BUENOS AIRES – Un picco glicemico, i cannoli siciliani e un Papa che ascolta senza giudicare: perché anche la fede può diventare materia da commedia, senza per questo essere ridicolizzata.
È da questo equilibrio tra ironia e riflessione che prende forma “Che Dio perdona tutti”, il film con cui Pif - pseudonimo di Pierfrancesco Diliberto, Regista, attore, autore e volto televisivo - arriva a Buenos Aires per la Settimana del Cinema Italiano.
La trama racconta la storia di un uomo ateo e ossessionato dai dolci, interpretato dallo stesso Pif, che si innamora di una giovane pasticcera profondamente credente, interpretata da Giusy Buscemi. Un incontro tra due mondi apparentemente inconciliabili, che diventa il punto di partenza per una commedia giocata tra fede, dubbi, ironia e dolci.
Ambientato a Palermo, il film porta inoltre il sigillo di Addiopizzo, l’associazione antiracket nata dall’iniziativa di un gruppo di studenti, che Pif sostiene da anni attraverso le sue produzioni cinematografiche.
È proprio il tema della mafia ad aver reso Pif noto al grande pubblico, prima con il programma televisivo “Il testimone” e poi con il cinema, attraverso “La mafia uccide solo d’estate”, il film d’esordio del 2013 , e “In guerra per amore”.
Il regista ricorda anche gli anni in cui una famiglia mafiosa, la famiglia Castagna, aveva di fatto monopolizzato alcune attività legate alle troupe e ai set cinematografici a Palermo. Quando realizzò il suo primo film, Pierfrancesco decise di rompere con quella logica: “Non posso fare un film contro la mafia con la mafia”.
Oggi, con “Che Dio perdona tutti”, Pif sceglie di cambiare registro e di allontanarsi da quell’universo. “Non volevo essere etichettato come un regista di mafia”, ha spiegato. Una distanza, però, che non significa un addio: “È una delle mie ossessioni e sicuramente tornerò sul tema”.

Al centro del nuovo film c’è anche la figura di un Papa che non viene mai nominato direttamente, ma che rimanda con evidenza a Bergoglio. “Anche se nel film non è esplicito, è però evidente che mi sia ispirato a lui”, spiega Pif.
Per interpretare il personaggio, la produzione ha scelto l’attore spagnolo Carlos Hipólito. “Non volevo un sosia”, racconta il regista. “Poi ho avuto la fortuna di trovare un attore spagnolo bravissimo, Carlos Hipólito, che è riuscito a richiamare la figura di Papa Francesco senza imitarlo”. “All'inizio cercai in Argentina... avevo trovato anche l'attore Luis Brandoni, però doveva girare la serie Nada con Robert De Niro, e quindi è saltato tutto”.
Alla fine, la scelta è caduta su Hipólito, capace di riprodurre anche l’accento rioplatense. “Quando Carlos si è vestito da Papa siamo rimasti tutti stupiti. Se credessi in Dio, direi che me l’ha mandato il Signore”.
Pif ha incontrato Papa Francesco tre volte. La prima durante un programma di TV2000, quando era stato invitato a commentare un passaggio del Padre Nostro. “La seconda volta, invece, fu quando scrissi il libro e glielo consegnai. Eravamo in piazza San Pietro e lì mi disse la frase ‘Prega per me’, che in realtà diceva a tutti, ma mi colpì particolarmente”.
La terza durante un’udienza dedicata ai comici, alla quale parteciparono personalità molto diverse, da Whoopi Goldberg a Lino Banfi.
E in quell’occasione Pierfrancesco scoprì anche il senso dell’umorismo del pontefice. Un sacerdote stava presentando gli ospiti e disse a Francesco: “Santità, questi ospiti sono tutti atei. Guardi, io sono agnostico. Ho fatto anche la acuola dai salesiani”. La battuta di Bergoglio fu fulminante: “Per questo sei ateo?”.
“Lì ho capito che aveva davvero un grande senso dell’umorismo”, ricorda Pif. “Non so se dipendesse anche dallo spirito argentino, che forse è fatto così. Io apprezzo molto quel tipo di ironia”, spiega.
“Non conosco benissimo l'Argentina, però ricordo un periodo in cui guardavo molti spot pubblicitari stranieri e quelli argentini avevano sempre un umorismo molto tagliente. Poi ho lavorato a Le Iene (la versione italiana del programma Caiga Quien Caiga, creato dal conduttore argentino Mario Pergolini)”.
In “Che Dio perdona tutti” c’è anche una componente di realismo magico. Non è mai chiaro de la fisione del Santo Padre sia un miracolo o un’allucinazione per via di un picco glicemico.

Il protagonista del film, interpretato dallo stesso regista, è infatti ossessionato dai dolci.
Un dettaglio che trasforma “Che Dio perdona tutti” anche in una piccola finestra sulla cultura gastronomica siciliana: cannoli, sciù e cassate sfilano davanti agli occhi di uno spettatore sempre più affamato, al punto che, una volta usciti dalla sala, sarà difficile resistere alla tentazione di correre in pasticceria.
“Questa fissazione del personaggio è in realtà una mia passione personale per i dolci, in particolare quelli della tradizione siciliana”, spiega Pif.
Per i più golosi che, dopo il film, saranno tentati di prenotare un viaggio a Palermo, il consiglio di Pierfrancesco è di fare tappa al Bar Marocco, dove è stata girata la scena finale. “Affacciato sulla Cattedrale e frequentato tanto dai turisti quanto dai locali, con ottima pasticceria, rappresenta forse la sintesi perfetta per chi visita la città”.