SYDNEY – La Reserve Bank of Australia (RBA) dovrebbe lasciare I tassi d’interesse invariati al 4,35 per cento al termine della riunione di due giorni che si conclude oggi pomeriggio, ma l’attenzione sarà concentrata soprattutto sul linguaggio scelto dalla governatrice Michele Bullock e sulle nuove previsioni economiche.
Mercati e analisti sono quasi concordi sull’assenza di un nuovo intervento immediato. Il quadro resta però incerto, tra guerra in Medio Oriente, prezzi delle abitazioni, consumi più deboli e un’inflazione che continua a superare la fascia obiettivo del 2-3 per cento.
Chris Read, capo economista australiano di Morgan Stanley, si aspetta un messaggio ancora prudente e orientato al rischio di nuovi rincari. Secondo la banca, Bullock dovrebbe richiamare la persistenza dell’inflazione e il pericolo che aspettative elevate si consolidino, pur riconoscendo il rallentamento della domanda interna.
L’inflazione di fondo (trimmed mean) trimestrale, misura preferita dalla RBA, si trova al 3,6 per cento. Il dato è inferiore al 3,8 per cento previsto dalla Banca centrale a maggio, ma resta nettamente sopra il livello desiderato.
Il risultato di giugno ha ridotto le probabilità attribuite dai mercati a ulteriori rialzi nel breve periodo. Nonostante ciò, la Reserve Bank difficilmente chiuderà esplicitamente quella possibilità.
Morgan Stanley indica diversi fattori che potrebbero mantenere alta l’inflazione: l’aumento del salario minimo entrato in vigore a luglio, un dollaro australiano più debole e un percorso dei tassi meno restrittivo rispetto alle precedenti ipotesi.
Gli analisti ritengono quindi probabile che le nuove previsioni continuino a mostrare un ritorno dell’inflazione verso il centro della fascia obiettivo soltanto nel 2028.
Anche il conflitto in Medio Oriente rappresenta un’incognita. Belinda Allen, responsabile dell’economia australiana alla Commonwealth Bank, ha osservato che il nuovo aumento dei prezzi del petrolio potrebbe riaccendere spinte inflazionistiche dopo il miglioramento osservato a giugno.
Allo stesso tempo, una domanda più debole dovrebbe ridurre la capacità delle imprese di trasferire integralmente i maggiori costi sui consumatori. Secondo Allen, la RBA avrà però bisogno dei dati del terzo trimestre prima di valutare con maggiore precisione il quadro, rendendo novembre la prima finestra plausibile per un nuovo rialzo.
Gli economisti delle quattro maggiori banche, insieme a Morgan Stanley, ritengono comunque più probabile che la prossima mossa della Reserve Bank sia un taglio.
Il segnale principale arriva dal mercato immobiliare, che da maggio si è indebolito più rapidamente del previsto. Per Morgan Stanley, proprio la casa rappresenta il principale canale attraverso cui la politica monetaria influenza l’economia: un ulteriore rallentamento offrirebbe alla RBA maggiore fiducia sul fatto che la domanda continuerà a raffreddarsi nei prossimi mesi.