STRASBURGO - L’Unione Europea punta a cambiare radicalmente il rapporto tra i minori e l’ambiente digitale. Presentato a Strasburgo dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e dalla vicepresidente Henna Virkkunen, il Kids Act propone una stretta decisa sull’accesso ai social media, l’introduzione di regole basate su fasce d’età e la completa inversione dell’onere della prova, imponendo alle piattaforme di dimostrare di essere sicure e adeguate fin dalla progettazione (safe by design).
La proposta legislativa nasce dalle analisi e raccomandazioni del Gruppo speciale sulla sicurezza dei minori online. Convocato dalla stessa von der Leyen, il tavolo ha riunito oltre 60 esperti, tra cui rappresentanti della società civile, dei giovani, genitori, educatori, neuropsichiatri infantili, specialisti di sanità pubblica, neurologi ed esperti di tecnologia, che si sono incontrati tre volte prima di consegnare la relazione finale a luglio 2026.
“Oggi i nostri bambini interagiscono con alcune delle tecnologie più sofisticate mai create, e queste non sono state create pensando al loro benessere e sviluppo”, ha dichiarato Ursula von der Leyen in conferenza stampa. “Le piattaforme sono progettate per catturare l’attenzione”, ha sottolineato la presidente, spiegando che gli algoritmi “apprendono dal nostro comportamento e lo sfruttano per farci cliccare, reagire: è il loro piano di business. L’obiettivo è mantenere i bambini online e monetizzare la loro attenzione”, come confermato da un “corpus solido di evidenze sui danni che i social media provocano a un cervello e a una personalità in via di sviluppo”.
Una realtà affrontata quotidianamente dai familiari, “Conosciamo tutti le conseguenze: privazione del sonno, depressione, ansia, autolesionismo, comportamenti compulsivi e, tragicamente, il suicidio. I genitori non possono competere né tenere il passo con gli algoritmi, e non dovrebbero doverlo fare”. Per questo motivo, la proposta “mette i genitori al posto di guida e sposta l’onere di dimostrare la sicurezza sulle piattaforme, dove deve stare”, fissando “confini chiari nel mondo digitale, così come facciamo quotidianamente nel mondo reale”.
L’impianto del Kids Act prevede un approccio graduale strutturato in base all’età dell’utente. A partire dai 15 anni è consentito creare un account autonomo sui servizi di social media. Per la fascia d’età compresa tra i 13 e i 15 anni non compiuti, l’accesso autonomo è invece vietato: i minori possono utilizzare social media e piattaforme di condivisione video adatti alla loro età unicamente tramite “controllo parentale”, ossia mediante “mini-account” configurati e gestiti dal tutore attraverso il proprio profilo. Tali mini-account devono integrare salvaguardie specifiche, come contatti sociali limitati e un tetto al tempo di utilizzo dello schermo fissato a un massimo di un’ora al giorno.
Infine, per i bambini dai 3 ai 13 anni non compiuti vige il divieto totale di accesso ai social media, con la sola possibilità di fruire di servizi di condivisione video appositamente progettati per loro tramite account gestiti dal tutore; a questo scopo, le piattaforme dovranno fornire ai genitori strumenti di “facile utilizzo” per limitare la navigazione sul dispositivo dell’adulto a questi soli contenuti protetti, mantenendo comunque il limite massimo di esposizione a un’ora al giorno.
Per applicare le restrizioni, il Kids Act impone l’uso di strumenti di verifica dell’età ai servizi online e agli app store, chiamati ad accertare la data di nascita al momento dell’apertura di un nuovo account (mentre per gli account esistenti i fornitori dovranno stimarla tramite indicatori plausibili, come la data di creazione del profilo o i dati della carta di credito).
Tra le soluzioni disponibili figura l’applicazione per la verifica dell’età presentata nei mesi scorsi dalla Commissione Ue: un sistema che garantisce elevati standard di privacy in quanto attesta se l’utente possiede l’età richiesta senza conservare documenti d’identità né dati biometrici. Gli Stati membri saranno strettamente coinvolti nella creazione di questo ecosistema.
Le nuove norme stabiliscono requisiti vincolanti per tutti i servizi online rivolti agli under 18, compresi social media, piattaforme video, videogiochi online, compagni virtuali basati sull’intelligenza artificiale (AI companions) e chatbot.
Per impostazione predefinita (default), i profili dei minori dovranno essere privati, con geolocalizzazione, fotocamera e microfono disattivati. Sarà obbligatorio mettere a disposizione strumenti semplici per bloccare o silenziare gli utenti, gestire il tempo e personalizzare o azzerare i sistemi di raccomandazione.
La legge introduce inoltre divieti precisi su tutte le dinamiche volte a creare dipendenza, partendo dalla messa al bando dello scorrimento infinito (infinite scroll) privo di punti di interruzione, dei meccanismi di ricompensa ingannevoli e delle notifiche push notturne.
Viene inoltre previsto il blocco dei feed di raccomandazione basati sulla profilazione che trascinano i minori in “tane del coniglio” o “percorsi a spirale” (rabbit holes) verso contenuti dannosi, insieme al divieto di contatti non richiesti da parte di estranei. Infine, i compagni virtuali e le chatbot basate su IA dovranno essere disattivati di default e non potranno simulare relazioni interpersonali in modo da creare dipendenza emotiva.
Rispondendo ai giornalisti sulle modalità di applicazione, von der Leyen ha chiarito che “quando una funzionalità genera dipendenza, si tratta di un divieto netto”: le aziende “devono rimuovere quella funzionalità e, finché ciò non sarà avvenuto, non ci sarà accesso alla piattaforma per bambini e minori”.
La vera svolta normativa risiede nel cambio di responsabilità. “Per anni le piattaforme hanno negato i danni che hanno creato. Hanno cercato di evitare regole prescrittive e di stabilire regole ai propri ritmi. Stiamo cambiando le cose con il Kids Act”, ha sottolineato von der Leyen, spiegando che non spetterà più alle autorità “dover dimostrare il danno dopo che si è già verificato”, ma saranno le aziende tecnologiche a dover dimostrare preventivamente che i propri servizi sono sicuri.
Le piattaforme di dimensioni molto grandi saranno obbligate a presentare in anticipo un piano di conformità alla Commissione e a un revisore indipendente, il quale valuterà approfonditamente ogni nuovo servizio o funzionalità. Qualora la relazione del revisore evidenziasse carenze, l’esecutivo europeo potrà ordinare l’adozione di misure correttive.
Il quadro sanzionatorio si innesterà sulle strutture già previste dal Digital Services Act e dall’AI Act, introducendo procedure di applicazione accelerate per i casi di non conformità, nell’ambito delle quali la Commissione dovrà concludere le indagini entro 90 giorni. Il testo della proposta è stato ufficialmente trasmesso al Parlamento europeo e al Consiglio per l’avvio dell’iter di esame e adozione.