ROMA - Ripartire dai bambini, valorizzare il talento e costruire un percorso che accompagni i giovani fino al professionismo. Claudio Ranieri indica la strada per rilanciare il calcio italiano e, ai microfoni di Sky Sport, traccia un bilancio dei suoi primi cento giorni alla presidenza del Club Italia, dopo la nomina da parte di Giovanni Malagò. Un lavoro “minuzioso”, concentrato su due priorità: migliorare la formazione dei bambini tra i cinque e i tredici anni e superare le difficoltà che ostacolano il passaggio dei ragazzi tra i 18 e i 21 anni dalla Primavera al calcio professionistico.
Per Ranieri, il cambiamento deve partire dalle fondamenta. “Servono percorsi psicopedagogici adatti ai bambini di cinque, sei, sette, otto anni. E a questo ci devono aiutare gli psicologi e le persone idonee: non basta soltanto il maestro di calcio”, spiega l’ex allenatore della Roma. Sul fronte del professionismo, invece, propone di estendere alla Serie B gli incentivi economici già previsti in Serie C per le società che impiegano giovani calciatori. “Abbiamo aiutato gli stranieri a venire con il Decreto Crescita, perché non proviamo a farlo anche con i giovani?”, osserva, sottolineando la necessità di coinvolgere istituzioni e governo. “Da solo, il calcio non può farlo”.
Intanto prende forma un progetto pilota, sviluppato attraverso il confronto con le diverse componenti del movimento, che partirà l’11 gennaio e proseguirà fino a giugno. L’obiettivo è verificare l’efficacia delle iniziative e introdurre eventuali miglioramenti in vista della stagione successiva. “È un progetto che ha respiro totale. Perché da questo progetto pilota poi riusciremo tutti quanti a parlare con la stessa lingua”, sottolinea Ranieri.
Il presidente del Club Italia non nasconde che servirà pazienza. Condivide infatti la valutazione di Paolo Maldini, secondo cui saranno necessari dagli otto ai dieci anni per raccogliere i frutti di una riforma strutturale. Il riferimento è anche al modello del tennis, dove la preparazione degli istruttori segue un percorso formativo rigoroso. “Vorrei migliorare proprio questi allenatori di base, perché sono loro il futuro dei possibili campioni”, afferma Ranieri, convinto che la qualità dell’insegnamento rappresenti il primo passo per far emergere nuovi talenti.
La sua idea è recuperare la spontaneità del calcio di una volta, quando i bambini imparavano a giocare nelle strade, nelle piazze e negli oratori. “Adesso gli allenatori sono bravi, vogliono dimostrare la loro cultura e la loro bravura, però si dimenticano del bambino. Il bambino deve essere al centro di questo progetto”, avverte. Prima degli schemi e della tattica, dunque, spazio ai fondamentali: controllo, conduzione e calcio del pallone, senza rinunciare alla fantasia e all’iniziativa individuale.
“Prendevamo la palla e nessuno ci diceva di fare la diagonale o altro. Prendevamo la palla e volevamo dribblare tutti”, ricorda Ranieri. Un approccio che, a suo giudizio, può favorire lo sviluppo delle qualità individuali prima di introdurre gradualmente la tattica di reparto e quella di squadra. “Io credo che il talento calcistico ci sia, però va sviluppato”, ribadisce, riconoscendo anche il buon lavoro svolto dalle Nazionali giovanili.
Nessuna intenzione, invece, di entrare nelle questioni politiche legate alle prossime elezioni federali. Sul confronto tra Malagò e Adriano Galliani, Ranieri preferisce mantenere le distanze: “Sono un uomo di campo, di altre cose non mi voglio occupare”.
La priorità resta investire sulla crescita dei giovani, mettendo a disposizione risorse e strumenti adeguati. “Dobbiamo ritornare a fare i maestri, i maestri di calcio”, insiste il presidente del Club Italia, respingendo l’idea che ogni risultato negativo della Nazionale debba portare a una rivoluzione. “Non è tutto da rifare: è tutto da migliorare. E mi piacerebbe che tutto quello che ho detto ora si riversasse sul campo”.