ROMA - Se l’Italia sceglie di restare nella Nato, deve rispettare gli impegni assunti con gli alleati. Guido Crosetto lo dice al termine della ministeriale dell’Alleanza atlantica a Bruxelles, dove il tema centrale è stato il futuro della sicurezza comune e il ruolo crescente dei Paesi europei. 

“Non è una cosa che si discute” – ha spiegato il ministro della Difesa parlando degli obiettivi di aumento della spesa fissati dalla Nato –. Il tema non è rispettarli in un anno, in due, in cinque. L’impegno è al 2035, ma se si vuol far parte dell’alleanza, quell’impegno bisogna rispettarlo”. 

Secondo Crosetto, non si tratta di imporre un aumento immediato della spesa militare, ma un percorso graduale. “Ognuno coi suoi tempi, con le sue difficoltà, ognuno declinandolo come vuole”, ha precisato.  

L’alternativa, ha aggiunto, sarebbe un ritorno a una sicurezza affidata ai singoli Stati: “Stare da soli in questo mondo vorrebbe dire investire il 10%, il 15%, il 20% per difendersi. Sarebbe ancora più impossibile, ancora più difficile”. 

Il ministro ha insistito sulla natura dell’Alleanza atlantica, che “non è un club di amici lettori, ma un’alleanza militare difensiva”. Per questo, “chi partecipa a questa alleanza deve mettersi in testa, cosa che noi ci eravamo dimenticati di fare, di partecipare con lo stesso peso di tutte le nazioni”. 

Il cambio di fase, per Crosetto, riguarda soprattutto l’Europa. “Non pensavamo di avere bisogno di un’alleanza militare, di una Nato 3.0, come abbiamo detto oggi. Ma se si vuole far parte della Nato, si vuole avere un’alleanza difensiva, si rispettano gli impegni”. 

Sul fronte del governo, Crosetto ha detto di ritenere il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (Lega) “totalmente consapevole” della necessità di rispettare gli obiettivi concordati. Il percorso verso il 5% del Pil entro il 2035 dovrà quindi essere affrontato nei prossimi anni, a partire dalle prossime leggi di bilancio. 

Il ministro ha ricordato che il piano di aumento della spesa per la Difesa approvato dal Parlamento lo scorso anno “prevedeva un aumento dello 0,15% quest’anno, 0,15% quello successivo e 0,20% quello dopo. Era un piano credibile di un percorso per arrivare agli impegni presi”. 

Quel programma, però, si è fermato quest’anno per la mancata uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo.  

“Mi auguro che sia recuperabile immediatamente e lo vedremo già subito da ottobre, dal bilancio ’27, ma penso non ci sia alternativa qualunque sia la maggioranza e la forza politica che guida il Paese”, ha commentato Crosetto. 

Tra gli strumenti possibili resta il Safe, il programma europeo di prestiti per finanziare investimenti nella difesa. “Poteva essere un modo in più per aumentare la spesa, perché è finanziato dall’Unione Europea e non attraverso il debito italiano. Però è una scelta”, afferma il ministro. 

Il ministro ha poi parlato del rapporto con Washington e dell’utilizzo delle basi italiane da parte degli Stati Uniti. L’incontro con il segretario alla Guerra Usa Pete Hegseth, ha detto, “è andato benissimo” e sulle installazioni sul territorio italiano, “sono state totalmente utilizzate nel rispetto dei trattati che abbiamo. L’America non ha mai avuto alcuna lamentela da fare”. 

Ampliando lo sguardo, Crosetto si è quindi soffermato sulla possibile revisione della presenza militare americana in Europa. “Già è stata comunicata sugli assetti una riduzione, e questi assetti saranno compensati dagli altri alleati, ma il percorso è chiaro: ci sarà una Nato che per la parte europea dovrà dipendere sempre di più dagli europei”, ha spiegato. 

Il ministro ha condiviso l’impostazione del collega tedesco Boris Pistorius, secondo cui il ritiro degli Stati Uniti dovrà procedere solo quando gli europei saranno in grado di subentrare.  

“Le truppe americane dovranno uscire man mano che le truppe europee saranno in grado di sostituirle. Penso che gli americani alla fine saranno disponibili su un percorso condiviso”, ha concluso.