CAMPOBASSO – Dopo le verifiche sui computer di Gianni Di Vita, l’attenzione degli investigatori sul caso della ricina si sposta sulla scuola di Riccia, il paese distante poco meno di venti chilometri da Pietracatella, frequentato da persone che hanno avuto rapporti con Sara Di Vita e la madre Antonella Di Ielsi, morte avvelenate a dicembre scorso.
La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli,ha disposto per martedì mattina un’“ispezione informatica” all’interno dell’istituto agrario, dove lavora come tecnico di laboratorio il marito di un’amica di Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime. La donna, professoressa in un altro istituto, e il marito sono già stati sentiti in Questura.
Gli agenti dovranno controllare oltre 70 dispositivi elettronici presenti nella scuola, con l’obiettivo di verificare se da qualcuno di quei computer siano state effettuate ricerche sulla ricina o su modalità di preparazione e somministrazione del veleno.
Gli investigatori cercano di ricostruire la provenienza della sostanza utilizzata per uccidere Sara (15 anni) e Antonella (50) e di capire se vi siano stati acquisti o ricerche sul web o nel dark web.
Nel decreto di perquisizione si fa riferimento a navigazioni e quesiti su piattaforme online ritenuti “degni di interesse investigativo”, effettuati da persone al momento ignote e collegati a parole come “veleno” e “ricina”.
Tra i termini attenzionati ci sono anche “solfato di ammonio”, “solfato di sodio”, “ricino”, “semi di ricino”, “olio di ricino”, “deep web” e “dark web”. Gli investigatori cercheranno inoltre eventuali tracce di cancellazione delle ricerche.
La Squadra Mobile di Campobasso, diretta da Marco Graziano, ha già acquisito i dati dei dispositivi informatici della scuola e, secondo quanto scrive la procuratrice, non può essere escluso che con quegli strumenti siano state eseguite navigazioni riguardanti la ricina.
La maggior parte dei computer da controllare si trova nel laboratorio adiacente alla serra, altri nelle aule. Alcuni dispositivi sono nella sede delle scuole medie, ma utilizzati dallo stesso istituto agrario, mentre una decina sono computer più datati e inutilizzati da anni.
Nei giorni scorsi erano state effettuate perquisizioni negli studi di lavoro e nella nuova abitazione di Gianni Di Vita a Pietracatella e Campobasso. L’ex sindaco, padre e marito delle vittime, non risulta indagato.
L’inchiesta sul duplice omicidio resta ancora senza iscritti nel registro degli indagati. Nel primo filone, aperto per omicidio colposo dopo i ricoveri e la morte delle due donne, risultano invece indagati cinque medici.