CANBERRA – Gli studenti australiani hanno registrato i peggiori risultati di sempre in lettura e matematica nell’ultima edizione del Programme for International Student Assessment (PISA), consolidando un declino iniziato circa vent’anni fa.
Il test del 2025 ha valutato quindicenni di 91 Paesi ed economie nelle competenze di matematica, lettura, scienze e, per la prima volta, risoluzione computazionale dei problemi, esaminando anche differenze di genere, condizioni socioeconomiche, uso della tecnologia e disturbi durante le lezioni.
Nonostante il calo dei punteggi, l’Australia resta sopra la media OECD in tutte e quattro le aree principali. È salita di una posizione nella lettura, all’11esimo posto mondiale, ha mantenuto il 17esimo in matematica ed è scesa all’11esimo nelle scienze. Nella nuova categoria dedicata alla risoluzione computazionale dei problemi si è classificata ottava.
Il ministro federale dell’Istruzione Jason Clare ha annunciato ieri nuove riforme per lettura, matematica e scienze, indicando l’esperienza dell’Inghilterra come possibile riferimento.
Tra le misure allo studio figurano un maggiore ricorso alla fonetica nell’insegnamento della lettura e della scrittura, modifiche al programma di matematica e nuove regole sull’uso degli schermi.
“I risultati del Regno Unito sono notevoli, ma sono anche il frutto di quasi vent’anni di lavoro”, ha dichiarato Clare, aggiungendo che alcune scuole australiane che hanno già adottato metodi simili stanno mostrando miglioramenti.
Pasi Sahlberg, docente dell’University of Melbourne ed esperto finlandese di istruzione, ha però invitato a non interpretare il dato australiano isolatamente.
Secondo Sahlberg, quasi tutti i Paesi OECD hanno registrato livelli storicamente bassi e pochissimi sono riusciti a migliorare nel 2025.
A suo giudizio, il problema più profondo riguarda il rapporto degli studenti con l’apprendimento e il progressivo indebolimento della cultura della lettura anche fuori dalla scuola.
Il rapporto PISA mostra che il 75 per cento degli studenti australiani riferisce che genitori o tutori chiedono almeno una volta alla settimana cosa abbiano fatto a scuola, rispetto all’81 per cento del 2022.
Sul ruolo della tecnologia, la docente della La Trobe University Therese Keane ha indicato Singapore come esempio di integrazione più rigorosa degli strumenti digitali nell’insegnamento.
Secondo Keane, l’Australia ha introdotto la tecnologia nelle aule troppo rapidamente, senza regole sufficientemente chiare, mentre i sistemi con risultati migliori distinguono nettamente tra strumenti destinati all’apprendimento e dispositivi per uso personale.
Singapore, Giappone, China e Taiwan restano ai vertici delle classifiche, ma Sahlberg ha ricordato che i risultati asiatici sono spesso accompagnati da un costo sociale elevato, con molti studenti impegnati in lezioni private anche la sera e nei fine settimana.
Per l’esperto, la risposta australiana dovrebbe concentrarsi soprattutto sulla struttura interna del sistema.
Sahlberg ha criticato la frammentazione tra 24 giurisdizioni e tra scuole statali, cattoliche e indipendenti, sostenendo che pratiche efficaci sviluppate in una parte del Paese vengono raramente condivise con le altre.