SYDNEY - Il Palestinian Action Group ha chiesto l’autorizzazione a organizzare il 12 ottobre una marcia da Hyde Park al piazzale dell’Opera House di Sydney, con la partecipazione prevista di circa 10mila persone. La data cade a pochi giorni dal secondo anniversario dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e dall’inizio della guerra a Gaza.
Le autorità hanno però avviato un ricorso legale per vietare l’arrivo del corteo all’Opera House, citando gravi rischi per la sicurezza. Secondo la polizia, il piazzale non può ospitare più di 6mila persone e, trattandosi di uno spazio circondato in gran parte dall’acqua, le vie di fuga sarebbero troppo limitate in caso di emergenza. “Non siamo contro le proteste, ma dobbiamo garantire l’incolumità del pubblico”, ha dichiarato il vicecommissario Peter McKenna.
Gli organizzatori respingono le motivazioni, parlano di “tentativo intimidatorio” e accusano le autorità di applicare due pesi e due misure contro le comunità arabe e islamiche. In un comunicato, hanno rivendicato che “i diritti alla protesta, alla libertà di espressione e all’assemblea politica sono garantiti dal diritto internazionale” e hanno promesso di non farsi mettere a tacere.
Il tema è altamente sensibile. Nell’ottobre 2023, pochi giorni dopo l’attacco di Hamas e la decisione del governo di illuminare le vele dell’Opera House con i colori di Israele, un raduno spontaneo davanti al monumento scatenò accese polemiche. Da allora, le proteste pro-Palestina a Sydney si sono moltiplicate, fino a raggiungere in agosto numeri record: tra 100mila e 300mila persone attraversarono l’Harbour Bridge dopo che la magistratura aveva respinto un tentativo della polizia di vietare la marcia.
Le posizioni politiche restano divise. Il ministro statale di Polizia Yasmin Catley ha ribadito che l’Opera House è “off limits” per manifestazioni, mentre il premier Chris Minns ha sostenuto il ricorso delle forze dell’ordine, definendo “ragionevoli” le preoccupazioni su ordine pubblico e sicurezza. Di segno opposto la critica dei Verdi, che parlano di misura “estrema e oppressiva”.
Anche all’interno della comunità ebraica le opinioni non sono univoche. Se da una parte alcuni esponenti giudicano il corteo “inaccettabile”, dall’altra voci progressiste sostengono che le proteste non rappresentano una minaccia per gli ebrei ma “un appello morale affinché non si ripetano atrocità né per il popolo ebraico né per quello palestinese”.
Al momento le trattative tra polizia e attivisti continuano per valutare percorsi alternativi — tra Hyde Park e Belmore Park o lungo tragitti già utilizzati negli ultimi due anni — ma la tensione resta alta. L’esito del ricorso presso la Corte Suprema determinerà se il 12 ottobre il piazzale dell’Opera House sarà teatro di un nuovo braccio di ferro tra diritto di protesta e ordine pubblico.