CANBERRA - Gli australiani lavorano più ore, ma la produttività continua a scendere. Il nuovo bollettino trimestrale della Productivity Commission consegna al ministro del Tesoro Jim Chalmers un problema centrale per il proseguio della legislatura: far crescere l’economia senza affidarsi solo a maggiori carichi di lavoro e a più tempo passato nelle attività lavorative.
Secondo l’analisi dei dati dell’Australian Bureau of Statistics (ABS), la produttività del lavoro è calata dello 0,6% nel primo trimestre dell’anno, mentre le ore lavorate sono aumentate dello 0,9%. Nell’anno fino alla fine di marzo, la produttività è salita del solo 0,3%, a fronte di una crescita del 2,2% delle ore lavorate.
Il vice presidente della Commissione, Alex Robson, ha sintetizzato il quadro con parole nette: “La crescita della produttività del lavoro in Australia sta andando di male in peggio”. La contabilità, ha spiegato, è davanti agli occhi di tutti: il valore di beni e servizi prodotti aumenta, ma non quanto le ore impiegate per produrli. “Nel complesso, lavoriamo di più e più a lungo, ma non in modo più intelligente”.
La produttività misura quanto efficacemente la forza lavoro usa strumenti, capitale e competenze per trasformare materiali e servizi in valore economico. È uno dei fattori decisivi per migliorare il tenore di vita nel lungo periodo e permettere all’economia di crescere senza alimentare nuova inflazione.
Robson ha definito particolarmente preoccupante il dato del settore di mercato, dove la produttività è scesa dello 0,7% nel trimestre ed è cresciuta solo dello 0,4% su base annua. Secondo la Commissione, l’Australia sembra bloccata sui livelli successivi alla pandemia, con un dato ora inferiore dello 0,1% rispetto a marzo 2023, quando si esaurì la cosiddetta “bolla di produttività” del periodo Covid.
Chalmers ha fatto della produttività una priorità politica. Il tema era uno dei pilastri dell’Economic Reform Roundtable del 2025 e ha portato, nel budget di maggio, a un pacchetto pensato per alleggerire gli oneri normativi sulle imprese di 10,2 miliardi di dollari l’anno.
Il bollettino dedica spazio anche al settore elettrico, indicato come il peggiore in termini di produttività tra il 2000/01 e il 2023/24. Per ogni dollaro di produzione nel 2024, il sistema elettrico richiedeva 10 dollari di capitale, contro una media dell’economia di poco superiore a 2 dollari.
La Commissione riconosce che parte del calo era prevedibile, vista la necessità di sostituire vecchi impianti a carbone, migliorare l’affidabilità della rete e passare alle fonti cosidette pulite. Ma avverte che la transizione dovrà essere gestita con disciplina: meno sprechi, investimenti mirati e sistemi energetici al costo più basso possibile.