WASHINGTON - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato su Truth che lo Stretto di Hormuz sarà completamente riaperto a partire da venerdì. “Le navi cominciano a muoversi, molte cariche di petrolio, fuori dallo Stretto. Stanno percorrendo ‘l’Autostrada’ meridionale, che è totalmente sicura, protetta e incontaminata. Ci sono altre aree di transito”, ha dichiarato il tycoon. 

La conferma è arrivata anche a Evian, in Francia, dove il presidente statunitense ha incontrato l’omologo francese Emmanuel Macron a margine del vertice del G7. “Credo che molte grandi cose accadranno in Medio Oriente adesso, e soprattutto il prezzo del petrolio sta crollando e la borsa sta salendo alle stelle”, ha esordito Trump, ribadendo poi a Macron la linea di Washington sul corridoio marittimo: “Non credo che avremo bisogno di molto aiuto sullo Stretto di Hormuz perché abbiamo un accordo che prevede che il passaggio sia aperto. E non ci saranno pedaggi”.  

Durante il colloquio, il presidente Usa si è detto inoltre “dispiaciuto” di essere stato costretto a “tornare all’attacco per due notti” in Iran, auspicando che l’intesa con Teheran ponga le basi per “un buon rapporto e che andremo d’accordo”. 

A livello operativo, un alto funzionario Usa ha tuttavia precisato ai giornalisti che gli Stati Uniti manterranno “l’attuale postura militare durante la prossima fase dei negoziati”, chiarendo che “la riduzione avverrà con l’accordo definitivo”. 

Il memorandum d’intesa, che secondo i media statunitensi prevede la riapertura immediata dello Stretto e la revoca del blocco navale statunitense, è stato siglato elettronicamente sul fronte statunitense da Donald Trump e dal vice JD Vance, e per la parte iraniana dal presidente del Parlamento, Mohamed Bagher Ghalibaf. 

Nonostante l’annuncio della svolta, i dettagli economici continuano a generare confusione. Se da un lato Trump esclude qualsiasi balzello, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha fornito una versione diversa: “L’Iran ha sempre affermato di non voler riscuotere pedaggi. Tuttavia, in cambio dei servizi che forniremo, tra cui servizi di navigazione, protezione ambientale, eventuale assicurazione navale e altri servizi che saranno forniti da Iran e Oman, saranno riscosse le tariffe necessarie”. 

Nonostante il presidente Usa abbia esortato le navi di tutto il mondo a “mettere in moto i motori”, le principali organizzazioni del trasporto marittimo invitano alla massima cautela. Fonti dell’agenzia iraniana Mehr indicano che il memorandum prevede la riapertura tecnica dello Stretto entro 30 giorni, e centinaia di petroliere e mercantili restano per ora bloccate nel Golfo Persico dopo mesi di ostilità. 

Il colosso danese Maersk ha dichiarato di “accogliere con favore” l’accordo, precisando però che “è troppo presto per valutarne l’impatto e che al momento non sono previsti cambiamenti per le attività del gruppo in Medio Oriente”. Jakob Larsen, responsabile della sicurezza dell’associazione armatoriale internazionale BIMCO, ha rincarato la dose: “Le dichiarazioni dei leader non forniscono ancora informazioni sufficienti su aspetti fondamentali come le tempistiche e le rotte sicure. La situazione della sicurezza per l’industria marittima rimane volatile ed è ancora molto rischioso riprendere immediatamente i transiti”.  

Dello stesso avviso Intertanko (l’associazione dei proprietari di petroliere): il direttore marittimo Phillip Belcher ha chiesto alle compagnie di mantenere “un approccio prudente” fino alla firma ufficiale di venerdì, mentre il direttore generale Tim Wilkins ha sollecitato Usa e Iran a garantire che l’area sia “libera dalla minaccia delle mine” posate durante il conflitto. 

Sul fronte umanitario, l’Organizzazione marittima internazionale (Imo) stima che circa 20mila marittimi siano attualmente intrappolati sulle navi nell’area, in un bilancio della crisi che ha già registrato la morte di undici lavoratori. L’Imo è al lavoro con Oman, Iran e gli altri Stati costieri per definire corridoi sicuri per le evacuazioni e il commercio. Anche la Federazione internazionale dei lavoratori dei trasporti (Itf) ha frenato gli entusiasmi, avvertendo che tra la bonifica, l’accumulo di navi ferme e i necessari cambi di equipaggio, il ritorno alla normalità richiederà “settimane, se non mesi”.