BRUXELLES - L’Unione Europea ha alzato la pressione sul governo russo affinché fornisca dati completi e trasparenti sul caso sospetto di peste polmonare registrato a Irkutsk, nella Siberia orientale, unendosi ai solleciti già avanzati dagli Stati Uniti e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).
A Mosca, tuttavia, le autorità continuano a respingere gli allarmi, assicurando che non esiste alcun rischio epidemico.
La posizione della Commissione europea è stata ribadita con fermezza durante il briefing con la stampa dalla portavoce per la Salute, Eva Hrncirova: “Per la terza volta questa settimana”, ha scandito, la Russia “dovrebbe rendere disponibili le informazioni” sul caso “il prima possibile. È ciò di cui abbiamo bisogno”.
La portavoce ha spiegato che “ieri abbiamo avuto un incontro con l’Oms, che sta chiedendo chiarimenti e ulteriori informazioni. Abbiamo bisogno di informazioni da parte della Russia. Questo è legato all’adesione della Russia all’Oms Europa: è necessario condividere informazioni tempestive e precise, affinché gli esperti possano valutare la situazione, dato che questa può avere implicazioni transfrontaliere. In sostanza, il mondo intero è in attesa di informazioni dalla Russia”.
Il nodo riguarda l’assenza di elementi sufficienti per misurare la portata potenziale dell’infezione.
“Non spetta a noi – ha proseguito Hrncirova – stabilire se la Russia stia violando le regole dell’Oms. L’Oms è il nostro interlocutore principale. Ieri abbiamo tenuto una riunione con gli Stati membri nell’ambito del Comitato per la sicurezza sanitaria, alla presenza anche dell’Oms. Siamo in contatto con la nostra delegazione a Mosca. La delegazione si è rivolta all’ufficio locale, ovvero alla sede russa dell’Oms: questo è il canale che abbiamo utilizzato. Ciò nonostante, anche l’Oms Europa ha chiesto alla Russia di condividere informazioni tempestive e precise sul caso in Siberia” ha spiegato.
L’incontro del Comitato per la sicurezza sanitaria dell’Ue, che riunisce i rappresentanti dei 27 Paesi membri, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e l’Oms per coordinare la risposta alle minacce sanitarie transfrontaliere, si è infatti concluso senza alcuna decisione operativa proprio a causa della mancanza di dati attendibili da parte di Mosca.
La Commissione si è comunque detta pronta a riconvocare d’urgenza l’organismo qualora dovessero emergere novità o la situazione dovesse peggiorare.
La vicenda ruota attorno al decesso della ventottenne Daria Chipilova, una dipendente dell’Istituto di ricerca antipeste di Irkutsk, morta il 2 ottobre in circostanze non chiare. Inizialmente attribuito a una “polmonite a eziologia sconosciuta”, il decesso ha innescato un allarme internazionale immediato. La peste polmonare è la forma più grave della malattia: si verifica quando il batterio della peste infetta i polmoni, può trasmettersi da persona a persona e, se non trattata, presenta un tasso di letalità compreso tra il 30% e il 100%.
Parallelamente, l’agenzia sanitaria russa Rospotrebnadzor è intervenuta per smentire seccamente le notizie su un presunto secondo contagio. “In relazione alle false informazioni apparse sui social network riguardo al secondo caso della malattia in una persona che era in contatto con un dipendente dell’Istituto di Irkutsk... Rospotrebnadzor riporta che queste informazioni non sono vere”, si legge nella dichiarazione.
L’ente ha spiegato che la ricercatrice “era vaccinata e aveva l’immunità contro le infezioni pericolose con cui lavorava”, aggiungendo che oltre il 90% delle persone entrate in contatto con lei ha completato il periodo di sorveglianza medica rigorosa. Nessuno dei soggetti monitorati ha mostrato sintomi o disturbi riconducibili a patologie infettive e gli esiti di quasi 5.000 test di laboratorio non hanno rilevato microrganismi patogeni pericolosi.
Nonostante le rassicurazioni di Mosca, anche da Washington sono giunti solleciti formali per ottenere chiarimenti sulla causa della morte, sui patogeni che hanno giustificato le misure di quarantena e sulla reale portata dei contagi.
Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato di aver programmato un colloquio telefonico con il presidente russo Vladimir Putin per discutere della situazione. Un portavoce del Dipartimento di Stato Usa ha dichiarato: “Abbiamo chiesto ufficialmente informazioni aggiuntive al governo russo. Siamo anche in comunicazione ufficiale con altri Paesi in tutto il mondo per condividere le informazioni”.