TEHERAN - Un’intensa notte di bombardamenti ha colpito l’Iran, prendendo di mira centri di comando militare, strutture per missili e droni, siti di sorveglianza, difesa costiera e capacità marittime appartenenti ai pasdaran. 

Attraverso una nota dell’esercito e un messaggio pubblicato su X dal Comando Centrale degli Stati Uniti d’America (Centcom), Washington ha confermato il completamento con successo dell’operazione.

“Alle 22 (ora della costa orientale degli Stati Uniti) del 29 luglio, le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) hanno completato con successo un’intensa ondata di raid contro l’Iran, in risposta ai tentati attacchi missilistici di ieri contro le forze statunitensi”, si legge nella nota dell’esercito statunitense. 

Il Centcom ha precisato che sono stati “colpiti decine di obiettivi in risposta all’attacco contro le forze Usa”, definendo l’azione come “una potente risposta al tentato attacco di ieri dell’Iran contro le forze Usa basate in Medio Oriente”. 

I dettagli forniti dalle forze armate Usa chiariscono la portata e le motivazioni dell’intervento: “I mezzi del Centcom hanno colpito decine di obiettivi dei Guardiani della Rivoluzione Islamica in Iran, inclusi centri di comando militare, strutture per missili e droni, siti di sorveglianza e difesa costiera e capacità marittime. Gli attacchi miravano a ridurre ulteriormente le minacce poste dall’Iran e dai suoi gruppi affiliati alle forze statunitensi, al traffico marittimo commerciale e ai Paesi del Golfo vicini”. 

I raid sono stati confermati anche sul fronte iraniano. L’agenzia di stampa statale Irna ha riportato che diverse città nella provincia sud-occidentale del Khuzestan (tra cui Abadan, Shadegan, Arvandkenar e Ahvaz) e l’isola di Qeshm, nel Golfo Persico, sono state colpite. 

L’agenzia iraniana Fars ha riferito dell’uccisione di tre persone della stessa famiglia e del ferimento di altre due nei raid statunitensi sull’isola di Qeshm, nel sud del Paese. “Un attacco statunitense contro un’abitazione nel quartiere di Chah Tangu, a Qeshm, ha ucciso tre membri della stessa famiglia: il padre, la madre e il figlio di 2 anni”, ha scritto Fars su Telegram citando l’Università di scienze mediche di Hormozgan, aggiungendo che “altri due bambini, di 7 e 9 anni, sono rimasti feriti durante l’attacco e trasferiti in ospedale”. 

Parallelamente, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato l’uccisione di tre dei loro soldati in un attacco statunitense sferrato in una provincia nord-occidentale dell’Iran. “Nel brutale attacco perpetrato dal criminale regime terroristico statunitense giovedì 30 luglio 2026, tre coraggiosi e devoti membri delle Guardie Rivoluzionarie nella provincia di Zanjan sono diventati martiri”, ha dichiarato la sezione regionale dell’esercito ideologico della Repubblica Islamica in una nota diffusa dall’agenzia Tasnim. 

In questo clima di forte instabilità, la crisi si è estesa a diversi Paesi della regione. L’Arabia Saudita, maggior esportatore di petrolio al mondo, ha denunciato due giorni di attacchi con droni contro i propri impianti petroliferi, attribuendoli a gruppi armati iracheni alleati di Teheran. A seguito di questi episodi, è scattata un’operazione aerea congiunta USA-Arabia Saudita contro siti logistici e di armi appartenenti a un gruppo allineato con l’Iran.

L’alleanza irachena Hashed al-Shaabi (le Forze di Mobilitazione Popolare, nate nel 2014 per combattere i jihadisti e poi integrate nell’esercito) ha denunciato la morte di almeno 20 miliziani e una “pericolosa escalation”.  

Da parte sua, l’Iraq ha condannato gli attacchi affermando di respingere “ogni atto di aggressione, indipendentemente da chi ne sia responsabile o dalle giustificazioni addotte”, sebbene secondo Fox News Donald Trump abbia dichiarato che gli attacchi sono stati “coordinati con il governo iracheno”. 

Nel frattempo, l’esercito giordano ha dichiarato di aver intercettato cinque missili iraniani dopo che il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione aveva affermato di aver preso di mira basi statunitensi nel Paese. Con un comunicato, i pasdaran hanno sostenuto di aver distrutto tre F-35 e inflitto “gravi danni” ad altri tre velivoli colpendo una rampa e un capannone di manutenzione della base Usa di al-Azraq, in Giordania, come ritorsione per l’attacco a Qeshm.  

“Nell’attacco sono rimasti uccisi anche diversi ufficiali nemici e personale tecnico e di manutenzione. La nostra regione non è un posto per l’esercito infanticida che massacra crudelmente famiglie innocenti nel cuore della notte mentre dormono”, hanno affermato le Guardie Rivoluzionarie, promettendo di proseguire la lotta fino a quando “l’ultimo occupante statunitense non sarà espulso dalle terre islamiche”. 

Su un altro fronte, infine, Israele ha accusato Hezbollah di aver impiegato un drone durante la notte contro un veicolo israeliano in Libano, un’operazione che l’esercito di Tel Aviv ha definito come “una palese violazione del cessate il fuoco”.