KIEV - Le prossime settimane si preannunciano decisive per gli equilibri della guerra in Ucraina, mentre le forze russe proseguono un’intensa offensiva aerea su più fronti. Tra sirene d’allarme e boati, il cancelliere tedesco Friedrich Merz è giunto a Kiev per una visita a sorpresa volta a confermare un pacchetto di aiuti militari di grande portata. Ad accompagnarlo, una delegazione con la ministra dell’Economia Katharina Reiche e i rappresentanti di una dozzina di aziende dei settori dell’energia e degli armamenti.  

Il capo del governo tedesco ha iniziato la missione rendendo omaggio ai caduti ucraini e intervenendo nei pressi dell’Accademia delle Scienze, gravemente danneggiata da un raid a pochi metri dall’ambasciata tedesca. Da lì ha lanciato un appello diretto al Cremlino: “Signor Putin, fermi questa guerra senza senso. Siamo pronti a parlare della fine della guerra, ma questi attacchi barbari contro l’Ucraina devono cessare”, aggiungendo che “possiamo parlare, ma prima tacciano le armi”.  

Merz ha poi ribadito il valore strategico del sostegno a Kiev: “Se non si ferma la Russia, la sua macchina da guerra si rivolgerà prima o poi contro di noi (...) L’Ucraina si trova davanti a settimane decisive. Per questo motivo sono oggi partito per Kiev con il messaggio: Potete contare su di noi. Anche la sicurezza della Germania dipende dall’esito di questa guerra. Per questo motivo aiutiamo anche per interesse nostro proprio”. 

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha espresso profonda gratitudine per la solidarietà mostrata, sottolineando: “È importante che, in questo momento difficile, la Germania sia al nostro fianco, nel sostegno e nel ricordo”. Durante la conferenza stampa congiunta, il leader ucraino ha lanciato un monito agli alleati: “Quando qualcuno propone un’alternativa all’aiuto all’Ucraina, ce n’è una sola: non aiutare. Qual è l’alternativa? Non aiutarci. Se l’alternativa è non sostenere l’Ucraina, significa che l’Ucraina resta sola. Se non avessimo ricevuto l’aiuto dai nostri alleati, saremmo caduti e la Russia ora sarebbe più vicina ai vostri confini. La minaccia sarebbe semplicemente più vicina a voi. Ora, con l’Ucraina in una posizione forte, i droni stanno comunque già raggiungendo molti paesi europei. Putin diventerebbe semplicemente più spregiudicato se noi non ci foste. Quindi, quando qualcuno dice che c’è un’alternativa all’aiuto a Kiev, semplicemente non vuole assumersi la responsabilità di un esito terribile”. 

Sui cieli ucraini la pressione resta fortissima. Nelle ultime ore, le forze di difesa aerea di Kiev hanno dichiarato di aver neutralizzato 172 dei 205 droni d’attacco impiegati dalle truppe russe (tra cui droni a reazione Shahed, Gerbera, Parody e i nuovi Banderol/Dan-T) lanciati da diverse direzioni come Orel, Kursk, Shatalovo, Millerovo, Primorsko-Akhtarsk, Donetsk e Gvardiyske. Nonostante l’intervento dei sistemi d’intercettazione e delle unità di guerra elettronica, sono stati registrati impatti in 13 punti e cadute di detriti in altre tre aree. 

Gli attacchi hanno colpito duramente diverse regioni. Nel distretto industriale di Kharkiv, un doppio attacco missilistico condotto con munizioni a reazione a lungo raggio Banderol (ordigni ad alta velocità e manovrabilità a bassa quota) ha causato un morto e sei feriti; il sindaco Ihor Terekhov ha confermato l’incendio di un edificio amministrativo e di diversi veicoli, oltre al danneggiamento di almeno dieci condomini.  

Nella regione di Poltava, un drone ha colpito un impianto energetico lasciando 22.000 utenti senza elettricità, a due giorni da un analogo raid che aveva isolato 6.000 utenze nel distretto di Lubny. Il governatore dell’oblast, Vitalii Diakyvnych, ha confermato l’intervento dei tecnici di Poltavaoblenergo per il ripristino della rete in un’area strategica per la produzione di gas già colpita a marzo presso i siti Naftogaz. A Kiev, infine, un’incursione condotta durante la visita del cancelliere tedesco ha danneggiato il ponte Pivnichnyi, con il sindaco Vitali Klitschko che ha confermato la mobilitazione dei soccorsi sulla carreggiata. 

Commentando la strategia di Mosca, Zelensky ha dichiarato: “La Russia non deve vincere. I droni Shahed, i missili e la guerra non devono vincere. Ora stanno colpendo i ponti. Pensano davvero che non risponderemo? Sono sinceramente sconcertato da questo desiderio bestiale di provocare un’escalation ogni singolo giorno. Putin punta sull’escalation costante, la vuole a tutti i costi. Penso che Mosca punterà sempre più su attacchi di qualità e non di quantità, riducendo la proporzione di Shahed convenzionali e aumentando il più possibile la percentuale di quelli più moderni”.  

Secondo le informazioni dell’intelligence ucraina, la Russia disporrebbe ancora di circa 700 missili balistici (con una capacità produttiva stimata tra 130 e 140 unità al mese) e diverse migliaia di altri missili. 

Da parte sua, il Ministero della Difesa russo ha annunciato in una nota un’ulteriore intensificazione degli attacchi contro siti militari, industriali e infrastrutture a Kiev e in altre regioni, indicando la misura come ritorsione alle dichiarazioni di Zelensky circa l’aumento dei raid ucraini contro le raffinerie russe. 

Sul piano della diplomazia, “gli Stati Uniti sono attualmente in contatto con l’Ucraina e la Russia e propongono di organizzare, in una forma o nell’altra, un incontro a livello tecnico, in formato trilaterale, entro la fine di ottobre”, ha annunciato Zelensky, confermando la disponibilità di Kiev a svolgere i colloqui negli Emirati Arabi Uniti o in un’altra sede indicata dagli Usa. 

Le posizioni di partenza rimangono tuttavia distanti. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha ribadito una linea di totale intransigenza sullo stato dei territori annessi: “Il Donetsk fa parte della Federazione russa, non c’è nulla di cui discutere”. Peskov ha aggiunto che la Russia preferirebbe una soluzione pacifica, ma che in assenza di accordi “combatteremo, e combatteremo con tutte le nostre forze. Anche solo mezzo punto percentuale, anche solo un centesimo di punto percentuale. Questa è la Federazione Russa (...) E coloro che ritengono possibile ordire piani per infliggere un colpo decisivo alla Russia ne pagheranno il prezzo, lo stesso prezzo che sta pagando attualmente l’Ucraina”. 

A complicare il quadro geopolitico si inseriscono infine i moniti riguardanti il dominio spaziale. Il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitri Medvedev, ha minacciato ritorsioni nei confronti della costellazione satellitare Starlink qualora venisse bloccata la rete di comunicazione russa Rassvet, avvertendo che “i satelliti Starlink si schianterebbero a terra come giocattoli da un albero di Natale secco. Lo spazio è molto affollato. Dobbiamo dimostrare cortesia reciproca”.