MARKDORF - C’è un libro che viaggia sui binari dell’Europa, che attende al suo posto di essere visto, raccolto, ascoltato. Lo fa nella speranza di curare la ferita invisibile di chi decide di portarlo con sé, invitandolo a raccontarsi - seppur in modo silenzioso - a condividere la propria sensibilità, a lasciarsi andare, forse, per la prima volta.

Si chiama Il libro che non vuole stare da solo ed è un progetto nato in Germania dall’idea della scrittrice italiana Ida Ilenia Macera, originaria di Sesto Campano, in Molise, e trasferitasi all’estero quasi due anni fa. Non è un libro pensato per avere un unico proprietario, né per rimanere fermo su uno scaffale: è stato concepito per viaggiare, passare da una persona all’altra e raccogliere, lungo il percorso, pensieri, emozioni e frammenti di vita di sconosciuti che decidono di affidargli qualcosa di sé.

L’idea nasce da un’esperienza personale, quella di una donna che ha scelto di lasciare la propria terra per ricominciare in un altro Paese, confrontandosi con una lingua e una cultura nuove. “Sono partita dall’Italia portando con me soprattutto le mie radici, i miei ricordi e la mia sensibilità”, racconta Macera, che continua a considerare il Molise una componente essenziale della propria identità. Il trasferimento in Germania ha rappresentato un cambiamento significativo, soprattutto sul piano della comunicazione: “È stato particolarmente difficile riuscire a esprimermi. Già in Italia facevo fatica a farlo, perché purtroppo non sempre nasciamo e cresciamo in luoghi nei quali veniamo accolti”. La difficoltà di trovare le parole per raccontare ciò che si prova si è così intrecciata con un tema che l’autrice conosce da tempo: la solitudine.

La scrittura, del resto, accompagna Macera fin dall’infanzia. “Scrivo da quando ero bambina. Era il mio modo di comunicare quello che avevo dentro”, spiega. Un’attività diventata negli anni anche una forma di sostegno nei momenti più complessi della sua vita: “La scrittura è stata, in qualche modo, una forma di salvezza”. Oggi l’autrice ha pubblicato quindici libri, tra romanzi, raccolte di poesie e opere scritte in tedesco, e continua parallelamente la sua attività sui social, dove è presente su TikTok e Instagram. La lingua tedesca, che l’ha sempre affascinata e che sta ancora studiando, è diventata anche uno spazio di sperimentazione letteraria: Macera ha infatti creato neologismi e un vero e proprio dizionario, nel tentativo di attribuire nuovi significati a esperienze e fenomeni della contemporaneità.

È in questo percorso personale e creativo che prende forma Il libro che non vuole stare da solo, il cui titolo originale tedesco è Das Buch, das nicht allein sein will. L’idea, spiega l’autrice, era quella di “creare un libro che non dovesse essere comprato soltanto per essere letto e, soprattutto, un libro che non dovesse appartenere a una sola persona”. Il volume viene quindi lasciato in luoghi pubblici, in particolare sui treni, dove può essere trovato casualmente da un viaggiatore. Chi lo raccoglie diventa per un periodo il custode del libro e della storia che esso porta con sé, prima di decidere cosa farne e, idealmente, rimetterlo in viaggio.

Il volume contiene una prima pagina dedicata all’esperienza della solitudine vissuta dall’autrice e, successivamente, una serie di domande rivolte a chi lo incontra. Non viene chiesto soltanto di leggere, ma di intervenire direttamente sulle pagine, lasciando una frase, un pensiero, un’emozione o qualcosa che nella vita quotidiana risulta difficile esprimere. “Le persone che trovano il libro devono scrivere quello che sentono, quello che magari non riescono a dire nella vita di tutti i giorni, persino alle persone che conoscono”, racconta Macera. Il libro diventa così un contenitore collettivo nel quale esperienze individuali e anonime possono convivere senza la necessità di conoscersi, incontrarsi fisicamente o esporsi pubblicamente.

