BUENOS AIRES - A quasi trent’anni da “Garage Olimpo”, Marco Bechis riprende il tema della dittatura militare argentina con il suo nuovo film, “Ritorno a Buenos Aires”, che sarà presentato in concorso alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (in programma al Lido dal 2 al 12 settembre 2026).
Il film, scritto da Bechis insieme a Viges Bechis Boll, è una coproduzione internazionale tra Italia e Brasile, prodotta da Fandango, 39 Films, Karta Film e 34 Filmes con Rai Cinema.
Il trailer ufficiale è stato appena diffuso. L’attore protagonista è Adriano Giannini – il figlio di Giancarlo, che aveva esordito sul grande schermo affiancando Madonna nella remake di “Travolti da un insolito destino” - , nei panni di Mariano Guerra, un medico italiano che nel 2008 decide di tornare a Buenos Aires dopo 33 anni trascorsi in Italia.
Il motivo del viaggio è testimoniare al processo contro gli ex militari che lo avevano sequestrato, torturato e costretto alla schiavitù durante la dittatura. Il ritorno nella capitale argentina lo obbliga così a confrontarsi non soltanto con il proprio passato, ma anche con il significato di essere sopravvissuto.
La trama è molto personale per il regista e sceneggiatore e nasce da un’esperienza traumatica che il regista porta con sé da quasi mezzo secolo.
Nel 1977, quando Bechis aveva vent’anni, fu sequestrato a Buenos Aires per motivi politici e detenuto in un centro clandestino. Dopo la liberazione e l’espulsione dall’Argentina arrivò a Milano, dove avrebbe iniziato il percorso che lo avrebbe portato al cinema.
Nella sua carriera ha trattato piú volte il periodo dell’ultima dittatura argentina.
Con “Garage Olimpo”, del 1999, Bechis raccontò direttamente il sistema dei centri clandestini di detenzione e tortura della dittatura argentina, ispirandosi alla propria esperienza di prigioniero. Due anni più tardi, con “Figli/Hijos”, affrontò invece la tragedia dei figli dei desaparecidos, sottratti alle loro famiglie e adottati illegalmente durante il regime.
“Ritorno a Buenos Aires” rappresenta quindi un ritorno a un territorio cinematografico che Bechis conosce intimamente, ma con una prospettiva diversa: non più soltanto la violenza della dittatura, bensì ciò che rimane decenni dopo, quando i sopravvissuti devono fare i conti con la memoria, la giustizia e il peso di essere ancora vivi.
Il nuovo film si inserisce inoltre in un percorso che Bechis ha costruito nel tempo intorno al rapporto tra memoria individuale e memoria collettiva.
Nel 2015 il regista aveva realizzato il documentario “Il rumore della memoria”, dedicato alla storia di Vera Vigevani Jarach, ebrea italiana emigrata in Argentina e successivamente diventata una delle Madres de Plaza de Mayo. Vera aveva perso il nonno, deportato e ucciso ad Auschwitz, e la figlia Franca, desaparecida durante la dittatura argentina.
Nel documentario, Vera dialoga e si confronta anche con Liliana Segre, deportata ad Auschwitz e sopravvissuta alla Shoah. Due esperienze diverse, quella dell’esilio e quella della deportazione, si incontrano attraverso la memoria e permettono a Bechis di mettere in relazione due tragedie del Novecento.
Non è dunque casuale che, dopo aver raccontato la memoria di Vera e il legame tra la Shoah e la dittatura argentina, Bechis torni oggi alla Buenos Aires della sua giovinezza.
Anche “Ritorno a Buenos Aires” nasce dalla necessità di interrogare ciò che resta di una violenza politica quando sono trascorsi decenni, ma le sue conseguenze continuano a vivere nella memoria dei sopravvissuti.
A Venezia, “Ritorno a Buenos Aires” sarà uno dei cinque film italiani in concorso per il Leone d’Oro. La 83ª Mostra presenterà complessivamente 20 titoli nella competizione principale e si svolgerà dal 2 al 12 settembre e arriverà poi nelle sale italiane il 17 settembre.
Per Bechis sarà così un nuovo incontro con la città che ha segnato la sua vita e con una storia che, attraverso il cinema, continua a chiedere di essere ricordata.