NEW YORK - Ogni settembre il Palazzo di Vetro di New York torna a trasformarsi nel baricentro della diplomazia mondiale per la settimana ad alto livello dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA). L’81ª sessione si aprirà con un minuto di preghiera o meditazione e con l’insediamento formale del presidente Khalilur Rahman, ministro degli Esteri del Bangladesh e diplomatico con oltre quarant’anni di esperienza. 

“L’Onu entrerà nel suo nono decennio in un momento in cui la fiducia nella nostra organizzazione viene messa alla prova su più fronti”, ha dichiarato alla vigilia Rahman, sintetizzando il clima di un appuntamento cruciale per la cooperazione multilaterale. 

Le sedute, in programma dal 22 al 28 settembre, avranno come obiettivo prioritario il ripristino della fiducia nelle istituzioni internazionali e la gestione delle trasformazioni geopolitiche, tecnologiche, economiche e ambientali. Il programma prevede incontri ad alto livello dedicati all’azione per il clima, all’innalzamento del livello del mare, alla prevenzione e contrasto delle pandemie e al diritto allo sviluppo. Contestualmente, il World Economic Forum terrà i suoi Sustainable Development Impact Meetings, riunendo esponenti della politica, del mondo imprenditoriale e della società civile. 

In questo passaggio storico, le Nazioni Unite si trovano ad affrontare tensioni geopolitiche, conflitti, pressioni sui finanziamenti allo sviluppo, rapidi stravolgimenti tecnologici e le conseguenze del riscaldamento globale. L’organizzazione stessa sta attraversando una fase di trasformazione: la UN80 Initiative, lanciata nel 2025, sta passando dalla valutazione all’attuazione di riforme mirate a riesaminare i mandati, migliorare l’efficienza e rendere più snello l’intero sistema. Sullo sfondo resta inoltre aperto il processo per la scelta del successore del segretario generale António Guterres, il cui secondo mandato scadrà il 31 dicembre di quest’anno. 

L’evento principale (e di maggiore impatto mediatico) resta il dibattito generale al via martedì 22 settembre, con i leader mondiali chiamati ad alternarsi alla tribuna per interventi di circa 15 minuti. L’elenco definitivo dei partecipanti resta soggetto a modifiche, ma tra le personalità di maggior rilievo attese figura il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che prenderà la parola nella giornata d’apertura subito dopo il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva. Tra i relatori figurano anche il primo ministro indiano Narendra Modi, il premier pakistano Shehbaz Sharif, il leader israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, l’iraniano Masoud Pezeshkian e il primo ministro britannico Andy Burnham. 

I lavori si chiuderanno il 28 settembre con un appuntamento significativo: la celebrazione del 25° anniversario della Dichiarazione e del Programma d’azione di Durban, adottati nel 2001 durante la Conferenza mondiale contro il razzismo. Definita dall’Onu come il quadro globale di riferimento per combattere discriminazioni razziali, xenofobia e forme correlate di intolleranza, la ricorrenza servirà a rinnovare il sostegno politico alla loro concreta attuazione. 

Istituita dal Capitolo IV della Carta delle Nazioni Unite firmata a San Francisco il 26 giugno 1945, l’Assemblea costituisce il principale organo decisionale dell’Onu. Le sue funzioni fondamentali comprendono il compito di “promuovere la cooperazione internazionale nei settori economico, sociale, culturale, educativo e sanitario e favorire il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione”. 

L’organismo si riunisce ordinariamente da settembre a dicembre e, all’occorrenza, anche da gennaio ad agosto. Al suo interno i rappresentanti dei Paesi membri discutono e deliberano su temi di pace e sicurezza, decidono sull’ammissione di nuovi Stati, approvano il bilancio dell’Onu, eleggono i membri non permanenti del Consiglio di sicurezza e nominano il segretario generale.