La partecipazione non si esaurisce nella scrittura. All’interno del libro è presente un QR code che conduce al sito del progetto, attraverso il quale chi lo trova può segnalare il luogo del ritrovamento, condividere il proprio stato d’animo e lasciare un messaggio. L’autrice ha inoltre creato una mappa per seguire gli spostamenti del volume e ricostruire, per quanto possibile, il suo itinerario. Il progetto, nato in Germania, ha infatti oltrepassato i confini del Paese: il libro ha iniziato a muoversi anche in altri Stati europei, raggiungendo, tra le diverse tappe, anche l’Italia e la Francia.

Non esiste necessariamente una sola copia. Il progetto permette infatti di acquistare ulteriori copie del libro e di metterle a loro volta in viaggio, ampliando progressivamente il numero dei possibili percorsi e delle persone coinvolte. Chi decide di farlo può quindi trasformare il proprio acquisto in un nuovo punto di partenza, lasciando il volume in un luogo pubblico perché possa essere trovato da qualcun altro.

Il principio alla base dell’iniziativa non presuppone però che il viaggio debba necessariamente concludersi con il ritrovamento di una nuova persona disposta a rimettere il libro in circolazione. Può accadere che qualcuno lo perda o scelga di conservarlo. Per Macera, anche questa eventualità non annulla necessariamente il significato del progetto: “Vorrei che lasciasse una cicatrice viva, ma non una cicatrice che fa male. Una cicatrice nel senso di lasciare qualcosa dentro una persona”. Se chi lo ha trovato decide di tenerlo, l’auspicio dell’autrice è che ciò che ha letto possa comunque produrre una conseguenza, trasformando l’esperienza della solitudine raccontata nelle prime pagine in un’occasione per riflettere sulla propria.

Il tema dell’ascolto rimane centrale. Secondo Macera, dietro la quotidiana semplicità di un sto bene può nascondersi una condizione completamente diversa, che raramente trova lo spazio e il tempo necessari per essere raccontata. “Ci sono storie veramente difficili, storie che, se le persone venissero ascoltate un po’ di più, forse non accadrebbero”, sostiene l’autrice, individuando proprio nell’ascolto ciò che oggi sembra mancare non soltanto in Italia, ma più in generale nella società contemporanea. Il libro prova quindi a costruire uno spazio nel quale parlare non sia necessariamente legato alla presenza di un interlocutore conosciuto e nel quale la possibilità di essere letti possa diventare una forma indiretta di essere ascoltati.

Il progetto riflette, in questo senso, anche il percorso personale di Macera, che alla scrittura ha affidato da sempre ciò che non riusciva a comunicare diversamente. La sua esperienza di emigrazione aggiunge un ulteriore livello alla riflessione sulla solitudine: lasciare un luogo conosciuto significa confrontarsi con la distanza dalle proprie radici, ma anche con la necessità di costruire nuovi strumenti per entrare in relazione con gli altri. Il libro nasce proprio dall’incrocio tra queste esperienze, ma una volta messo in viaggio smette di appartenere esclusivamente alla sua ideatrice.

Macera continua intanto a scrivere. Dopo i romanzi e i libri di poesia, ai quali è particolarmente legata anche per la sua passione per Leopardi e Montale, sta lavorando a un nuovo progetto che definisce “il sogno di una vita”, nato da un desiderio che coltiva fin da bambina. Un percorso che, anche per effetto dell’ambiente nel quale oggi vive, sta prendendo una direzione diversa rispetto ai lavori precedenti: “Vivendo in questo ambiente, oggi ho un modo di pensare diverso e anche le mie emozioni sono diverse. Il luogo in cui vivi ti influenza molto”.

Intanto Il libro che non vuole stare da solo continua a spostarsi, affidando il proprio percorso non a un itinerario prestabilito, ma alle persone che scelgono di raccoglierlo, leggerlo, scriverci dentro e rimetterlo in circolazione. Per conoscere le tappe raggiunte, seguire la mappa del viaggio, lasciare una segnalazione o approfondire le modalità di partecipazione, è possibile consultare il sito ufficiale del progetto, dove vengono raccolte anche le informazioni relative alle copie e al percorso del libro.