VENEZIA - La svolta nelle indagini sull’omicidio dell’insegnante di 53 anni di San Stino di Livenza, in provincia di Venezia, sarebbe arrivata quando sono emersi “gravi dissidi familiari pregressi” tra la vittima e la famiglia del fratello.
Lo ha spiegato il procuratore di Pordenone, Pietro Montrone, parlando del caso della donna uccisa dal nipote minorenne, che ha confessato il delitto e avrebbe riferito di avere gettato il corpo in un canale.
“Da quel momento, le attenzioni si sono concentrate sul minorenne che, dopo molte ore di interrogatorio, ha confessato il delitto, sabato notte”, ha spiegato il magistrato.
Con la confessione del ragazzo, il fascicolo è passato alla Procura dei minori di Trieste, competente perché l’indagato è minorenne. “Ora è plenipotenziaria”, ha spiegato il procuratore di Pordenone.
La Procura ordinaria manterrà comunque aperto il fascicolo originario, nato sulla scomparsa della donna, perché “ci sono esigenze di approfondimento che potranno essere effettuate solamente al rinvenimento della salma”.
Al momento gli investigatori escludono il coinvolgimento di altre persone, ma la ricostruzione dovrà essere verificata con gli accertamenti sul corpo. “Solo le analisi potranno confermare quanto dichiarato dal reo”, ha detto ancora il procuratore.
A sostegno dell’ipotesi che il diciassettenne abbia agito da solo ci sarebbero anche alcune immagini di videosorveglianza, nelle quali si vedrebbe il giovane spingere una carriola verso il canale, con dentro il corpo della donna coperto da un telo.
Le ricerche della salma proseguono, mentre gli inquirenti lavorano per ricostruire le ultime ore della vittima, i rapporti familiari e la dinamica dell’omicidio.