Adam Hamilton, pastore metodista ed ex esponente repubblicano, ha sconfitto il senatore uscente Roger Marshall. In questo Stato prevalentemente rurale si tratta del primo successo democratico al Senato dal 1932, un’affermazione che interrompe un digiuno lungo 94 anni.
In Ohio, l’ex senatore Sherrod Brown ha superato il candidato repubblicano Jon Husted. Successivamente, le vittorie di Josh Turek in Iowa e di Troy Jackson nel Maine hanno blindato la nuova maggioranza parlamentare. Infine, anche Abdul El-Sayed ha rivendicato il successo nel confronto per il Senato in Michigan.
Diversi fattori strutturali hanno spinto il successo dell’opposizione. Secondo i dati forniti dall’Election Lab dell’Università della Florida, prima della giornata elettorale di martedì i cittadini statunitensi avevano già espresso oltre 61,7 milioni di preferenze tra voto di persona e per corrispondenza. Il record di affluenza alle urne nella fase anticipata ha avvantaggiato i Democratici, tradizionalmente più inclini all’utilizzo del voto postale.
La partecipazione è risultata particolarmente elevata tra gli afroamericani, i giovani e i segmenti elettorali storicamente vicini al Partito Democratico, come riportato dalla National Public Radio (NPR).
Sul piano economico, le elezioni di midterm hanno fatto registrare la cifra record di 11,9 miliardi di dollari di spesa complessiva, superando gli 8,9 miliardi del 2022 secondo i dati dell’organizzazione indipendente OpenSecrets. I comitati di azione politica (PAC) esterni, tra cui quelli sostenuti dal finanziatore e alleato di Trump Elon Musk, hanno messo a disposizione dei Repubblicani circa 360 milioni di dollari.
Tuttavia, i candidati democratici alla Camera e al Senato sono stati in grado di raccogliere direttamente dai propri comitati elettorali la cifra record di 3,7 miliardi di dollari, spendendo circa 800 milioni di dollari in più rispetto ai Repubblicani. In Texas, James Talarico ha battuto ogni primato personale raccogliendo 145 milioni di dollari, contro i 22 milioni incassati da Ken Paxton, costretto a fare affidamento quasi esclusivamente sulle risorse dei gruppi esterni.
I dati degli exit poll diffusi da NBC News evidenziano un netto scostamento da Donald Trump da parte dei giovani e della comunità ispanica, due componenti rilevanti per il successo del presidente nelle consultazioni del 2016 e del 2024.
Dopo le tensioni delle ultime settimane, gli elettori di origine latina hanno sostenuto i candidati democratici con un margine del 62% contro il 35% andato ai repubblicani. Allo stesso modo, l’elettorato giovanile tra i 18 e i 29 anni si è schierato in modo marcato a favore del Partito Democratico, che ha ottenuto il 72% dei consensi contro il 25% raccolto dal fronte conservatore, segnando un’inversione di tendenza rispetto alla sostanziale parità registrata nel 2024.
La sconfitta elettorale apre ora una fase di complessa convivenza istituzionale tra la Casa Bianca e la nuova maggioranza di Washington. In un’intervista rilasciata alla CBS, Donald Trump si è detto pronto a fare ricorso ai propri prerogative esecutive per bloccare l’attività legislativa promossa dai Democratici: “Ho il potere supremo, si chiama veto”, ha affermato il presidente.
Successivamente, dichiarandosi a Politico, il Capo dello Stato ha parzialmente ammorbidito i toni: “Ho il diritto di porre il veto su tutto, ma non voglio passare due anni a mettere il veto su ogni cosa. Lavoreremo con i democratici. Hanno già chiamato, ho molti amici anche tra i democratici”.
Tuttavia, quasi contemporaneamente, sul profilo ufficiale di Trump all’interno della piattaforma Truth è comparsa l’immagine di un cappello rosso in stile MAGA recante la sola scritta: VETO.