MILANO – Eva Kaili, ex vicepresidente del Parlamento europeo, e suo marito Francesco Giorgi, entrambi arrestati nel 2022 nell’ambito dell’inchiesta belga sul Qatargate, sono stati ascoltati come testimoni dalla Procura di Milano.
Assistiti dall’avvocato Domenico Aiello, Kaili e Giorgi hanno presentato una denuncia per calunnia nei confronti dell’ex eurodeputato Pier Antonio Panzeri (Pd), anch’egli coinvolto nell’indagine belga, che in passato avrebbe fornito dichiarazioni implicando loro responsabilità. I magistrati titolari del fascicolo sono il procuratore Marcello Viola e l’aggiunto Eugenio Fusco.
Kaili e Giorgi erano stati arrestati nel dicembre 2022 in Belgio. L’ex vicepresidente del Parlamento europeo perse subito l’immunità parlamentare e rimase in custodia cautelare in Belgio, mentre Giorgi fu arrestato come suo collaboratore. Entrambi, nei mesi successivi, hanno collaborato con la giustizia belga e oggi non sono più in carcere, sebbene ancora indagati.
Il Qatargate è uno scandalo politico e finanziario scoppiato nel dicembre 2022 che ha coinvolto eurodeputati e lobbisti accusati di aver ricevuto denaro e regali dal Qatar per difendere gli interessi del Paese all’interno del Parlamento europeo. Le indagini, condotte dalle autorità belghe e italiane, hanno portato al sequestro di centinaia di migliaia di euro in contanti, anche nell’abitazione di Kaili a Bruxelles.
Tra gli arrestati figurano anche il padre di Kaili, Alexandros, lo stesso Panzeri, Andrea Cozzolino (ex eurodeputato Pd), Luca Visentini “segretario generale della Confederazione europea dei sindacati), Niccolò Figà-Talamanca (responsabile della ong No Peace Without Justice) e altri collaboratori, tra cui alcuni legati all’Ong Fight Impunity, presieduta da Panzeri.
La vicenda ha portato alla sospensione delle attività parlamentari legate al Qatar e all’apertura di una commissione d’inchiesta da parte dell’Eurocamera.
La denuncia presentata a Milano riguarda dichiarazioni specifiche fatte da Panzeri, che secondo loro li avrebbero esposti ad accuse false o ingigantite, attribuendo loro responsabilità o comportamenti più gravi rispetto a quelli effettivamente contestati dagli inquirenti.