NEW YORK - L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite vota oggi una risoluzione, sponsorizzata dal Togo, che potrebbe segnare la fine dell’era della cartografia cinquecentesca nei consessi internazionali. Il documento chiede di abbandonare lo storico atlante disegnato nel 1569 dal geografo fiammingo Gerardo Mercatore (Gerhard Kremer) e di sostituirlo con una rappresentazione del pianeta geograficamente più accurata, poiché l’attuale mappa non riflette le dimensioni reali dei continenti, a partire da quelle dell’Africa.
La Nova et Aucta Orbis Terrae Descriptio ad Usum Navigantium Emendate Accommodata fu concepita 457 anni fa come strumento tecnico per la navigazione marittima, settore per il quale costituisce ancora oggi un punto di riferimento nell’elaborazione delle rotte. Tuttavia, la sua formula geometrica altera profondamente le proporzioni delle masse terrestri: le regioni vicine all’equatore appaiono infatti molto più piccole di quanto non siano nella realtà, mentre le aree ad alta latitudine ne escono fortemente ingrandite.
Ne risulta che la Groenlandia e l’Africa sembrano avere superficie simile, quando in realtà il continente africano è 14 volte più grande dell’isola artica. Come evidenziato dalla petizione su Change.org legata alla campagna #CorrectTheMap, che ha raccolto oltre 11 mila firme, “si potrebbero mettere gli Stati Uniti, la Cina, l’India, il Giappone, il Messico e gran parte dell’Europa in Africa e ci sarebbe ancora terra a sufficienza”.
Da anni storici e geografi evidenziano come la proiezione di Mercatore sia radicata in stereotipi occidentali, al punto che diversi attivisti sono giunti a coniare il termine di “colonialismo cartografico”. La tesi sostenuta dai critici è che la carta abbia influenzato in modo sottile le dinamiche di potere internazionali, minimizzando la presenza fisica del Sud del mondo, gonfiando visivamente le nazioni dell’emisfero nord e rafforzando così pregiudizi sistemici nel commercio, nei programmi di sviluppo e nei sistemi educativi.
In passato, uno dei critici più noti del modello fu lo storico tedesco Arno Peters, che nel 1973 propose la proiezione Gall-Peters come alternativa. Oggi la campagna #CorrectTheMap promuove invece l’adozione del design Equal Earth, sviluppato nel 2018 da un team internazionale di cartografi.
Secondo JJ Enoch, associato senior presso la società di consulenza sui rischi geopolitici JS Held a Londra, la riduzione visiva delle dimensioni dell’Africa si lega direttamente alle aspirazioni degli Stati del continente verso una “maggiore influenza nelle istituzioni globali e maggiore controllo su come viene rappresentato il continente”. Enoch ha aggiunto che “adottare una mappa a superficie equivalente fornirebbe una base più accurata per l’istruzione e la comprensione pubblica, segnalando allo stesso tempo che l’importanza demografica, economica e geopolitica dell’Africa non dovrebbe più essere vista attraverso convenzioni ereditate e distorte”.
La risoluzione promossa dal Togo gode del sostegno dei 54 Stati membri dell’Unione Africana, che nell’agosto 2025 aveva già sposato la campagna #CorrectTheMap affidando poi a Lomé il compito di guidarne l’iter diplomatico all’Onu. I promotori guardano con ottimismo all’esito del voto, incoraggiati dal precedente di marzo scorso, quando l’Assemblea ha approvato a larga maggioranza (123 favorevoli, 3 contrari e 52 astenuti) una risoluzione guidata dal Ghana che definisce la tratta degli schiavi come il “crimine più grave contro l’umanità“.
In caso di approvazione, pur non trattandosi di un testo vincolante, la decisione potrebbe innescare una revisione globale dei programmi scolastici e dei supporti tecnologici quotidiani, vista la capillare diffusione del modello di Mercatore nella didattica e nei software di navigazione. A questo scopo, il governo del Togo sta pianificando per il primo trimestre del prossimo anno un incontro a Lomé con UNESCO, Unione Africana e aziende tecnologiche come Google Maps per definire le modalità operative di applicazione.
“A chi dice perché ora, io rispondo: perché no? Quando guardiamo la mappa del mondo, pensiamo che per noi è tempo di cambiare la narrazione” ha concluso il ministro Dussey, aggiungendo: “È il momento per l’Africa di assumersi la responsabilità di cambiare ciò che possiamo cambiare da soli”.