BERLINO - Dopo il crollo subìto in Sassonia-Anhalt, dove i nazionalisti di Alternative für Deutschland (AfD) hanno sfiorato la maggioranza assoluta, la CDU del cancelliere tedesco Friedrich Merz si prepara ad affrontare un doppio e delicatissimo appuntamento elettorale. Domenica prossima si voterà in due Land (la città-Stato di Berlino e il Meclemburgo-Pomerania Anteriore) con il partito conservatore che rischia una duplice disfatta capace di incrinare la tenuta del leader, il cui indice di gradimento è ormai precipitato al 10%.
Nonostante le promesse di Merz di rilanciare un’economia fortemente sotto pressione (non soltanto per la crisi energetica), di ricostruire forze armate all’altezza della minaccia russa e di arginare l’immigrazione illegale (da sempre punto di forza della propaganda di AfD), la destra nazionalista continua a guadagnare terreno. Dopo il 43,8% ottenuto in Sassonia-Anhalt, che ha visto la CDU sprofondare al 17%, AfD è data al 37% nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, altro Land dell’ex Germania dell’Est.
A contrastare l’avanzata della destra nella regione c’è l’SPD della popolare presidente uscente Manuela Schwesig, accreditata del 35% delle intenzioni di voto. La Ministerpräsidentin socialista auspica che la sinistra radicale di Die Linke, già sua alleata di governo, e i Verdi ottengano percentuali sufficienti a garantire una maggioranza di coalizione, evitando di dover estendere alla CDU il cosiddetto “cordone sanitario”.
I cristiano-democratici, secondo l’ultimo sondaggio INSA, si attesterebbero infatti intorno al 7%, pericolosamente vicini alla soglia di sbarramento. Un’eventuale discesa sotto il 5%, che escluderebbe la CDU dal Parlamento regionale, rappresenterebbe un rovescio storico in grado di rimettere in discussione il mandato di Merz, sia alla guida del partito sia del governo federale.
A Berlino, capitale dalla spiccata vocazione progressista, la CDU rischia di perdere la guida dell’esecutivo locale, dove governa in coalizione con l’SPD come partner di minoranza. Oltre alla crescita di AfD (salita al 18% secondo le rilevazioni Infratest-Dimap), a preoccupare i conservatori è il boom di Die Linke, volata al 21% sulla spinta della crisi abitativa (con i prezzi degli affitti alle stelle) e della mobilitazione filopalestinese.
La CDU, attestata su percentuali simili a Die Linke, sconta la forte impopolarità del sindaco-governatore uscente Kai Wegner, escluso dalle candidature dopo la gestione del grave blackout dello scorso gennaio provocato da un sabotaggio del collettivo di estrema sinistra Vulkangruppe. Wegner era finito al centro delle polemiche per non aver visitato i quartieri rimasti al buio, alcuni dei quali riconnessi alla rete solo dopo cinque giorni nel pieno dell’inverno più freddo dal 2010, e per essersi concesso una partita a tennis nelle prime ore dell’emergenza.
Al suo posto i cristiano-democratici hanno puntato su Stefan Evers, responsabile delle Finanze e promotore dei dolorosi tagli di bilancio attuati negli ultimi anni. Tuttavia, l’onda antisistema (che vede l’estrema destra e gli eredi dei comunisti raccogliere insieme il 40% nei sondaggi) non rappresenta il terreno più favorevole per la candidatura di Evers, identificato come il volto dell’austerità. SPD e Verdi, che insieme raggiungono il 28%, potrebbero infatti preferire un’alleanza con Die Linke, la cui candidata Elif Eralp, figlia di sindacalisti turchi, viene sempre più spesso accostata dai media al sindaco socialista di New York, Zohran Mamdani.
Sul piano ufficiale, all’interno del partito nessuno parla apertamente di sostituire Merz, un passo che rischierebbe di indebolire ulteriormente la formazione e favorire AfD. All’indomani dei risultati delle comunali in Bassa Sassonia, dove la CDU ha mantenuto il primato, gli otto presidenti regionali del partito si sono riuniti ribadendo in una nota congiunta che la Germania necessita di “stabilità ora più che mai” anziché di “discussioni sulle persone”: dichiarazioni che diversi osservatori e media tedeschi hanno interpretato più come una difesa d’ufficio che come un’effettiva rassicurazione.
Nel frattempo, la CSU, ramo bavarese dei conservatori, si è riunita a porte chiuse. Durante l’incontro il leader della sigla e presidente del Freistaat Bayern, Markus Söder, ha avvertito che una spaccatura interna equivarrebbe a un “rigore a porta vuota” per la destra radicale guidata da Alice Weidel. Söder ha sollecitato l’esecutivo centrale a concentrarsi sulle questioni pratiche, a partire dal contenimento dei costi energetici, ricordando che è la “stagnazione” ad alimentare i consensi di AfD.
Da parte sua, Merz ha convocato il comitato esecutivo della CDU per domenica sera, così da analizzare immediatamente l’esito delle urne. Per gestire la fase di tensione politica interna, il cancelliere ha scelto di riorganizzare i propri impegni annullando la partecipazione alla imminente Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, dove la Germania sarà rappresentata dal ministro degli Esteri, Johann Wadephul.