José Mourinho non ha dimenticato la Roma. Il legame con la città, i tifosi e i colori giallorossi resta intatto, nonostante l’esonero che ha chiuso bruscamente la sua esperienza nella Capitale. In un’intervista concessa al direttore del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni, e pubblicata sul canale YouTube del quotidiano, lo Special One ha ripercorso i momenti più intensi della sua avventura romanista, tra successi, delusioni e un sentimento destinato a durare nel tempo.

“Non esiste e non esisterà mai una parola mia contro la Roma o contro la sua proprietà: quando esco, esco pulito e con un sentimento che sarà per sempre casa mia”, ha dichiarato il tecnico portoghese, oggi alla guida del Real Madrid. Un amore nato fin dal suo arrivo nella Capitale, quando migliaia di tifosi lo accolsero con un entusiasmo che ancora oggi ricorda con emozione. “Il giorno in cui arrivai c’erano migliaia di persone ad accogliermi e non avevo fatto ancora niente. Io non merito questo, ma questa è Roma”.

Il momento più felice resta la conquista della Conference League nel 2022, con il successo di Tirana che ha riportato un trofeo europeo nella bacheca giallorossa. Una vittoria dal valore speciale, soprattutto per una tifoseria abituata a vivere il calcio con passione, ma non sempre ripagata dai risultati. “Una coppa dal significato alto per un club che non vince tanto. Ho fatto errori e perso partite, ma ho lottato sempre per i tifosi, senza preoccuparmi dei rapporti con la proprietà e la ‘politica’ del calcio”, ha ricordato Mourinho.

Se Tirana rappresenta la gioia più grande, Budapest resta invece la ferita più profonda. La finale di Europa League persa contro il Siviglia, segnata dalle polemiche per l’arbitraggio di Anthony Taylor, ha rafforzato il legame tra l’allenatore e il popolo romanista, ma ha anche contribuito ad allontanarlo dalla società.

“La finale di Budapest è il punto massimo di questa connessione. La mia responsabilità è solo per quello che è successo nel tunnel con l’arbitro e non per quello che è accaduto in aeroporto”, ha precisato il portoghese, tornando sugli episodi successivi alla partita. “Io ho pagato con il rapporto con la proprietà, che aveva un profilo diverso dal mio e un approccio diverso per quella finale. Il giorno della finale a Budapest sono stato esonerato: quando sono ritornato dalle vacanze ero già morto”.

Parole amare, che raccontano quanto quella sconfitta abbia segnato non soltanto il percorso europeo della squadra, ma anche il rapporto tra Mourinho e i vertici del club. Un capitolo doloroso che, tuttavia, non ha cancellato l’affetto nei confronti della Roma e dei suoi tifosi.

Adesso il destino gli riserva un nuovo incontro con il passato. Mourinho tornerà all’Olimpico da avversario, alla guida del Real Madrid, per affrontare la formazione allenata da Gian Piero Gasperini in Champions League. Una sfida inevitabilmente carica di emozioni, anche se il tecnico preferisce mantenere l’attenzione sul campo.

“All’Olimpico non mi aspetto niente, se non rispetto. Ancora non ho iniziato a prepararmi per questa partita, né dal punto di vista dell’allenatore che gioca una gara importante, né di un ex che torna a casa”, ha spiegato lo Special One.

Il portoghese sa bene che non sarà una partita come le altre. “Mi devo difendere, preparandomi il meglio possibile per fare bene il mio lavoro. Devo concentrarmi su questo, cercando di dimenticare dove sono e contro chi gioco. Mi è già successo contro l’Inter e il Chelsea, Roma però è diversa”.

Sarà soprattutto l’ingresso nello stadio a rendere speciale la serata. “Per la prima volta dovrò fare la strada verso l’Olimpico e preparare i miei giocatori, che sono tutti di alto livello, per la bellezza antagonista. È un modo diverso di vivere una partita, è di una bellezza estrema giocare lì. Entrare all’Olimpico non sarà come entrare in un altro stadio”, ha confessato Mourinho.

Infine, un pensiero al posto che occupa nel cuore dei tifosi romanisti, con un riferimento inevitabile a Francesco Totti, simbolo indiscusso della storia giallorossa. “Totti non si tocca, non mi sento per niente né vicino a lui né secondo nel cuore della gente. La Roma ha una storia bellissima, con pochi momenti di gloria, con giocatori storici come Bruno Conti, che amo”.

Mourinho non cerca paragoni né riconoscimenti, ma rivendica l’impegno e la passione con cui ha vissuto la sua esperienza nella Capitale. “Io sono stato uno che ha dato tutto, e la gente lo ha capito, più nella finale di Budapest che in quella vinta”, ha concluso.

Un legame che va oltre i risultati e gli addii. Perché, anche dopo la separazione, Roma continua a occupare un posto speciale nel cuore dello Special One.