STOCCOLMA - Una voce unica, capace di muoversi tra poesia, mito e contemporaneità. Anne Carson, 76 anni, è la vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura 2026.
L’Accademia svedese le ha assegnato la prestigiosa onorificenza per “la sua opera audace e creativa che, in un dialogo giocoso con la tradizione classica, ha dato vita a nuove forme per la letteratura contemporanea”.
Poetessa, saggista, traduttrice dal greco antico e studiosa dei classici, Carson ha costruito nel corso della sua carriera un’opera difficile da ricondurre a un unico genere. Nei suoi libri poesia, narrazione e dramma si intrecciano con i grandi personaggi e le storie della tradizione antica, continuamente riportati nel presente.
È proprio questo dialogo tra passato e contemporaneità ad aver fatto della scrittrice canadese una delle figure più originali della letteratura internazionale.
Tra le favorite dei pronostici, Carson è la diciannovesima donna a conquistare il Nobel per la Letteratura e la seconda scrittrice canadese, dopo Alice Munro, premiata nel 2013.
Quando ha ricevuto la notizia, si trovava in Islanda, “ad ascoltare il vento”. A raccontare quei momenti è stata Ingrid Carlberg, segretaria permanente dell’Accademia Svedese, che ha parlato con la poetessa al telefono poco prima dell’annuncio ufficiale, durante la conferenza stampa. “È rimasta sorpresa, ma molto felice. L’ho percepito – ha detto – Carlberg dalla sua voce”.
Una frase di Carson, tratta da Autobiografia del rosso, sembra restituire bene il rapporto particolare che la scrittrice ha sempre avuto con il linguaggio: “La realtà è un suono, devi sintonizzarti su di esso, non continuare a urlare”.
Nata a Toronto nel 1950, Carson si è laureata in lettere classiche e ha affiancato alla scrittura l’attività accademica e quella di traduttrice. Nel 1981 ha pubblicato la sua tesi di dottorato in studi classici, Odi et Amo Ergo Sum. Nel corso della sua carriera ha insegnato in diverse università, portando avanti una ricerca letteraria nella quale l’attenzione filologica per le parole convive con la necessità di reinventarne continuamente il significato.
L’etimologia è infatti uno dei punti di partenza della sua scrittura. La cultura antica e i personaggi del mito diventano così materia da interrogare e trasformare: Saffo, Edipo, Gerione, Euripide e i loro drammi tornano nelle sue pagine per parlare di desiderio, dolore, identità e relazioni, dentro un mondo che è quello di oggi.
Carson esordisce nel 1986 con Eros il dolceamaro, pubblicato in Italia nel 2021 da Utopia Editore. Attraverso i versi di Saffo e la filosofia platonica, l’autrice esplora la natura del desiderio, inaugurando quella continua contaminazione tra studio dei classici e sperimentazione letteraria che caratterizzerà la sua opera.
Nel 1995 arriva Vetro, Ironia e Dio, la sua più importante raccolta poetica, pubblicata in Italia da Crocetti nel 2023. Il volume si apre con uno dei testi più amati di Carson, dedicato al dolore provocato dalla fine di una storia d’amore.
Ma è con Autobiografia del rosso che la scrittrice porta la sua rilettura del mito a una delle sue forme più compiute. Il romanzo in versi, uscito per la prima volta in Italia nel 2000 per Bompiani e ripubblicato nel 2020 da La Nave di Teseo, prende spunto dal mito di Eracle e Gerione. Quest’ultimo, il personaggio dalle ali rosse, diventa un adolescente vulnerabile della contemporaneità, alle prese anche con la propria omosessualità.
La capacità di Carson di attraversare generi e forme emerge anche ne La bellezza del marito. Un saggio-romanzo in 29 tanghi, pubblicato da La Tartaruga e vincitore del T.S. Eliot Prize. Al centro c’è il fallimento di un matrimonio, raccontato attraverso una forma narrativa che sfugge alle classificazioni tradizionali.
In Economia dell’imperduto (Utopia Editore), con uno scritto della poetessa Antonella Anedda, Carson si concentra invece sul concetto di “economia poetica”. Lo fa mettendo in relazione le biografie di due uomini “nel mondo e mai del mondo”: Simonide di Ceo e Paul Celan, figure lontane nel tempo, ma unite dalla testimonianza della propria epoca e dalla ricerca di un’arte capace di attraversare i secoli.
Anche l’opera di Marcel Proust diventa materia per una delle sue esplorazioni letterarie più singolari. In The Albertine Workout, pubblicato nel 2019 da Edizioni Tlon con testo inglese a fronte, Carson raccoglie tutto ciò che riguarda il personaggio di Albertinenella Recherche di Marcel Proust.
Dopo aver letto Proust in francese, qualche pagina ogni mattina a colazione, per sei anni, ha isolato nel romanzo ogni riferimento al personaggio e lo ha riportato in ordine, un’informazione per paragrafo. Il nome di Albertine compare 2.363 volte, più di quello di qualsiasi altro personaggio, ed è presente o nominata in 807 pagine.
Tra le opere più recenti pubblicate in Italia c’è La Norma sbagliata (Utopia Editore, 2025), una raccolta di versi e prose poetiche che attraversa il confine tra quotidianità e mito, tra ciò che è fugace e ciò che rimane, seguendo ancora una volta quel dialogo tra presente e tradizione che attraversa tutta la produzione di Carson.
Sono oltre venti i libri pubblicati dalla scrittrice canadese, che nel 2005 è stata nominata membro dell’Ordine del Canada e nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui due Griffin Poetry Prize, il Premio Principessa delle Asturie nel 2020, il T.S. Eliot Prize e il MacArthur Fellowship.
Le sue opere sono state pubblicate in Italia da La Nave di Teseo, La Tartaruga, Crocetti, Utopia e Tlon. Alcuni titoli sono usciti anche per Bompiani e Donzelli, che nel 2010 ha pubblicato Antropologia dell’acqua. Riflessioni sulla natura liquida del linguaggio.
E il dialogo con il lettore italiano continuerà nei prossimi mesi. A fine novembre 2026 La Nave di Teseo pubblicherà Red Doc>, seguito del più celebre Autobiografia del rosso. Ancora una volta Carson mescola poesia, dramma e narrazione, per seguire Gerione (il personaggio dalle ali rosse del libro precedente, qui chiamato semplicemente “G”) nel passaggio verso l’età adulta e nei labirinti della modernità.
A primavera 2027 sarà invece Crocetti a portare nelle librerie Antigonick, una riscrittura di Antigone, la tragedia di Sofocle che Carson rilegge e riporta nel proprio universo letterario.
Alla base di questo percorso c’è una ricerca che non ha mai separato il rigore dello studio dalla libertà della creazione. Carson ha fatto della sua formazione classica uno strumento per interrogare la lingua, scavare nell’origine delle parole e trasformare il patrimonio del mito in qualcosa di nuovo.
La sua letteratura nasce proprio da questa tensione: da una parte l’ossessione del filologo per le parole, dall’altra il desiderio del poeta di scoprirne significati inediti. È nell’etimologia che Carson individua il punto di partenza della propria opera.
Per questo il Nobel alla scrittrice canadese non celebra soltanto una poetessa o una studiosa dei classici, ma un’autrice capace di trasformare la tradizione in materia viva. Una scrittrice che, libro dopo libro, ha fatto della contaminazione tra generi, tempi e linguaggi il proprio modo di guardare il mondo.