MILANO - Atm ha aperto un’indagine interna dopo la denuncia sulla presunta circolazione, in una chat WhatsApp tra dipendenti, di immagini ricavate dalle telecamere di sorveglianza dei mezzi pubblici milanesi e usate per inquadrare parti del corpo di donne ignare. 

Il caso è stato segnalato da una passeggera del tram 15, e poi reso pubblico dall’attivista e scrittrice Carlotta Vagnoli nella newsletter Rassegna Stanca, rilanciata sui social. 

Secondo il racconto riportato da Vagnoli, la passeggera si trovava seduta accanto a un autista in pausa, riconoscibile dalla divisa dell’azienda, che avrebbe scambiato messaggi in una chat denominata Staff Ticinese con persone che, secondo la donna, sarebbero state colleghi di lavoro. 

Nella chat, sempre secondo la denuncia, non sarebbero circolate immagini relative a problemi tecnici o situazioni di pericolo, ma fotogrammi tratti dal circuito di videosorveglianza dei mezzi con gambe, volti, seni e cosce di passeggere, accompagnate da commenti sessisti e frasi oscene. 

“Atm si è prontamente attivata con la massima attenzione per fare piena luce sull’episodio, per verificare il corretto uso degli strumenti aziendali, per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che lavorano ogni giorno al servizio della città”, si legge in una nota dell’azienda.  

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. “Atm deve far luce ma deve anche intervenire, e se verranno individuati dei responsabili non ci siano interventi che rimettano coloro che hanno fatto queste cose in condizione di nuocere ancora”, ha detto a margine dei premi in memoria di Giorgio Ambrosoli. 

Sala ha invitato l’azienda a procedere con fermezza. “Supponiamo che si tratti di reati, quindi le mie indicazioni ad Atm sono di essere certamente incisivi in analisi e duri anche nei provvedimenti da prendere”, ha aggiunto. 

L’indagine interna dovrà ora verificare se le immagini siano state effettivamente estratte dai sistemi di videosorveglianza dei mezzi, chi abbia avuto accesso ai filmati e se vi sia stato un uso improprio degli strumenti aziendali. 

Il caso solleva anche il tema della tutela della privacy delle persone riprese dalle telecamere installate sui mezzi pubblici, dispositivi pensati per garantire la sicurezza di passeggeri e conducenti e non per finalità estranee al servizio.