In questo contesto storico difficile, oscuro, che provoca tanta ansia, portare avanti progetti che parlino di arte, di bellezza e di poesia è qualcosa a cui tengo molto”. Con queste parole Roberto Bolle racconta non soltanto il significato di uno dei suoi progetti più importanti, OnDance, ma anche una precisa idea del ruolo che l’arte può avere nella società. In tempi segnati da guerre, divisioni e inquietudini, la danza diventa così qualcosa di più di uno spettacolo: può trasformarsi in un linguaggio universale capace di mettere insieme persone diverse. 

È proprio questo lo spirito con cui dall’11 al 13 settembre torna a Milano OnDance, la grande festa della danza ideata da Bolle nel 2018. La nona edizione si concluderà con una particolare Marcia della Felicità, alla quale prenderanno parte circa duemila danzatori. Non sarà soltanto un evento dedicato agli appassionati di balletto, ma una grande manifestazione all’insegna della partecipazione, dell’inclusione e della condivisione.

“È soprattutto un messaggio di felicità, ma anche di unione e di inclusione”, spiega Bolle, sottolineando quanto sia significativo vedere realtà e discipline differenti ballare insieme. Dal tango al flamenco, dalla danza classica alle danze urbane, fino alla samba e alla danza irlandese, l’idea è quella di abbattere simbolicamente le distanze attraverso il movimento. Un concetto tutt’altro che scontato in un’epoca nella quale le differenze vengono spesso percepite come motivo di contrapposizione. 

La sua storia comincia in Piemonte. Nato nel 1975, scopre prestissimo la passione per la danza e a soli 12 anni supera l’audizione per entrare nella prestigiosa Scuola di Ballo del Teatro alla Scala di Milano. È un passaggio decisivo: per un ragazzo così giovane significa lasciare il proprio ambiente e trasferirsi nel capoluogo regionale lombardo per inseguire un sogno che richiederà disciplina, sacrifici e una dedizione quasi assoluta.

Uno degli episodi più curiosi della sua adolescenza riguarda un incontro destinato a rimanere impresso nella sua carriera. Nel 1990, quando Bolle ha appena 15 anni, il leggendario Rudolf Nureyev lo nota durante una prova alla Scala. 

Il grande danzatore russo gli chiede di eseguire alcuni esercizi alla sbarra e, colpito dalle sue qualità, lo vorrebbe per interpretare Tadzio in Morte a Venezia. La Scala, tuttavia, non gli concede il permesso di accettare il ruolo a causa della sua giovanissima età.

L’incontro con Nureyev rimarrà comunque fondamentale nella formazione del ragazzo e nella consapevolezza del proprio talento. 
La crescita è rapidissima. Nel 1995, appena ventenne, Bolle interpreta Romeo nel Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan. L’anno successivo viene nominato primo ballerino della Scala. Da quel momento la sua carriera internazionale decolla: Londra, New York e i più prestigiosi palcoscenici del mondo cominciano a contenderselo.

Nel 1999 arriva un altro riconoscimento significativo: Bolle viene nominato Goodwill Ambassador dell’UNICEF, diventando il più giovane testimonial dell’organizzazione fino a quel momento. È un incarico che anticipa, in qualche modo, quella vocazione alla solidarietà e all’impegno civile che negli anni diventerà una parte importante della sua attività. 

La consacrazione internazionale arriva anche grazie al rapporto con le grandi istituzioni della danza. Nel 2004 diventa étoile del Teatro alla Scala, un titolo che rappresenta il vertice della carriera di un ballerino all’interno del teatro milanese. Ma Bolle non si ferma all’Italia. Nel 2009 viene nominato Principal Dancer dell’American Ballet Theatre di New York, diventando il primo ballerino italiano a ottenere questo prestigioso titolo. Il fatto che riuscisse contemporaneamente a mantenere il ruolo di étoile alla Scala rende il risultato ancora più eccezionale. La sua carriera assume così una dimensione realmente internazionale, tanto da essere definito l’“étoile dei due mondi”, quello italiano e quello americano. 

Nel corso degli anni Bolle ha danzato nei teatri più importanti e accanto a numerose stelle della danza internazionale. Ha inoltre partecipato a eventi lontani dal tradizionale circuito del balletto: nel 2002, per esempio, è stato l’unico artista italiano invitato a esibirsi a Buckingham Palace durante le celebrazioni per il Giubileo d’oro della regina Elisabetta II. È un dettaglio che aiuta a comprendere quanto, già allora, la sua figura avesse superato i confini del mondo della danza per diventare un simbolo dell’eccellenza italiana. 
Uno degli aspetti più interessanti della parabola di Bolle è proprio la capacità di trasformare il successo personale in un progetto più ampio: avvicinare alla danza un pubblico che normalmente non frequenta i teatri.

Una delle immagini più forti del progetto è stata il Ballo in Bianco, la grande lezione di danza all’aperto in piazza Duomo a Milano. Nel 2022 vi parteciparono 1.607 ballerini provenienti da tutta Italia, con Bolle stesso alla sbarra. Un’immagine spettacolare, ma anche simbolica: il balletto, tradizionalmente associato ai grandi teatri, usciva dalle sale e conquistava uno degli spazi pubblici più rappresentativi d’Italia. 

A coronare una carriera già eccezionale arriverà nel 2027 uno dei riconoscimenti più sorprendenti: Roberto Bolle entrerà nella Hollywood Walk of Fame nella categoria Live Theatre/Live Performance.