BRUXELLES - L’Europa si avvicina alla stagione invernale con le riserve di gas naturale ai minimi storici degli ultimi cinque anni. In un contesto già complesso, i conflitti in corso in Medio Oriente e la limitata offerta di gas naturale liquefatto (Gnl) sul mercato globale aumentano il rischio di nuovi shock dei prezzi. Secondo un’analisi condotta da Reuters sui dati di mercato, gli impianti di stoccaggio europei sono attualmente pieni soltanto al 55% circa, il livello più basso registrato per questo periodo dell’anno dal 2021. 

Come osserva l’agenzia di stampa, l’attuale livello dello stoccaggio “non significa un pericolo immediato di carenze, ma un livello inferiore delle riserve aumenterà la dipendenza dell’Europa dalle condizioni meteorologiche e dalla stabilità del mercato internazionale”. 

Dopo l’inizio della guerra in Ucraina nel febbraio 2022, l’Europa ha rapidamente ridotto la propria dipendenza dai gasdotti russi, trasformandosi in uno dei maggiori importatori mondiali di Gnl. Questo passaggio ha tuttavia generato nuove criticità: l’Unione si trova ora a dover competere direttamente con l’Asia per accaparrarsi le limitate forniture disponibili a livello globale, come evidenziato dall’emittente serba B92. 

A seguito dell’escalation tra Stati Uniti e Iran, i flussi di Gnl verso l’Europa hanno subito un rallentamento, mentre i Paesi asiatici sono tornati ad acquistare sul mercato con maggiore aggressività. I dati indicano che a luglio le importazioni europee di gas liquefatto potrebbero scendere a circa 6,3 milioni di tonnellate, toccando il punto più basso da settembre 2024. 

A destare particolare preoccupazione è la situazione del Qatar, uno dei maggiori esportatori mondiali di Gnl. Prima della crisi, il Paese rappresentava circa un quinto dell’offerta globale, e qualsiasi eventuale interruzione delle rotte attraverso lo Stretto di Hormuz rischia di complicare ulteriormente le consegne. 

I problemi per il continente non si limitano al solo gas naturalizzato: anche il mercato del diesel (carburante fondamentale per i trasporti, l’industria e il riscaldamento domestico) mostra segnali di forte criticità. Le scorte europee di diesel sono infatti scese ai livelli più bassi dal 2022, complici le interruzioni in Medio Oriente che hanno ridotto la disponibilità delle importazioni. 

“Se l’inverno sarà mite, l’Europa riuscirà a evitare problemi più gravi, ma un periodo prolungato di freddo aumenterebbe significativamente i consumi e metterebbe sotto pressione il sistema energetico”, conclude l’analisi di Reuters.