BRISBANE – Il governo del Queensland ha annunciato di essere pronto a intervenire nuovamente sulla legislazione statale per proteggere il settore del carbone dopo la sentenza dell’Alta Corte che ha bloccato l’espansione di una grande miniera nel New South Wales.

Il premier David Crisafulli ha dichiarato che, se necessario, il suo esecutivo renderà le norme ancora più solide per evitare che il verdetto possa avere conseguenze sulla principale industria estrattiva dello Stato.

“Se saranno necessarie modifiche più forti per rendere le leggi ancora più inattaccabili, certamente lo faremo”, ha detto ieri a Cairns.

Il giorno precedente, l’Alta Corte aveva respinto, con una decisione per tre giudici contro due, il ricorso di MACH Energy relativo all’espansione della miniera di Mount Pleasant, nei pressi di Muswellbrook, nell’Hunter Valley.

La controversia riguardava l’obbligo per l’autorità di pianificazione del NSW di considerare anche le emissioni prodotte dal carbone una volta esportato e bruciato all’estero.

Crisafulli ha sostenuto che la sentenza riguarda specificamente la legislazione del New South Wales e non si applica automaticamente al Queensland.

Il suo governo, guidato dal Liberal National Party, ha già introdotto norme che limitano la possibilità per gruppi ambientalisti e comunità di contestare progetti minerari dinanzi ai tribunali.

Le modifiche restringono i diritti di opposizione principalmente ai consigli locali e ai proprietari di terreni situati entro 125 chilometri da un’area interessata da una richiesta di concessione mineraria.

Secondo il governo, l’obiettivo è impedire che gruppi finanziati dall’estero possano bloccare o rallentare progetti strategici.

“Siamo un governo favorevole all’attività mineraria”, ha ribadito Crisafulli.

Alla domanda se ritenga che le emissioni generate all’estero debbano essere considerate durante l’approvazione di una miniera australiana, il premier ha risposto negativamente.

Elaine Johnson, il legale che ha rappresentato il gruppo comunitario vincitore del procedimento davanti all’Alta Corte, ha però sostenuto che la portata della decisione potrebbe essere più ampia.

Secondo Johnson, il principio centrale del verdetto è che l’Australia ha una responsabilità nel tentare di ridurre le emissioni associate al carbone estratto nel Paese, indipendentemente dal luogo in cui viene successivamente bruciato.

Ha inoltre messo in guardia i governi dall’utilizzare nuove leggi per limitare i diritti di ricorso delle comunità senza affrontare la questione sostanziale delle emissioni.

Più cauta Ella Vines, ricercatrice della Monash University, secondo la quale l’applicazione del verdetto ad altre giurisdizioni dipenderà dal contenuto delle rispettive normative.

La decisione, ha spiegato, deriva dall’interpretazione di disposizioni specifiche del NSW che impongono alle autorità di valutare se sia possibile introdurre condizioni per ridurre le emissioni di gas serra, comprese quelle prodotte a valle.

Il Queensland non dispone di una norma direttamente equivalente.

Vines ha comunque ricordato la decisione della Land Court of Queensland del 2022, che raccomandò di respingere il progetto Waratah Coal di Clive Palmer nel Galilee Basin per ragioni legate al cambiamento climatico e ai diritti umani.

Rebekkah Markey-Towler, anch’essa della Monash University, ha osservato che con le nuove restrizioni proposte dal governo del Queensland un caso simile potrebbe non essere più portato avanti da gruppi comunitari.

Sul piano federale, il ministro delle Risorse Madeleine King ha ridimensionato la portata della sentenza, sostenendo che non rappresenta la fine dell’industria dei combustibili fossili.

King ha definito il verdetto una decisione tecnica legata agli obblighi di una specifica autorità di pianificazione e a una particolare legge statale, precisando che non dovrebbe incidere direttamente sulle autorizzazioni federali e che eventuali conseguenze per gli altri Stati dipenderanno dalle rispettive legislazioni.