Dieci anni di Rocco Schiavone, dieci anni di un personaggio fuori dagli schemi che ha saputo conquistare il pubblico della televisione italiana.
Per Marco Giallini, il vicequestore nato dalla penna di Antonio Manzini è molto più di un ruolo professionale: è un incontro artistico fortunato, una figura nella quale riconoscere aspetti della propria sensibilità e un’avventura televisiva che continua a regalare soddisfazioni.
Quando Rocco Schiavone è arrivato sul piccolo schermo, nel 2016, ha portato con sé un modo diverso di raccontare il poliziesco.
Burbero, insofferente alle regole, ironico e spesso provocatorio, il vicequestore si è imposto fin da subito come un protagonista lontano dal modello tradizionale dell’investigatore televisivo.
Non è un eroe senza macchia, non cerca di apparire irreprensibile e non nasconde le proprie contraddizioni. Fuma, impreca, infrange le convenzioni e affronta il lavoro con metodi personali, mantenendo un rapporto complicato con le istituzioni e con il mondo che lo circonda.
È proprio questa imperfezione a renderlo interessante. Schiavone è un uomo segnato dalle esperienze, capace di durezza ma anche di fragilità, attraversato da una malinconia che affiora dietro il sarcasmo.
La sua apparente indifferenza convive con un forte senso della giustizia e con una dimensione emotiva che la serie sviluppa progressivamente, senza rinunciare all’umorismo nero e alla componente investigativa.
Per Giallini, interpretare un personaggio simile ha significato entrare in un universo narrativo particolarmente vicino alla propria sensibilità.
L’attore ha riconosciuto in Schiavone una familiarità con certi ambienti popolari e con i ragazzi di strada frequentati durante la giovinezza.
Una vicinanza umana che contribuisce a spiegare la naturalezza con cui ha costruito il personaggio, restituendone la ruvidità senza trasformarla in una semplice maschera.
Il successo della serie è stato accompagnato da una risposta del pubblico che ha superato le aspettative iniziali. A colpire Giallini è stata soprattutto la capacità di Schiavone di raggiungere spettatori diversi, compresi molti giovani laureati, segno di un interesse che va oltre il meccanismo del giallo.
La serie affronta infatti temi come la solitudine, il lutto, la corruzione, il rapporto con il potere e la difficoltà di distinguere, nella vita quotidiana, tra ciò che è giusto e ciò che è semplicemente consentito.
Il legame con il pubblico si è consolidato anche al di fuori dello schermo. Il personaggio è diventato così riconoscibile da essere ormai associato direttamente al suo interprete, al punto che persino alcuni appartenenti alle forze dell’ordine si rivolgono all’attore chiamandolo Rocco.
Un segnale della forza con cui la figura del vicequestore è entrata nell’immaginario collettivo.
Una parte importante dell’identità della serie è rappresentata dalla Valle d’Aosta. Il trasferimento di Schiavone da Roma ad Aosta costituisce uno degli elementi narrativi centrali e crea un contrasto costante tra il carattere del protagonista e il paesaggio montano che lo circonda.
Il freddo, la neve e gli spazi della regione diventano parte integrante del racconto, contribuendo a definire l’atmosfera delle indagini e l’isolamento del personaggio.
Un rapporto che ha lasciato il segno anche nella vita di Giallini, insignito della cittadinanza onoraria della Valle d’Aosta.
Il decennale rappresenta anche l’occasione per ripercorrere una carriera che ha attraversato alcune delle esperienze più significative della serialità italiana.
Da Romanzo criminale a Boris, Giallini ha preso parte a produzioni capaci di segnare epoche e linguaggi diversi della televisione.
Tra i titoli a cui è particolarmente legato c’è anche Buttafuori, la sitcom del 2006 interpretata insieme a Valerio Mastandrea e firmata dagli autori Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo.
All’epoca, la serie non riuscì a raggiungere un vasto pubblico, anche a causa di una collocazione televisiva poco favorevole.
Eppure quell’esperienza contribuì a preparare il terreno per Boris, diventata in seguito una delle commedie più rappresentative della televisione italiana contemporanea.
Ora quel progetto torna con Buttafuori - Il ritorno, nuovamente con Giallini e Mastandrea, in una produzione che riporta al centro un sodalizio artistico consolidato nel tempo.
Il presente dell’attore è caratterizzato anche da altri impegni cinematografici. Giallini ha appena terminato il lavoro sul nuovo film di Rolando Ravello, Siamo solo voi, ed è impegnato nelle riprese del seguito di FolleMente, il film diretto da Paolo Genovese.
Una serie di progetti che testimonia la continuità di una carriera capace di alternare cinema e televisione, commedia e dramma, personaggi popolari e figure più tormentate.
Ma il legame con Rocco Schiavone è destinato a proseguire. Il ritorno della serie è previsto a gennaio con l’ottava stagione, mentre resta aperta la possibilità che la storia possa estendersi ulteriormente.
Un orizzonte che dipenderà naturalmente dall’evoluzione del racconto e dal destino del suo protagonista. A dieci anni dal debutto, Schiavone conserva intatta la capacità di attirare l’attenzione proprio perché non cerca di piacere a tutti.