BRASILIA – Sarà il ballottaggio del 25 ottobre a decidere il prossimo presidente del Brasile. Flávio Bolsonaro ha chiuso in testa il primo turno delle elezioni, precedendo il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, senza però raggiungere la maggioranza assoluta necessaria per una vittoria immediata. Con circa il 99% dei voti scrutinati, il senatore di destra era appena sopra al 47%, contro il quasi 45% del leader del Partito dei lavoratori.
Il risultato ha ridisegnato una corsa che, alla vigilia, diversi sondaggi indicavano estremamente equilibrata e spesso con Lula leggermente avanti. Ora i due candidati avranno tre settimane per cercare di conquistare gli elettori rimasti senza un rappresentante dopo l’eliminazione degli altri aspiranti alla presidenza.
Flávio Bolsonaro, 45 anni, è il figlio maggiore dell’ex presidente Jair Bolsonaro, condannato per il tentativo di golpe seguito alla sconfitta elettorale del 2022 e impossibilitato a ricandidarsi. L’ex capo dello Stato ha sostenuto apertamente la candidatura del figlio, che durante la campagna ha promesso di intervenire a favore del padre e dei sostenitori coinvolti negli assalti dell’8 gennaio 2023 contro le istituzioni brasiliane.
Il voto ha confermato la profonda polarizzazione che da anni attraversa il Brasile. Lula, 80 anni, cerca un quarto mandato presidenziale dopo le vittorie del 2002, 2006 e 2022. Quattro anni fa aveva battuto Jair Bolsonaro per meno di due punti percentuali, nel confronto presidenziale più serrato della storia recente del Paese.
Durante la campagna, il presidente uscente ha presentato la scelta elettorale come una difesa della democrazia, insistendo anche sul tema della sovranità nazionale. Flávio Bolsonaro ha invece puntato soprattutto su sicurezza, criminalità, economia e critica alla gestione del governo.
Restano marcate anche le differenze geografiche e sociali tra i rispettivi elettorati. Lula continua a raccogliere maggiore consenso nel Nord-est, tra gli elettori a basso reddito e tra le donne, mentre Bolsonaro trova un sostegno più forte nel Sud del Paese, tra i ceti più abbienti e nell’elettorato evangelico.
La campagna elettorale ha messo al centro anche i rapporti con gli Stati Uniti, con Lula che ha più volte accusato Washington di interferire nel processo politico brasiliano. A luglio, Brasilia aveva negato il visto a due funzionari statunitensi che, secondo il governo brasiliano, intendevano mettere in discussione l’affidabilità del sistema elettorale; il Dipartimento di Stato americano aveva risposto alle accuse definendole “infondate”.
Viceversa, Flávio Bolsonaro ha costruito un rapporto stretto con l’amministrazione Trump. Nei mesi scorsi aveva sollecitato Washington a classificare le due principali organizzazioni criminali brasiliane, Primeiro Comando da Capital e Comando Vermelho, come gruppi terroristici, misura successivamente adottata dagli Stati Uniti e contestata dal governo Lula.
La forza politica della famiglia Bolsonaro è emersa anche nelle altre consultazioni di domenica: Michelle Bolsonaro, moglie dell’ex presidente, è stata eletta al Senato per il Distretto Federale.
Il 25 ottobre gli elettori torneranno quindi alle urne per scegliere tra due progetti politici profondamente diversi. Il risultato stabilirà non soltanto chi guiderà la maggiore economia dell’America Latina, ma anche la direzione dei rapporti di Brasilia con Washington e il peso internazionale del Paese nei prossimi anni.