CANBERRA – L’Australia conserva il massimo giudizio creditizio delle tre maggiori agenzie internazionali, grazie a un indebitamento ancora moderato, maggiori entrate fiscali e misure destinate a contenere alcune agevolazioni per gli investitori immobiliari.
S&P Global ha confermato la tripla A, mantenendo il Paese nel ristretto gruppo di nove economie che possiedono la valutazione più alta presso tutte le principali società di rating.
L’agenzia ha riconosciuto che il disavanzo federale salirà a 31,5 miliardi di dollari, come previsto nel bilancio di maggio, ma ha giudicato favorevolmente il rapporto tra debito pubblico e dimensioni dell’economia rispetto a quello di numerosi altri Stati sviluppati.
Secondo S&P, le modifiche fiscali e i risparmi annunciati dal governo Laburista potrebbero migliorare, seppure in misura limitata, l’andamento delle finanze pubbliche nel prossimo decennio. Le restrizioni sulle deduzioni concesse agli investitori immobiliari contribuirebbero a compensare l’aumento delle uscite per sanità, difesa, assistenza sociale e interessi.
Anche il fiscal drag, ossia il passaggio automatico dei contribuenti verso fasce d’imposta più elevate con la crescita dei redditi nominali, dovrebbe garantire maggiori entrate. A questo si aggiungono i prezzi ancora favorevoli delle materie prime esportate dall’Australia.
La conservazione della tripla A è essenziale perché consente al governo di finanziarsi a condizioni più convenienti. Gli interessi sul debito rappresentano già una delle voci in più rapido aumento e dovrebbero sfiorare i 20 miliardi di dollari nell’esercizio in corso.
Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha definito la decisione “una potente approvazione” della gestione economica dell’esecutivo. Ha richiamato il giudizio positivo di S&P sulla qualità delle istituzioni e sui parametri fiscali, sostenendo che la disciplina di bilancio sia ancora più necessaria in una fase internazionale incerta.
L’agenzia prevede tuttavia un rallentamento dell’economia nell’esercizio finanziario 2026-27, dovuto alla riduzione dei consumi delle famiglie e al permanere di tassi d’interesse elevati.
L’impatto dei nuovi dazi americani del 12,5 per cento dovrebbe essere più contenuto del previsto, poiché esportazioni importanti come carne bovina, oro e rame rimarrebbero escluse dalle tariffe.
Un altro passaggio decisivo riguarda il National Disability Insurance Scheme (NDIS), il cui costo ha raggiunto 56 miliardi di dollari. S&P ritiene indispensabile limitarne la crescita, ma avverte che le modifiche dovranno superare lo scrutinio del Senato e potrebbero trasferire parte degli oneri agli Stati, riducendo il risparmio complessivo.
Il ministro per l’NDIS Jenny McAllister ha affermato che frodi e carenze nei controlli sottraggono al bilancio 11,5 milioni di dollari al giorno. Il portavoce dell’opposizione James Paterson ha replicato che la Coalizione era pronta ad approvare le norme già sei settimane fa, in cambio di un esame più lungo della riforma fiscale.