BRUXELLES - Il Parlamento Europeo ha respinto, nel dicembre scorso, la richiesta di revoca dell’immunità per l’eurodeputata Elisabetta Gualmini (ex Pd, ora in Azione) nell’ambito dell’inchiesta “Qatargate”. Dall’analisi della decisione dell’Eurocamera, emergono motivazioni che mettono duramente in discussione l’impianto accusatorio della magistratura belga.
Secondo il documento consultato dall’Adnkronos, i deputati europei hanno definito la descrizione dei fatti fornita dai magistrati come “incoerente” e priva di una reale conoscenza delle prassi parlamentari. L’accusa ipotizzava che Gualmini avesse collaborato con la rete di Antonio Panzeri per ottenere la carica di vicepresidente del gruppo S&D nell’ottobre 2022.
In cambio, l’eurodeputata avrebbe dovuto esercitare la propria influenza per assecondare gli interessi dell’organizzazione criminale. Tuttavia, il Parlamento ha rilevato che non è stata dimostrata alcuna chiara contropartita, né è stato provato che Elisabetta Gualmini abbia tratto un vantaggio personale o ricevuto pagamenti dai presunti fatti presentati nella richiesta.
Inoltre, la nomina a vicepresidente del gruppo politico segue in realtà una procedura dettagliata e consolidata che si conclude con una decisione adottata dalla plenaria in modo aperto e trasparente. Tale evidenza rende difficile l’ipotesi di un’imposizione esterna da parte di Panzeri, il quale all’epoca non ricopriva cariche in seno al Parlamento e apparteneva a un partito politico nazionale diverso da quello della deputata.
L’Eurocamera ha espresso il forte sospetto di un “fumus persecutionis”, ravvisando elementi concreti che indicherebbero l’intento di recare pregiudizio all’attività politica di Gualmini e del Parlamento stesso. I deputati hanno sottolineato come le “incertezze e la mancanza di prove sufficienti” sollevino preoccupazioni circa la volontà di danneggiare la reputazione della deputata.
Il Parlamento ha smontato due pilastri temporali e operativi della richiesta belga, a partire dalla riunione sul Qatar del 16 novembre 2022. I magistrati sostenevano che Gualmini l’avesse presieduta per bloccare una risoluzione su istruzione di Panzeri, ma è emerso invece che l’eurodeputata non presiedette affatto quell’incontro, il cui ruolo fu assunto da un altro vicepresidente.
Inoltre, la conclusione a cui lei giunse al termine della discussione risultò in contrasto con le presunte istruzioni ricevute. Parallelamente sono emerse nette incongruenze temporali: sebbene la richiesta indicasse presunti illeciti commessi tra il 2019 e il 2022, non è stato fornito alcun elemento di prova per il periodo precedente al 4 ottobre 2022.
La decisione su Gualmini rappresenta un precedente significativo, essendo il primo caso in cui il Parlamento difende un accusato del Qatargate. La sua posizione è stata giudicata profondamente diversa da quella della collega Alessandra Moretti, a cui l’immunità è stata invece revocata poiché gli elementi a suo carico sono stati ritenuti sufficientemente gravi per procedere.
L’indagine complessiva continua a suscitare perplessità, alimentate anche da potenziali conflitti d’interesse emersi durante l’istruttoria, come i legami d’affari tra i familiari del giudice Michel Claise e quelli dell’eurodeputata Maria Arena.