ROMA - Sigfrido Ranucci continua a lavorare al nuovo ciclo di Report, mentre resta aperto il confronto sulla sua posizione in Rai dopo l’arresto di Valter Lavitola per l’attentato al giornalista.  

A difenderlo è il suo legale, Roberto De Vita, che parla di “un paradosso morale” davanti alle richieste politiche di sostituzione del conduttore. 

“Come già in precedenti audit conclusi con conferma della correttezza dell’operato di Report, Ranucci ha sempre difeso il valore dei giornalisti della redazione tutelandone autonomia ed indipendenza”, afferma l’avvocato.  

Secondo De Vita, il giornalismo d’inchiesta espone costantemente a critiche e attacchi, ma in questo caso verrebbe imputata alla vittima di un grave attentato  la responsabilità di un danno all’immagine. 

Per il legale, chiedere dalla politica la sostituzione di Ranucci significa trasformare l’attentato in un pretesto, con “conseguenze gravi per la democrazia”. La nota arriva dopo la consegna all’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi della relazione del Comitato etico sulla vicenda. 

Secondo quanto si apprende da diverse fonti, al momento non sarebbe sul tavolo l’ipotesi di un passo indietro del conduttore. Ranucci avrebbe parlato del nuovo ciclo di Report anche nella riunione con il direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini, in uno degli incontri di lavoro proseguiti dopo l’esplosione del caso Lavitola.  

Non troverebbero riscontro nemmeno le indiscrezioni su una possibile richiesta di risarcimento alla Rai in caso di allontanamento dal programma. 

Intanto il giornalista rilancia su Facebook l’intervento dell’eurodeputato Pd Sandro Ruotolo, responsabile Informazione della segreteria dem, che ha scritto alla vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen sulle dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini controdi lui e sulla richiesta rivolta alla Rai di sospenderlo dalla conduzione di Report. 

Secondo Ruotolo, la questione riguarda l’indipendenza del servizio pubblico e l’applicazione dell’European Media Freedom Act. “Non può essere il vicepresidente del Consiglio a decidere il futuro professionale di un giornalista della Rai. E non può essere il governo a stabilire chi debba o non debba condurre un programma del servizio pubblico”, afferma l’eurodeputato. 

Ruotolo sottolinea che sull’attentato subito da Ranucci indaga la magistratura e che spetta solo ai giudici accertare fatti, movente e responsabilità. Allo stato degli atti, aggiunge, l’ordinanza del giudice non attribuisce al giornalista alcuna conoscenza preventiva o partecipazione al piano. Per questo, sostiene, “trasformare la vittima di un attentato nell’imputato politico della vicenda è inaccettabile”. 

Il Pd chiede quindi alla Commissione europea di valutare se le dichiarazioni e le richieste di Salvini alla Rai possano configurare un’interferenza o un tentativo di influenza politica sulle decisioni editoriali del servizio pubblico, in violazione delle norme europee sulla libertà e sull’indipendenza dei media.