WASHINGTON – Un inviato di alto livello dell’amministrazione Donald Trump ha proposto di sostituire l’Iran con l’Italia alla prossima Coppa del Mondo, riaccendendo il dibattito sul ruolo della politica nelle competizioni sportive internazionali.
L’idea è stata avanzata da Paolo Zampolli, inviato speciale per le partnership globali, che ha dichiarato di averne parlato sia con il presidente statunitense sia con il presidente della FIFA Gianni Infantino. “Sono italiano e sarebbe un sogno vedere gli Azzurri in un torneo ospitato negli Stati Uniti”, ha spiegato, sottolineando il palmarès della nazionale, quattro volte campione del mondo.
L’Italia, tuttavia, non si è qualificata per il torneo dopo l’eliminazione nei playoff, mentre l’Iran ha ottenuto l’accesso vincendo le qualificazioni asiatiche. Proprio questo elemento rappresenta il principale ostacolo alla proposta: le regole FIFA prevedono criteri sportivi chiari e non contemplano sostituzioni su base politica.
Infantino ha ribadito nelle scorse settimane la linea dell’organizzazione: “L’Iran deve partecipare, rappresenta il suo popolo e si è qualificato. Lo sport deve restare fuori dalla politica”.
Più sfumata la posizione di Trump, che pur non escludendo la presenza della squadra iraniana ha sollevato dubbi legati alla sicurezza. “La nazionale iraniana è la benvenuta, ma non sono sicuro che sia appropriato per la loro sicurezza”, ha dichiarato.
Zampolli ha sostenuto che un’eventuale inclusione dell’Italia potrebbe contribuire anche a rafforzare i rapporti tra Washington e Roma, e quelli con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Tuttavia, la proposta resta priva di effetti concreti: il presidente degli Stati Uniti non ha alcun potere decisionale sulla composizione delle squadre partecipanti.
Il caso evidenzia ancora una volta la tensione tra dimensione sportiva e contesto geopolitico, soprattutto in un torneo che si terrà tra Stati Uniti, Canada e Messico, in un clima internazionale segnato da conflitti e rivalità.
Figura controversa, Zampolli è un imprenditore nato a Milano e legato da tempo a Trump. Ha avuto un ruolo anche nella vita privata dell’ex presidente, avendo facilitato l’arrivo negli Stati Uniti di Melania Trump negli anni Novanta.
Nonostante le dichiarazioni, la linea della FIFA appare chiara: la qualificazione sul campo resta l’unico criterio valido. E, almeno per ora, non ci sono segnali di un cambiamento.