MADRID - Il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, ha annunciato la convocazione di elezioni anticipate per il 29 novembre, precedendo di nove mesi lo scioglimento delle Cortes rispetto alla scadenza naturale della legislatura, inizialmente prevista per la metà del 2027.

La decisione è arrivata al termine di un fine settimana di ampie consultazioni con i membri del governo, i vertici di partito e le forze alleate. 

“Ho deciso di convocare questa mattina stessa un Consiglio dei ministri straordinario per sciogliere le Camere e indire elezioni legislative che si terranno domenica 29 novembre”, ha dichiarato il leader socialista, durante un intervento ufficiale pronunciato dal Palazzo della Moncloa. 

La svolta politica segue la bocciatura incassata venerdì scorso in Congresso su due decreti sull’alloggio, elaborati dall’esecutivo in risposta alla mobilitazione sociale scatenata dallo sfratto a Madrid dell’87enne Maricarmen Abascal. L’anziana – costretta a lasciare in sedia a rotelle l’appartamento in cui viveva da settant’anni, a causa dell’acquisto dello stabile da parte di un fondo d’investimento intenzionato ad aumentare il canone del 275% – è diventata il simbolo della crisi immobiliare nel Paese. 

Nonostante il governo avesse negoziato parte dei contenuti con gli indipendentisti catalani di Junts, questi ultimi si sono uniti al Partito Popolare (Pp) e a Vox per bloccare i provvedimenti.

La bocciatura parlamentare ha scatenato imponenti manifestazioni in tutta la Spagna, con decine di migliaia di cittadini in piazza e centinaia di manifestanti accampati a Puerta del Sol per chiedere riforme immediate. 

Riconoscendo che l’esecutivo ha “commesso degli errori” e non ha raggiunto tutti gli obiettivi prefissati, Sánchez ha spiegato che per “fare di più” è necessario “rinnovare e ampliare il sostegno pubblico”. Durante il suo discorso, il premier ha rivendicato i risultati economici e sociali conseguiti in otto anni di governo, citando lo sviluppo delle energie rinnovabili, l’ampliamento dei diritti e la riduzione delle disuguaglianze, ricordando anche le gravi crisi internazionali affrontate, nel corso delle quali ha “combattuto contro tiranni, tecno-oligarchi e regimi genocidi”. 

Sánchez ha poi attaccato l’opposizione formata da PP e Vox, definendola “la peggiore opposizione possibile”, per aver messo in dubbio la sua stessa legittimità, e ha lanciato un appello all’elettorato: “Per attuare a fondo le riforme in sospeso di cui abbiamo bisogno, dobbiamo mobilitarci e ottenere una maggioranza molto più ampia e progressista, grazie alla quale potremo piegare le élite, conquistar nuovi progressi sociali e continuare a trasformare la Spagna”.

Il premier ha quindi invitato i cittadini a scegliere se “aderire all’ondata di estrema destra che sta causando regressione ovunque governi” o garantire che “la Spagna rimanga un baluardo di apertura e giustizia sociale”, oltre che un “punto di riferimento globale per la pace, il femminismo e la prosperità“. 

L’annuncio giunge in un momento di fragilità per Sánchez, pressato anche dalle indagini per corruzione che coinvolgono la sua cerchia ristretta (tra cui la moglie e alcuni esponenti di partito) e dalle polemiche sulla gestione della recente crisi migratoria nell’enclave nordafricana di Ceuta. 

I sondaggi più recenti indicano il Partito Popolare in vantaggio sui socialisti, sebbene per raggiungere la maggioranza i conservatori dovrebbero allearsi con la destra di Vox. 

Dalla sede del partito, il leader dei Pp Alberto Núñez Feijóo ha accolto con favore l’indizione delle urne: “Finalmente saranno gli spagnoli a decidere. La scelta è tra la Spagna che sconfigge Sánchez e ciò che rappresenta: tra corruzione e decenza, tra difficoltà e prosperità“. Sui canali social, i Popolari hanno rilanciato con un secco “Finalmente”, accompagnato da un video promozionale sulle note dell’Inno alla Gioia di Beethoven con il messaggio: “Faremo giustizia, recupereremo tempo, denaro e speranza e ricostruiremo il nostro Paese”. 

Con la decisione di Sánchez, adottata sotto la sua “responsabilità esclusiva” ai sensi dell’articolo 115 della Costituzione, si mette in moto la macchina procedurale, che scandirà le prossime settimane secondo le norme della Legge organica sul regime elettorale generale.  

Dopo la deliberazione del Consiglio dei ministri, lo scioglimento formale di Congresso e Senato e l’indizione delle elezioni vengono decretati dal re, con l’atto che diventa ufficiale mediante la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il giorno successivo all’annuncio. Poiché la legge stabilisce che le votazioni debbano svolgersi esattamente 54 giorni dopo la pubblicazione del regio decreto, la data fissata per domenica 29 novembre presuppone la pubblicazione ufficiale per il giorno seguente all’annuncio.  

Con l’entrata in vigore del provvedimento, le Commissioni permanenti di Camera e Senato assumono poteri limitati, tra cui la ratifica di decreti-legge d’urgenza, per evitare vuoti istituzionali fino all’insediamento dei nuovi parlamentari. I rappresentanti delle forze politiche dovranno quindi depositare le liste dei candidati presso la Commissione elettorale provinciale tra il 15° e il 20° giorno successivo alla convocazione, ossia tra il 21 e il 26 ottobre.  

La campagna elettorale formale, della durata di 15 giorni, prenderà il via alla mezzanotte di venerdì 13 novembre per concludersi alla mezzanotte di venerdì 27 novembre, lasciando spazio sabato 28 novembre alla giornata di riflessione in cui è vietata la propaganda. Infine, il nuovo Congresso e il Senato dovranno insediarsi ed essere formalmente costituiti entro 25 giorni dallo scrutinio, fissando il termine ultimo per la prima riunione dei parlamentari eletti entro la Vigilia di Natale, il 24 dicembre.